Paternità, ridefinire cosa significa essere un uomo

di • 18 Luglio 2020

... Ho amici che sono stati ugualmente scoraggiati dalle loro mogli e ho conosciuto uomini a cui non venivano affidati neppure i loro figli per mancanza di fiducia ...

Originale su
bahaiteachings.org

Quando ero in Oregon ricordo di essere uscito con un amico che avevo incontrato di recente e che aveva circa 10 anni più di me. Ci eravamo incontrati diverse volte agli eventi della comunità dove partecipavano intere famiglie. Un giorno accennò al fatto di avere figli. Rimasi sorpreso ma in effetti c’erano sempre bambini che correvano in giro! Semplicemente non li avevo considerati.

Da giovane, prima di sposarmi, i bambini erano invisibili per me. Semplicemente non prestavo loro attenzione. Francamente la mia idea di paternità è sempre stata molto astratta. Pensavo cose del tipo: “Voglio avere due figli, magari una femmina e un maschio”, ma questo è tutto ciò che ricordo di aver pensato sui bambini prima di diventare padre.

Inutile dire che non ero preparato per la paternità. Mi fidavo del fatto che mia moglie sarebbe stata in grado di gestire i nostri figli. Non solo aveva più esperienza nella cura dei bambini, di solito infatti le ragazze sono incoraggiate a esplorare questi aspetti della vita e hanno molte opportunità di sviluppare l’abilità di prendersi cura degli altri, in particolare i bambini, ma lei aveva anche lavorato in un asilo nido che di fatto è un centro di addestramento per genitori!

Durante il mio primo giorno da padre, ho preso in braccio una neonata, la mia neonata, per la prima volta, mentre i dottori combattevano per mantenere in vita sua madre a causa di complicazioni durante il parto. Mi sono reso conto che forse sarei rimasto solo al mondo con quella neonata. Mi guardava e tirava fuori la lingua e io pensavo a quanto ero impreparato a prendermi cura di lei.

Bisognava cambiarla e io ero più che pronto a guardare e imparare dall’infermiera ma l’infermiera mi disse che dovevo farlo io. È così che ho cambiato il mio primo pannolino.

In seguito mi sono reso conto che l’esperienza degli altri uomini di solito è molto diversa. Quando un mio amico in ospedale ha cambiato il pannolino del figlio appena nato, l’infermiera si è girata verso di lui e gli ha detto con rabbia: “Hai sbagliato tutto!” e stizzita ha rifatto tutto da capo. Tale rinforzo negativo era un avvertimento di rimanere entro i suoi ranghi e di non trasgredire rispetto a ciò che la società dice che uomini e donne devono fare.

Ho amici che sono stati ugualmente scoraggiati dalle loro mogli e ho conosciuto uomini a cui non venivano affidati neppure i loro figli per mancanza di fiducia. Anche dopo aver trascorso diversi mesi a prendermi cura di mia figlia, mentre mia moglie andava a scuola, le donne più anziane si rivolgevano a me con la convinzione che non sapessi quello che stavo facendo. Talvolta insinuavano che avrei prima o poi cercato di liberarmi delle mie responsabilità perché ero un uomo. Immagino che questo probabilmente fosse la conseguenza della loro esperienza di vita. Non avevano avuto un marito o un padre coinvolti nell’educazione dei figli e quindi le loro aspettative erano scarse.

Il sessismo ha ovviamente limitato le donne impedendo loro di raggiungere molte mete materiali come la pari educazione, la parità di retribuzione, voce in capitolo negli affari della società e molto altro. Ma ha anche privato gli uomini delle abilità spirituali umane di base, come l’essere in grado di prendersi cura di qualcun altro, di cambiargli un pannolino, di lavarlo, di spazzolargli i denti o altro. Mentre alle donne sono state insegnate lezioni di distacco e cura degli altri, gli uomini sono stati spesso cresciuti per essere egoisti. Opprimiamo le donne ma, in alcuni degli aspetti più importanti della vita, ci hanno superato.

Gli scritti bahá’í spiegano come la disuguaglianza di genere non ha solo oppresso le donne, ma ha anche impedito agli uomini di raggiungere il loro potenziale spirituale:

Le donne hanno sulla terra gli stessi diritti degli uomini. Nella religione e nella società umana esse sono un importantissimo elemento. Finché si impedirà alle donne di conseguire le loro massime possibilità, l’uomo non potrà conseguire la grandezza che potrebbe esser sua. (‘Abdu’l-BaháSaggezza 144)

Anche se sono cresciuto in una famiglia amante della pace, che credeva nell’unicità del genere umano e promuoveva l’uguaglianza dei sessi, sono cresciuto pensando che fosse importante sapere come difendermi fisicamente dagli altri ragazzi. Credo che anche oggi il mondo cresca gli uomini per andare in guerra e non per prendersi cura degli altri. Purtroppo oggi l’educazione maschile raramente prepara gli uomini a quello che spesso è il loro ruolo più importante: essere un buon padre e buon marito.

Come ha detto ‘Abdu’l-Bahá, figlio di Bahá’u’lláh, profeta e fondatore della Fede bahá’í:

In passato il mondo è stato governato con la forza; l’uomo ha dominato la donna… ma la bilancia comincia a spostarsi; la forza va perdendo il suo dominio e la sveltezza mentale, l’intuizione e le qualità spirituali dell’amore e dell’abnegazione, che sono le forti doti della donna, vanno affermandosi. Così l’èra nuova sarà un’èra meno mascolina e maggiormente imbevuta di ideali femminili; per dire più esattamente, sarà un’èra in cui gli elementi maschili e femminili della civiltà saranno equamente bilanciati. (‘Abdu’l-Bahá citato da John E. Esslemont in Bahá’u’lláh e la nuova Era, pagg. 380, 381)

Sono fortunato. Ho una moglie intelligente che, anziché scoraggiarmi, è stata disposta ad aiutarmi a essere un buon padre. L’infermiera dell’ospedale è stata altrettanto incoraggiante, da quel primo pannolino fino al compito, ancora più spaventoso, di fare il primo bagno alla mia neonata.

La mia vita a quel punto è cambiata completamente. Mentre prima si trattava di godersi la reciproca compagnia e la nuova vita di coppia sposata, adesso l’attenzione era tutta per questa bambina. Una bambina capricciosa, difficile da far addormentare o da far smettere di piangere. È stata un’esperienza estenuante che ha assorbito completamente i nostri pensieri.

Ma la magia della paternità era vedere quella luce in mia figlia, vederla che sorrideva o che si muoveva. Guardando i video che abbiamo girato in quei momenti, mi fa impressione pensare a quanto ci entusiasmava ogni piccolo movimento o espressione che faceva. Da neogenitori c’erano molte cose che non sapevamo come fare. Stavamo ancora imparando e cercavamo di tenere il passo, ma la felicità era totale.

Dieci anni più tardi, dopo essere andati a trovare la cugina di mia moglie e aver passato del tempo con il suo adorabile bambino di nove mesi, i ricordi della nostra primogenita diventarono una sensazione così forte che convinsi mia moglie ad avere un secondo figlio. L’impulso di rivivere quei ricordi ci ha portato un’altra bimba stupenda le cui espressioni da neonata hanno cambiato perfino il nostro modo di parlare perché (con suo grande fastidio, oggi, dieci anni dopo) le ripeto ancora costantemente. Sono passato dall’essere una persona che non notava i bambini a una che desidera averli.

Ora ho visto il mondo com’è realmente. Lo scopo della società è di crescere i bambini. A volte sento persone lamentarsi quando i bambini fanno rumore sull’autobus o sull’aereo. Dicono: “Dì a tuo figlio di stare zitto!” Molti sono assolutamente intolleranti nei confronti dei bambini e pensano che sia loro diritto esserlo.

Ora questo io lo vedo come una forma di discriminazione della società contro i più piccoli, il che mostra la nostra incapacità di comprendere quello che è il vero scopo della società: costruire una nuova civiltà. Essere un padre mi ha insegnato che il mondo non è lì solo per me, perché io possa fare le mie cose e godermi la vita senza considerazione per il resto del mondo. Mi ha insegnato, ora due volte, che per i ragazzi è meglio se si danno loro opportunità per imparare a prendersi cura degli altri. Ho dovuto imparare queste lezioni al volo, ma ho anche avuto la fortuna di essere stato in grado di trovare la mia strada, nonostante il tempo perso.

Immagino un futuro in cui i ragazzi possano sviluppare queste abilità fin da giovanissimi e possano imparare a mostrare amore servendo i loro amici, le loro mogli, i loro figli e, in definitiva, la società nel suo insieme. Quindi, anziché essere completamente presi dall’attenzione per il nostro benessere, brilleremo splendidamente servendo gli altri. Possiamo diventare l’incarnazione delle parole di Bahá’u’lláh:

Tu sei come una spada di tempra finissima celata nel buio della sua guaina, il cui pregio è ignoto all’artefice. Epperciò, svincolati dalla guaìna dell’egoismo e del desiderio, affinché il tuo valore si faccia risplendente e manifesto a tutto il mondo. (Bahá’u’lláhParole Celate, Persiano, n.72)

Auguro a tutti gli uomini che la vostra esperienza di padri possa aiutarvi anche ad imparare a servire gli altri.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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