Eliminare gli estremi di ricchezza e povertà

di • 13 Giugno 2020

... Questa enfasi sull’amore per l’umanità e la convinzione che tutti gli esseri umani appartengano ad un’unica famiglia umana rappresenta un punto di vista radicalmente innovativo per risolvere i problemi della povertà e dei senzatetto ...

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bahaiteachings.org

Terza parte della serie:

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Bahá’u’lláh, il profeta senza fissa dimora

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Mosè trascorse molti anni nel deserto. Cristo vagò nel deserto per 40 giorni. Maometto andò a Hira per pregare e meditare. Bahá’u’lláh visse per due anni come un senzatetto nelle caverne dell’Iraq curdo.

Tutti i fondatori delle principali religioni del mondo hanno subito persecuzioni e privazioni che hanno profondamente influenzato la loro vita.

Vista sulle montagne in cui Bahá’u’lláh soggiornò fuori da Sulaymaniyyih, una città nella parte curda dell'Iraq.

Vista sulle montagne in cui Bahá’u’lláh soggiornò fuori da Sulaymaniyyih, una città nella parte curda dell’Iraq.

Ognuno di questi profeti ha vissuto in condizioni di povertà, proprio come succede per i poveri del mondo, e ognuno di loro ha indirizzato i propri messaggi a chi viveva in uno stato di privazione. I primi seguaci di ognuno di loro furono le persone più povere e più umili, forse perché lo spirito dei loro messaggi sdegnava la ricchezza materiale e insegnava che la vera ricchezza viene dallo spirito:

Lo stadio più alto, la sfera suprema, la posizione più nobile e sublime nel creato, visibile o invisibile, alfa o omega, è quello dei Profeti di Dio, ancorché all’apparenza esterna essi non abbiano per lo più posseduto altro che la loro povertà. (‘Abdu’l-BaháIl segreto della civiltà divina 15)

Gli insegnamenti bahá’í continuano a porre l’accento sull’aiuto ai poveri e aggiungono anche un nuovo principio spirituale unico che esorta la società umana ad eliminare completamente gli estremi della povertà e della ricchezza nel mondo:

Certamente, dato che alcune persone sono enormemente ricche e altre deplorevolmente povere è necessaria un’organizzazione che controlli e migliori questo stato di cose. È molto importante limitare le ricchezze, ma è anche importante limitare la povertà. Entrambi gli estremi non sono buoni. È meglio stare sulla via di mezzo. Un capitalista ha il diritto di possedere una grande fortuna, ma è ugualmente giusto che il suo operaio abbia mezzi sufficienti per vivere.

Non deve esistere un finanziere con ricchezze colossali mentre accanto a lui si trova un povero nel peggiore bisogno. Quando vediamo che si permette che la povertà raggiunga le condizioni dell’estrema inedia, possiamo esser certi che da qualche parte esiste la tirannia. L’umanità deve impegnarsi per risolvere questo problema e non indugiare oltre a cambiare le condizioni che impongono a gran parte della popolazione le sofferenze di una logorante miseria. I ricchi devono dare una parte della loro opulenza, devono intenerirsi il cuore e coltivare la propria sensibilità alla compassione, preoccupandosi degli afflitti che soffrono per mancanza delle necessità essenziali alla vita. (‘Abdu’l-BaháSaggezza, pagg. 166, 167)

Gli estremi della ricchezza e della povertà hanno un impatto sulla vita della maggior parte di noi, indipendentemente dalle nostre condizioni economiche, e gli insegnamenti bahá’í affermano che è giunto il momento per l’umanità di abolire questi estremi:

C’è bisogno di un’allineamento, in modo che tutti possano avere una porzione dei comfort della vita. Ad esempio, l’uomo ricco, la cui tavola è adornata con tutti i tipi di prelibatezze, deve consentire ai poveri di avere almeno quanto loro necessario. Non è giusto che uno abbia tutte le prelibatezze e tutti i cibi sul suo tavolo quando ad un altro manca il necessario per vivere. I ricchi devono essere misericordiosi verso i poveri e con cuori volenterosi elevarli, ma non dovrebbero essere forzati a farlo. Ci deve essere un riaggiustamento e una legislazione che allinei le condizioni affinché il genere umano possa trovare calma e riposo con la massima facilità. (‘Abdu’l-Bahá , Star of the West, traduzione personale)

Per l’eccessiva disparità fra ricchi e poveri, causa di intense sofferenze, il mondo si trova in uno stato di instabilità, virtualmente sull’orlo della guerra. Poche delle nostre società hanno affrontato con efficacia questa situazione. La soluzione richiede una combinata applicazione di vari elementi, spirituali, morali e pratici. Si richiede un ulteriore esame del problema che preveda la consultazione di esperti provenienti da un’ampia gamma di discipline e liberi da polemiche economiche e ideologiche, e che coinvolga in decisioni tanto urgenti le persone direttamente in causa. (Casa Universale di GiustiziaLa promessa della pace mondiale 6)

Questo fondamentale principio bahá’í, invece di emergere da un apposito comitato o come risultato di una decisione politica di gruppo, nasce direttamente dall’esempio di vita dato da Bahá’u’lláh. Da giovane, in Persia, Bahá’u’lláh, il profeta e fondatore della Fede bahá’í, ha esemplificato questo principio con il suo impegno a combattere la povertà, diventando noto come “Il Padre dei Poveri” e “Il nostro Padre Compassionevole”. Aiutò i poveri e i senzatetto, diede loro cibo e fondi e sostenne i diritti dei poveri e degli oppressi nei consigli governativi.

Dopo la morte di suo padre, Bahá’u’lláh, nato e cresciuto da una famiglia prospera che possedeva terra e aveva una notevole influenza negli affari politici della Persia, respinse le aspettative, ampiamente diffuse, che avrebbe ereditato la posizione di rilievo del padre come ricco ministro di stato. Invece, sin da giovane, Bahá’u’lláh iniziò a dedicare i beni della sua famiglia a una serie di attività benefiche che contribuirono ad alleviare la povertà che lo circondava. Gentile e compassionevole, fu profondamente attento ai poveri nel suo paese e da loro amato.

A causa dell’attenzione di Bahá’u’lláh alla condizione dei poveri, molti dei suoi parenti e contemporanei erano preoccupati che spendesse tutte le ricchezze, proprie e della propria famiglia, fino a finire in povertà a causa della sua generosa filantropia ma Bahá’u’lláh persistette dando questo consiglio a tutta l’umanità:

Se incontrate i miseri o gli oppressi, non allontanatevene sdegnosi, perché il Re della Gloria veglia sempre su di loro e li circonda di tale tenerezza che nessuno può comprendere, tranne coloro che hanno sommerso desideri e aspirazioni nella Volontà del vostro Signore, il Benevolo, il Saggio. O ricchi della terra! Non fuggite davanti al povero riverso nella polvere, ma siategli amici e lasciate che vi narri la storia dei guai, dai quali l’imperscrutabile Decreto di Dio ha fatto sì che fosse colpito. Per la giustizia di Dio! Mentre state con lui, le Coorti Supreme vi guarderanno, intercederanno per voi, esalteranno il vostro nome e glorificheranno le vostre azioni. Benedetti i sapienti che non si vantano del loro sapere e beati i giusti che non deridono i peccatori, ma ne tengono nascosti i peccati, affinché le proprie mancanze restino nascoste agli occhi degli uomini. (Bahá’u’lláhSpigolature 325)

Per aver proclamato una fede innovativa, che insegna l’unità dell’intera famiglia umana, Bahá’u’lláh si trovò presto ad affrontare enormi avversità. Gettato ingiustamente in prigione da un governo tirannico che temeva quei nuovi insegnamenti, Bahá’u’lláh e la sua famiglia subirono perdite repentine e, da una condizione di relativa ricchezza, si ritrovarono, nel giro di una notte, ad essere dei senzatetto. In Persia a quel tempo, a metà del XIX secolo, quando uno finiva in prigione i funzionari di stato e altre persone si permettevano liberamente di confiscare o addirittura saccheggiare le proprietà di quella persona, a loro piacimento, cosa che, nel caso di Bahá’u’lláh, effettivamente fecero. Dopo aver trascorso la prima parte della propria vita nella prosperità, questa esperienza di povertà e di estrema privazione diede a Bahá’u’lláh una comprensione ancora maggiore della situazione dei poveri.

L'ingresso del Siyah-Chal (Pozzo nero) dove Bahá’u’lláh fu imprigionato in Iran

L’ingresso del Siyah-Chal (Pozzo nero) dove Bahá’u’lláh fu imprigionato

In considerazione della premura e dell’altruismo di Bahá’u’lláh verso i poveri, della costante devozione di suo figlio e successore ‘Abdu’l-Bahá ai problemi dei poveri, e dei conseguenti insegnamenti bahá’í che offrono soluzioni spirituali innovative ai problemi economici, oggi in tutto il mondo i bahá’í sono assiduamente impegnati ad alleviare gli estremi della povertà e della ricchezza.

In tutto il mondo, i bahá’í lavorano in organizzazioni a scopo benefico, associazioni per il contrasto alla povertà, organizzazioni non governative, associazioni per il supporto ai senzatetto, programmi di trattamento delle dipendenze, banche di microcredito, cooperative agricole, progetti di sviluppo economico, fondazioni senza scopo di lucro, enti educativi innovativi e un ampio spettro di attività in tutto il mondo con lo scopo di porre fine alla povertà, tutte incoraggiate dall’ammonizione di Baha’u’llah:

O VOI RICCHI DELLA TERRA! I poveri fra voi sono il Mio pegno; prendetene cura e non siate intenti soltanto al vostro benessere! (Bahá’u’lláhParole Celate, Persiano, n.54)

Gli insegnamenti bahá’í considerano la povertà in modo diverso, invece di ritenere che i poveri siano in qualche modo meno capaci o meno divinamente favoriti rispetto ad altri, i bahá’í considerano la povertà come una questione sistemica, diretta conseguenza dell’incapacità dei singoli e delle strutture governative di riconoscere e implementare i principi spirituali dell’unità della famiglia umana. I bahá’í sono convinti che si debba guardare al tema della povertà con occhi nuovi, attraverso le lenti della spiritualità:

Gli insegnamenti bahá’í lo spiegano bene e se non se ne conoscono i principi non si potrà ottenere nessun miglioramento delle condizioni economiche. I bahá’í porteranno questo miglioramento, ma non con la sedizione e con il ricorso alla forza fisica, non con la guerra, ma con i servizi sociali. I cuori devono essere così cementati fra loro, l’amore deve diventare così predominante, che i ricchi siano disposti a porgere assistenza ai poveri e a prendere provvedimenti per introdurre permanentemente questi aggiustamenti economici. Se si agirà in questo modo, sarà molto encomiabile, perché allora sarà per amore di Dio e sulla via del Suo servizio. Per esempio, sarebbe come se gli abitanti ricchi di una città dicessero: «Non è né giusto né legittimo che in questa comunità noi possediamo grandi ricchezze, mentre altri si trovano nella miseria più nera» e allora cederanno volontariamente la loro ricchezza ai poveri, trattenendo solo quanto permetta loro di vivere agiatamente. (‘Abdu’l-BaháLa promulgazione della pace universale 262)

Questa enfasi sull’amore per l’umanità e la convinzione che tutti gli esseri umani appartengano ad un’unica famiglia umana rappresenta un punto di vista radicalmente innovativo per risolvere i problemi della povertà e dei senzatetto.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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