Rispondere ai bisogni degli emarginati

di • 8 Maggio 2020

... Mi ha come preso alla sprovvista ma alla fine mi sono ritrovato a dedicare gran parte della mia vita a questa opera impegnativa ...

Originale su
bahaiteachings.org

Prima parte della serie:

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di questa serie uscirà
il 22 maggio 2020

Foto: Garry Knight, Homeless by a Wall (CC BY 2.0)

A metà degli anni ‘80 ho lavorato in centro a Los Angeles, vicino a Skid Row, la zona famosa per i tanti senzatetto che ci vivono. Ogni giorno vedevo indigenza e miseria e così ho deciso che avrei dovuto fare qualcosa.

Quando incontravo i senzatetto lungo la strada, quando parlavo con loro o compravo loro un pasto, provavo un desiderio ardente di poter alleviare la loro disperazione e la loro miseria. Non avevano nulla mentre io un posto dove vivere lo avevo. Mi sembrava così ingiusto, così profondamente sbagliato.

Provavo un dolore intenso per la loro situazione, anche perché sapevo cosa vuole dire essere senza un tetto. Per qualche tempo da adolescente, dopo aver lasciato la casa della mia famiglia, non avevo un posto dove vivere. Fortunatamente, alcuni amici delle scuole superiori mi hanno accolto (grazie, Bob e Glenn!) Così avevo almeno un tetto provvisorio sopra la testa e cibo da mangiare fino a quando sono riuscito a risparmiare abbastanza soldi per pagare un affitto.

Fu il periodo in cui diventai bahá’í.

Bahá’u’lláh, il profeta e fondatore della Fede bahá’í, è stato cacciato dalla sua casa dalla quale, poi, ha vissuto lontano per il resto della sua vita. Incarcerato e torturato dal regime repressivo allora al potere in Persia, gli confiscarono tutte le proprietà, inclusa la casa dove viveva con la famiglia. Una casa che era nota per essere un santuario per i poveri e gli indigenti. Improvvisamente senza un tetto, esiliato da un luogo all’altro, privato di tutti i suoi averi, visse persino, per alcuni periodi, nelle grotte delle montagne in Iraq e nella cella umida di una triste prigione ad Akka, in Palestina.

Come molti dei fondatori delle grandi religioni, Bahá’u’lláh ha sofferto per gran parte della sua vita estrema povertà, incertezza, persecuzioni e privazioni. Conosceva in prima persona la vita di un povero senza casa. Ciò forse spiega perché gli insegnamenti bahá’í contengono una vasta gamma di principi riguardanti i senzatetto e la povertà, e perché enfatizzano la responsabilità collettiva, di tutta l’umanità, nel costruire una società più morale e spirituale in cui quei mali prevenibili non abbiano spazio:

Sii generoso nella prosperità e grato nell’avversità. Sii degno della fiducia del tuo vicino e trattalo con viso sorridente ed amichevole. Sii tesoro per il povero, ammonitore per il ricco, risposta al grido del bisognoso, custode della santità della promessa. (Bahá’u’lláhSpigolature 294)

Che cosa potrebbe essere meglio davanti a Dio se non pensare ai poveri? Il nostro Padre celeste ama i poveri. Quando Cristo venne sulla terra coloro che credettero in Lui e Lo seguirono erano poveri e umili, a dimostrazione del fatto che i poveri sono vicini a Dio. Quando un ricco crede nella Manifestazione di Dio e la segue, questo dimostra che la sua ricchezza non è un ostacolo e non gli impedisce di percorrere la via della salvezza. Dopo che è stato messo alla prova, si può vedere se i suoi possedimenti gli sono di ostacolo nella vita religiosa. Ma i poveri sono particolarmente amati da Dio. Le loro vite sono piene di difficoltà, le loro prove sono continue, le loro speranze sono riposte in Dio soltanto. Perciò dovete assistere i poveri il più possibile, anche a costo di sacrificarvi. Nessuna azione umana è più grande di fronte a Dio di quella di aiutare i poveri. (‘Abdu’l-BaháLa promulgazione della pace universale 237)

Ispirato dal messaggio di Bahá’u’lláh e dall’esempio di ‘Abdu’l-Bahá, ho deciso di provare, nel mio piccolo, a essere un tesoro per il povero, ammonitore per il ricco, risposta al grido del bisognoso.

Così, assieme ad alcuni amici, abbiamo costituito a Skid Row una nuova organizzazione senza scopo di lucro, chiamata Homeless Healthcare Los Angeles (www.hhcla.org). Abbiamo capito che c’era un bisogno in rapida crescita di interventi umanitari, perché sempre più persone ingrossavano le file dei senzatetto. Allora, nel 1981, il neoeletto presidente americano aveva appena firmato l’Omnibus Budget Reconciliation Act, che abrogava il precedente Mental Health Systems Act, e poneva fine al ruolo del governo federale nel fornire servizi di ospedalizzazione ai malati di mente. Quando la rete americana degli ospedali psichiatrici chiuse, molti malati di mente non avevano dove andare e rimasero per strada: il diffondersi dell’uso di sostanze stupefacenti e i tanti casi di disturbo da stress post-traumatico, non adeguatamente curati, di milioni di veterani della guerra del Vietnam si aggiungevano allora alla rapida crescita del numero dei senzatetto.

Il nostro piccolo gruppo aveva pochi soldi e poche risorse. Abbiamo iniziato molto umilmente, con un solo impiegato e un minuscolo ufficio. Abbiamo cercato sovvenzioni, contributi e donazioni dalle persone e dalle famiglie facoltose e dalle fondazioni che conoscevamo. Abbiamo scoperto che Los Angeles ha un’enorme e perfino oscena disparità tra ricchezze smisurate e povertà assoluta. Passare da un estremo all’altro era spesso causa di un profondo shock culturale: organizzavamo una raccolta fondi in una sontuosa dimora di Beverly Hills e poi lo stesso giorno incontravamo i nostri clienti in una scatola di cartone su un marciapiede del centro.

Affrontando questa enorme disparità ci chiedevamo in continuazione cosa ci fosse che non andava nella società. Mentre leggevo e studiavo gli scritti bahá’í, mi sono imbattuto in questo passaggio di Abdu’l-Bahá che mi ha aiutato a trovare una risposta:

Benché la società non sia altro che una famiglia, tuttavia, per la mancanza di rapporti armoniosi, alcuni membri stanno bene e altri versano nella miseria più nera. Alcuni sono sazi, altri affamati. Alcuni indossano costosissime vesti, alcune famiglie non hanno né cibo né casa. Perché? Perché in questa famiglia mancano la reciprocità e la simmetria necessarie. Questa famiglia non è ben organizzata, non vive secondo una legge perfetta. Tutte le sue leggi non sono in grado di assicurare la felicità. Non offrono comodità. È dunque necessario dare a questa famiglia una legge grazie alla quale tutti i suoi membri godano di pari benessere e felicità.

È possibile che un membro della famiglia viva in estrema miseria e povertà, mentre gli altri conducono una vita agiata? È impossibile, a meno che questi componenti della famiglia non siano insensibili, spenti, inospitali, ostili. In tal caso direbbero: «Questi membri appartengono alla nostra famiglia, ma lasciamoli stare. Pensiamo a noi stessi. Lasciamoli morire. Finché vivo nell’agio, sono rispettato e felice, lasciamo pure che questo mio fratello muoia. Se è in miseria, ci resti. Se è affamato, rimanga tale, io sono soddisfatto. Se non ha indumenti, lasciamolo com’è, purché io ne abbia. Se non ha un tetto, una dimora, lasciamolo all’addiaccio, purché io ne abbia uno».

Questa estrema indifferenza nella famiglia umana è dovuta alla mancanza di controllo, all’assenza di una legge operante e alla mancanza di bontà al suo interno. Se fosse stata mostrata gentilezza verso i suoi membri, sicuramente tutti i componenti di questa famiglia sarebbero vissuti comodi e felici. (Ibid., pag. 342)

Fin dall’inizio abbiamo deciso di fare ciò che potevamo per aiutare i senzatetto più vulnerabili e indifesi, quelli che nessun’altra agenzia avrebbe servito, persone con disturbi sia per l’abuso di sostanze stupefacenti che per malattie mentali, tossicodipendenti che assumevano stupefacenti per via endovenosa, adolescenti e adulti sieropositivi, gente appena uscita di galera. La nostra organizzazione è cresciuta e, alla fine, siamo riusciti a cambiare la vita di migliaia di senzatetto, i quali hanno cambiato anche la mia vita. I senzatetto che ho incontrato, alcune delle anime più gentili che si possano immaginare, sono diventati per me come fratelli e sorelle nella famiglia umana.

Così è successo che ho fatto parte del consiglio di amministrazione dello Homeless Health Care di Los Angeles per un quarto di secolo, e oggi faccio lo stesso in un’agenzia per i senzatetto chiamata Hospitality House, nella California del Nord. Questo percorso di servizio ai poveri, ispirato dagli insegnamenti bahá’í, mi ha condotto lungo un percorso che non avrei mai immaginato. Un percorso lungo il quale ho aiutato a realizzare documentari sui senzatetto, ho contribuito a scrivere libri su questo argomento, ho sostenuto nuove leggi e alcune di queste sono state pure promulgate, ho scritto editoriali, fatto molte, molte interviste con i media e ho tenuto discorsi sul problema dei senzatetto e sulle sue potenziali soluzioni. Nel frattempo la crisi dei senzatetto negli Stati Uniti è cresciuta in modo esponenziale, superando di gran lunga i nostri sforzi per risolverla o anche solo per affrontarla in modo adeguato.

Mi ha come preso alla sprovvista ma alla fine mi sono ritrovato a dedicare gran parte della mia vita a questa opera impegnativa. Lungo la strada, ho imparato alcune cose su ciò che serve per risolvere la crisi dei senzatetto, non solo negli Stati Uniti, ma anche in molti altri paesi. In questa serie di articoli, attingerò alla mia esperienza e ai saggi consigli contenuti negli insegnamenti bahá’í per raccomandare una serie di misure sociali che si potrebbero adottare collettivamente per affrontare questo problema urgente e risolverlo efficacemente.

I primi cinque articoli di questa serie esplorano i principi bahá’í sulla povertà e sui senzatetto, mentre i successivi cinque articoli esaminano alcune misure pratiche e realizzabili che potrebbero essere implementate per alleviare questo problema e garantire una casa per tutti.

Per iniziare invito tutti a meditare su questo consiglio tratto dagli insegnamenti bahá’í:

Vogliate il bene di tutta l’umanità. Aiutate ogni povero. Assistete ogni ammalato. Siate sorgenti di conforto per chi ha il cuore spezzato. Siate un rifugio per il vagabondo. Siate fonte di coraggio per il timoroso. Così, con il favore e l’assistenza di Dio, possa lo stendardo della felicità del genere umano sventolare nel centro del mondo e l’insegna dell’accordo universale essere dispiegata. (Ibid., pag. 466)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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