A 100 anni dal voto alle donne negli Stati Uniti

di • 12 Settembre 2020

... Poiché le donne e le ragazze continuano a essere pagate meno, maltrattate, sfruttate e trattate ingiustamente dai tribunali e dai datori di lavoro ...

Originale su
bahaiteachings.org

“Noi teniamo per certo che queste verità siano di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono creati eguali”. In questa frase, all’inizio della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, la parola chiave è “uomini”. Non si tratta di un errore di battitura o un di termine generico. Le leggi negli Stati Uniti sono state originariamente scritte a beneficio dei ricchi uomini bianchi, e questo includeva anche il diritto di voto.

Trascorsero 144 anni, pieni di proteste, marce e campagne, prima che ad alcune donne fosse finalmente concesso lo stesso diritto e che fossero legalmente rappresentate e ascoltate grazie alla ratifica del diciannovesimo emendamento il 18 agosto 1920. Dal 1973, gli Stati Uniti celebrano la Giornata dell’Uguaglianza delle Donne, il 26 agosto. Si commemora il giorno in cui nel 1920 fu firmata la proclamazione ufficiale che concedeva alle donne americane il diritto costituzionale di voto.

Come disse ‘Abdu’l-Bahá, figlio di Bahá’u’lláh, profeta e fondatore della Fede bahá’í, in un discorso tenuto a una riunione per il suffragio femminile a New York nel 1912:

Il più importante problema del giorno è la pace e l’arbitrato internazionale e non può esservi pace universale senza suffragio universale. (‘Abdu’l-BaháLa promulgazione della pace universale, 148)

Il suffragio universale, il diritto di voto alle elezioni politiche, tuttavia, non era per tutte le donne. Il diciannovesimo emendamento diede specificamente solo alle donne bianche il diritto di voto negli Stati Uniti. Le tasse elettorali, i test di alfabetizzazione, i diritti acquisiti e il terrorismo alle urne impedirono, negli anni ’60, alle donne non bianche di votare. Attivisti come John Lewis e Fannie Lou Hamer, una donna afroamericana che iniziò la sua militanza nella regione del Mississippi nel 1961, sono stati minacciati, molestati, aggrediti e colpiti dai suprematisti bianchi e dagli agenti di polizia mentre cercavano di registrarsi per esercitare il loro diritto di voto. I nativi americani non hanno avuto il diritto di voto in tutti gli stati fino al 1962.

Ma negli Stati Uniti, anche per le donne bianche raggiungere il diritto di voto è stato un processo lungo e difficile. Nel 1848, trecento persone si incontrarono in una cappella a Seneca Falls, New York, per la prima Convenzione sui Diritti delle Donne. Elizabeth Caty Stanton, una delle organizzatrici, lanciò una chiamata alle armi chiedendo uguaglianza per tutte le donne. Questo documento è stato chiamato la Dichiarazione dei Sentimenti. Il documento inizia elencando diciannove abusi che distruggono l’autostima, la fiducia in se stesse e il rispetto di sé delle donne. Stanton scrisse che questi abusi portano le donne a rassegnarsi a una vita di dipendenza dal marito.

“Siamo riunite per protestare contro una forma di governo che esiste senza il consenso di coloro che sono governati, per dichiarare il nostro diritto di essere libere come sono liberi gli uomini, per essere rappresentate dal governo al quale paghiamo le tasse per avere leggi così vergognose da dare agli uomini il potere di punire e imprigionare la propria moglie, di appropriarsi del salario che guadagna, delle proprietà che eredita e, in caso di separazione, anche dei figli”, scrisse Stanton.

Per la verità, gli scritti bahá’í proclamano espressamente l’uguaglianza dei sessi. ‘Abdu’l-Bahá, in un discorso nel 1912, dichiarò:

Le donne non sono progredite e non sono divenute efficienti, perché avevano bisogno di pari educazione e opportunità. Se fosse stata loro concessa questa parità, indubbiamente sarebbero state la controparte dell’uomo per abilità e capacità. Il mondo umano conseguirà la felicità quando le donne e gli uomini saranno coordinati e avanzeranno di pari passo, perché l’una è complemento e compagna dell’altro. (Ibid., pag. 200)

La promulgazione della pace universale, una raccolta di discorsi tenuti da ‘Abdu’l-Bahá nel 1912, otto anni prima dell’istituzione del suffragio universale, affronta questi temi e spiega come sono nate le idee sull’inferiorità della donna:

Si reputava preferibile che non sapessero leggere o scrivere, sì che non fossero informate dei fatti del mondo. Si pensava che fossero state create per allevare i figli e per accudire ai doveri domestici. Seguire corsi di istruzione era reputato per loro contrario alla castità. Quindi le donne erano prigioniere del focolare domestico. Le case non avevano neppure finestre aperte sul mondo esterno. (Ibid., pag. 182)

‘Abdu’l-Bahá ha inoltre spiegato come gli insegnamenti bahá’í hanno elevato lo status delle donne. Egli ha dichiarato:

Bahá’u’lláh distrusse queste idee e proclamò la parità fra uomini e donne. Egli fece delle donne persone rispettate, ordinando che venissero educate, che non vi fosse differenza nell’educazione dei due sessi e che uomini e donne condividessero i medesimi diritti. A giudizio di Dio non v’è distinzione di sesso. Colui che ha pensieri puri, educazione superiore, che compie conquiste scientifiche più importanti, azioni filantropiche più grandi, sia egli uomo o donna, bianco o di colore, quello è qualificato a tutti i diritti e al pieno riconoscimento. Non v’è differenza alcuna. (Ibid., pag. 182)

Sono passati cent’anni dall’adozione del diciannovesimo emendamento, ma non abbiamo ancora raggiunto la piena parità tra i sessi. Ad esempio, nel 2020, sono solo trentasette le donne che gestiscono aziende Fortune 500, e solo tre di loro sono donne di colore, e le donne hanno ancora meno della metà del patrimonio netto degli uomini. Inoltre, le donne detengono solo il 25% dei posti di lavoro nella Silicon Valley e le aziende gestite da donne ricevono solo il 2% dei finanziamenti. Secondo l’Institute for Women’s Policy Research, ci vorranno centotrentanove anni per colmare il divario retributivo tra uomini e donne negli Stati Uniti e un totale di duecentocinquantasette anni per colmare il divario retributivo globale, secondo il World Economic Forum.

Inoltre le donne che scelgono di avere figli devono spesso scegliere tra avere un reddito o riprendersi dal parto. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, gli Stati Uniti sono l’unico paese su 41 nazioni che, a partire dal 2018, non impone congedi retribuiti per i genitori. I dati dell’American Economic Association mostrano anche che, più a lungo le donne sono assenti in congedo di maternità non retribuito, meno è probabile che siano promosse, ricevano un aumento o abbiano opportunità di ricoprire ruoli gestionali.
Quindi, il voto è solo l’inizio.

Purtroppo, secondo il Brennan Center for Justice, dal 2010, venticinque stati hanno emanato leggi restrittive sul voto, riportando essenzialmente indietro le lancette del tempo. I nostri voti devono essere usati per la giustizia, ma per le donne, la giustizia e la pari rappresentanza sono spesso lente. Un numero record di donne è stato eletto nel 116° Congresso nel 2018, ma la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti è ancora solo per il 24% composta da donne e il Senato degli Stati Uniti lo è solo per il 25%.

I bahá’i credono che sia fondamentale per le donne avere posizioni di leadership, soprattutto nel diritto e nella politica, per riuscire a realizzare la pace nel mondo. ‘Abdu’l-Bahá ha affermato che:

…quando le donne parteciperanno completamente e alla pari alle transazioni del mondo, quando entreranno fiduciose e capaci nella grande arena della legge e della politica, la guerra cesserà, perché le donne le saranno d’ostacolo e d’impedimento. Questo è vero e indubbio. (Ibid., pag. 148)

Abbiamo fatto molta strada, ma c’è ancora tanto da fare perché le donne continuano a dover dare prova di sé. Cento anni fa, quando il trentaseiesimo stato, il Tennessee, ratificò il diciannovesimo emendamento, avevamo bisogno di un uomo per sostenerlo. Quell’uomo era Harry Burn, un legislatore che aveva deciso di votare contro l’emendamento. Cambiò idea in seguito alle pressioni di sua madre. Un uomo si era messo tra le donne e il diritto di voto. Quando verrà il giorno in cui non avremo più bisogno di un uomo per convalidare il punto di vista di una donna?

Mentre celebriamo il centesimo anniversario dell’adozione del diciannovesimo emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti, un intero secolo durante il quale le donne hanno avuto il diritto di voto, dobbiamo ricordare quanto sia stato duramente conquistato questo privilegio. Poiché le donne e le ragazze continuano a essere pagate meno, maltrattate, sfruttate e trattate ingiustamente dai tribunali e dai datori di lavoro, continuiamo ad alzare la nostra voce e a perseguire l’uguaglianza. Lo dobbiamo fare se vogliamo ottenere vera giustizia per tutti.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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