Dovremmo forse bandire i miliardari?

di • 11 Luglio 2020

... Questa visione di un futuro più spirituale prevede l’eliminazione degli estremi di ricchezza e povertà attraverso gli effetti combinati della filantropia e della politica ...

Originale su
bahaiteachings.org

Quinta parte della serie:

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Gli storici non concordano su questo punto ma nel 1916 forse John D. Rockefeller o forse Henry Ford, divennero il primo miliardario del mondo. Oggi il mondo ha 2.604 miliardari che possiedono una ricchezza totale di 8,7 trilioni di dollari americani.

Nel 2017 Oxfam ha dichiarato che gli otto miliardari più ricchi del mondo possiedono la stessa ricchezza della metà più povera della razza umana.

Se i loro redditi continueranno a salire, alcuni di quegli ultramiliardari sono ora sulla buona strada per diventare i primi triliardari del mondo.

Recentemente, tra la gente normale e i politici, in molti si sono posti la domanda se sia necessario vietare l’accumulo di ricchezze di tale entità.

Le nazioni del mondo dovrebbero forse rendere impossibile o illegale per un individuo accumulare tali eccessi di ricchezza? Dovremmo forse adottare politiche economiche e fiscali che reindirizzino alcune di quelle enormi ricchezze individuali a beneficio generale dei popoli del mondo? In generale, cosa dovrebbe fare l’umanità in merito alla crescente disparità tra ricchi e poveri?

Gli insegnamenti bahá’í rispondono a queste domande con questi principi fondamentali:

La ricchezza è assai lodevole, purché sia ricca l’intera popolazione. Ma se pochi possiedono patrimoni esorbitanti, mentre gli altri sono poveri, e da quella ricchezza non vengono né frutti né benefici, allora essa è solo uno svantaggio per chi la detiene. (‘Abdu’l-BaháIl segreto della civiltà divina 18)

Non deve esistere un finanziere con ricchezze colossali mentre accanto a lui si trova un povero nel peggiore bisogno. Quando vediamo che si permette che la povertà raggiunga le condizioni dell’estrema inedia, possiamo esser certi che da qualche parte esiste la tirannia. L’umanità deve impegnarsi per risolvere questo problema e non indugiare oltre a cambiare le condizioni che impongono a gran parte della popolazione le sofferenze di una logorante miseria. (‘Abdu’l-BaháSaggezza 167)

Buon Dio! È possibile che, vedendo una creatura, un suo simile, affamato, privo di tutto, un uomo possa riposare e vivere comodamente nella sua lussuosa dimora? Chi incontri un altro nella più grande miseria, può godere della propria fortuna? Ecco perché, nella religione di Dio, è prescritto e stabilito che gli uomini ricchi ogni anno cedano una certa parte della loro fortuna per il mantenimento dei poveri e degli sfortunati. Questo è il fondamento della religione di Dio e il più essenziale dei comandamenti. (‘Abdu’l-Bahá, Bahá’í World Faith, traduzione personale)

In questo senso, gli insegnamenti bahá’í prescrivono due rimedi paralleli per la proliferazione di enormi patrimoni: un crescente amore per l’umanità da parte dei ricchi, con conseguente aumento delle donazioni volontarie ai poveri, e l’adozione di politiche fiscali progressive in modo tale che tali enormi accumulazioni di ricchezza non siano più possibili.

Abdu’l-Baha ha sottolineato che:

…gli Insegnamenti di Bahá’u’lláh auspicano la divisione volontaria dei beni e questa è cosa più grande del livellamento delle ricchezze, perché il livellamento dev’essere imposto dall’esterno, mentre la divisione dei beni è una libera scelta.

L’uomo raggiunge la perfezione per mezzo di buone azioni liberamente compiute, non per mezzo di buone azioni che è stato costretto a compiere. E la divisione dei beni è una giusta azione di libera scelta personale: cioè, i ricchi devono porgere aiuto ai poveri, spendere le loro sostanze per i poveri, ma liberamente e non perché i poveri l’hanno ottenuto con la forza: dalla forza hanno origine la confusione e la rovina dell’ordine sociale. D’altra parte la divisione dei beni e la libera erogazione delle proprie sostanze apportano benessere e pace nella società, illuminano il mondo, conferiscono onore al genere umano. (‘Abdu’l-BaháAntologia pagg. 113, 114)

Gli insegnamenti bahá’í, tuttavia, promuovono anche un equilibrio tra filantropia volontaria e politica governativa che sia efficace nell’abolire la povertà estrema:

Uno dei più importanti principi fra gli Insegnamenti di Bahá’u’lláh è il diritto di ogni essere umano al pane quotidiano col quale sussiste, ovvero la parificazione dei mezzi di sussistenza.
La sistemazione delle condizioni dei popoli dev’essere tale che la povertà scompaia, che ognuno abbia, secondo il proprio rango e la propria posizione, un proprio agio e un proprio benessere, quanto più è possibile.
Da un canto vediamo fra noi uomini sovraccarichi di ricchezze e, dall’altro, sventurati che soffrono la fame perché non hanno nulla, persone che hanno imponenti palazzi e altri che non sanno dove posare il capo. Vediamo alcuni che consumano molte portate di cibo costoso e appetitoso, mentre altri a mala pena hanno un tozzo di pane per rimanere in vita. Mentre alcuni indossano velluti, pellicce e lini scelti, altri hanno indumenti poveri e leggeri, insufficienti a proteggerli dal freddo.
Questo stato di cose è sbagliato e deve essere rimediato. Il rimedio però deve essere applicato con molta perizia. (‘Abdu’l-BaháSaggezza, pagg. 164, 165)

Questa visione di un futuro più spirituale prevede l’eliminazione degli estremi di ricchezza e povertà attraverso gli effetti combinati della filantropia e della politica:

Bahá’u’lláh ha esposto principi guida e insegnamenti per la riorganizzazione economica. Egli ha rivelato alcune regole che assicurano il benessere della confederazione. Come i ricchi si godono la vita circondati da agi e da lussi, così anche i poveri devono avere una casa e disporre del sostentamento e delle comodità adeguati ai loro bisogni. Questo riaggiustamento dell’economia sociale è della massima importanza, perché assicura la stabilità del mondo dell’umanità e finché non sarà realizzato sarà impossibile avere felicità e prosperità. (‘Abdu’l-BaháLa promulgazione della pace universale 199)

In sostanza, gli insegnamenti bahá’í suggeriscono di riadattare l’economia sociale dell’umanità attraverso un sistema di tassazione progressiva, in cui l’aliquota fiscale aumenta all’aumentare della quantità di ricchezza imponibile:

Bahá’u’lláh ha rivelato principi e leggi che realizzeranno una regolazione delle varie capacità umane. Egli ha detto che tutto ciò che è possibile realizzare nel governo umano sarà portato a compimento mediante questi principi. Quando le leggi che Egli ha istituito entreranno in vigore, non sarà più possibile trovare nella comunità milionari o persone estremamente povere. Questo si otterrà e si disciplinerà aggiustando i differenti livelli delle capacità umane. La base fondamentale della comunità è l’agricoltura, la lavorazione del terreno. Tutti devono produrre. Ogni persona nella comunità le cui necessità siano pari alla sua capacità personale di produzione sarà esente da tassazione ma se il suo reddito è maggiore dei suoi bisogni, egli dovrà pagare una tassa fino a che non si ottenga un equilibrio. Vale a dire, la capacità di produzione di un uomo e i suoi bisogni saranno perequati e armonizzati tramite la tassazione. Se la produzione eccede i bisogni, si pagherà una tassa. Se le necessità sono superiori alla produzione, si riceverà una somma sufficiente a perequare o aggiustare. Perciò la tassazione sarà proporzionata alla capacità e alla produzione e nella comunità non vi saranno poveri. (Ibid., pagg. 238, 239)

Se ve lo state chiedendo, ‘Abdu’l-Bahá ha detto che “non sarà più possibile trovare nella comunità milionari” nel 1912 – e un milione di dollari statunitensi nel 1912 equivalgono approssimativamente a circa 26 milioni oggi. Quindi, a giudicare dagli insegnamenti bahá’í, un miliardo di dollari – per definizione mille milioni – supera di gran lunga la fortuna che una persona dovrebbe poter possedere:

Si dovranno creare leggi speciali per regolare gli estremi di ricchezza e di bisogno. I membri del governo devono tenere in considerazione le leggi di Dio quando preparano i piani per governare i popoli. I diritti dell’umanità devono essere protetti e preservati.
I governi dei vari paesi devono conformarsi alla Legge divina che garantisce uguale giustizia per tutti. Questa è la sola via che permetterà l’abolizione del deplorevole eccesso di ricchezze e della miserevole, demoralizzante e degradante povertà. Finché non lo si farà, non si obbedirà alla Legge di Dio. (‘Abdu’l-BaháSaggezza 167)

…il mondo umano si adatterà a una nuova forma sociale, la giustizia di Dio si manifesterà in ogni transazione umana e la parità degli uomini si affermerà universalmente. I poveri riceveranno grandi doni e i ricchi conseguiranno la felicità eterna. Infatti sebbene attualmente i ricchi vivano nel lusso e negli agi, nondimeno sono privi della felicità eterna, perché essa dipende dal donare e i poveri sono dappertutto in uno stato di estremo bisogno. Grazie alla manifestazione della grande giustizia di Dio i poveri del mondo saranno ricompensati e pienamente assistiti e ci sarà un aggiustamento delle condizioni economiche del genere umano, così che in futuro non ci saranno persone abnormemente ricche o estremamente povere. Tanto i ricchi quanto i poveri godranno del privilegio di questa nuova condizione economica, perché a causa di certi provvedimenti e di certe restrizioni nessuno potrà accumulare tanta ricchezza da essere oppresso dalla sua gestione e i poveri saranno liberati dai travagli del bisogno e della miseria. I ricchi si godranno i loro palazzi e i poveri avranno abitazioni confortevoli. (‘Abdu’l-BaháLa promulgazione della pace universale 145)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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