Può la rabbia esserci amica?

di • 29 Maggio 2020

... possiamo imparare a convivere con il leone, stando sempre all’erta e lasciandogli spazio quando arriva ...

Originale su
bahaiteachings.org

Qualche tempo fa, sul mio account Instagram professionale, ho inserito un post dove affermavo che la rabbia può esserci amica, perché ci indica che un confine è stato attraversato.

Tra i commenti un follower mi ha domandato come questa affermazione potesse essere compatibile con gli scritti bahá’í che affermano che rabbia deve essere evitata:

L’invidia consuma il corpo e l’ira distrugge il fegato: evitale entrambe come eviteresti un leone. (Bahá’u’lláh citato in J. E. Esslemont, Bahá’u’lláh e la nuova era, edizione 1954)

Questo concetto senza dubbio rappresenta un paradosso rispetto al pensiero psicologico attuale che sostiene che la rabbia sia utile. In realtà, però, molti scritti sacri tendono a dire il contrario. Qui vorrei semplicemente chiarire come entrambi questi punti di vista possano essere corretti.

La rabbia, se usata in modo inappropriato, può sicuramente essere tossica, sia per la persona arrabbiata che per coloro che la circondano. Che cosa vuol dire? C’è una grande differenza tra reagire con rabbia ed elaborare la rabbia. Ad esempio un’amica mi ha appena detto qualcosa che mi ha profondamente ferita e io mi arrabbio e reagisco impulsivamente, urlandole dietro e rivolgendole parole offensive senza pensarci. In questo caso tutto quello che so è che questa persona mi ha fatto imbestialire!

Ora, invece di reagire impulsivamente, posso elaborare la mia rabbia, posso prima notarla come sensazione fisica, notare come si rivela nel mio corpo, notare cosa sta succedendo, e poi semplicemente ascoltarla. Non reagisco. Prendo tempo per meditare. Ad esempio, posso pormi una serie di domande sulle quali riflettere: perché mi sono arrabbiata? Come posso comunicare alla mia amica i sentimenti che mi hanno suscitato le sue parole? È giusto che le confidi i miei sentimenti? Sarà una conversazione utile o quanto è successo può essere utile solo per la mia crescita personale? Forse questo è il modo di praticare il distacco.

In termini psicologici la rabbia è considerata un’emozione secondaria, un segnale che indica l’esistenza di un’emozione più profonda che al momento potrebbe essere inaccessibile. Lo scopo di fermarsi e di prendere il tempo necessario per ascoltarsi quando siamo arrabbiati è quello di entrare in contatto con questa emozione più profonda, che forse stiamo evitando perché troppo dolorosa o forse perché non sappiamo nemmeno come accedervi. Prendendo tempo onoriamo la verità nella nostra esperienza e cogliamo l’opportunità per imparare da essa. Come afferma Susan David, l’autrice di Agilità emotiva, “I sentimenti possono essere i messaggeri di cui abbiamo bisogno per imparare qualcosa su noi stessi e cogliere intuizioni importanti per la nostra vita”.

È in questo senso che la rabbia può esserci amica. Come possiamo trasformare la rabbia in intuizione? Rimanendo consapevoli, notando la rabbia e facendo del nostro meglio per non lasciarci coinvolgere, ma decidendo invece come vogliamo rispondere ad essa. Bahá’u’lláh ci aiuta anche in questo caso con questo suo consiglio:

Fa’ ogni giorno un esame di coscienza prima che tu sia chiamato a render conto di te stesso, poiché la morte ti raggiungerà inaspettata e sarai chiamato a render conto delle tue azioni. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.31)

Fare ogni giorno un esame di coscienza ci consente di riflettere sulle nostre azioni. Come esseri umani, facciamo errori, tra i quali quello di arrabbiarci con gli amici. Alcuni giorni ci dimentichiamo di fermarci a riflettere e reagiamo di scatto. Se ci prendiamo il tempo per riflettere su come è andata la giornata, in un momento specifico del giorno o momento per momento, impariamo dove poter migliorare. Alla fine di ogni giornata, possiamo chiederci se, quando abbiamo provato rabbia, l’abbiamo vissuta in modo responsabile?

Alcuni terapeuti dicono che la rabbia è qui per proteggerci perché è frutto dell’evoluzione della nostra specie. Sono d’accordo ma penso anche che, come esseri spirituali, abbiamo la capacità di andare oltre la nostra biologia evolutiva. Possiamo imparare a praticare il distacco dalla rabbia in modo da non lasciare che essa prenda il controllo delle nostre azioni.

Per concludere vorrei ritornare sulla prima citazione per notare come Bahá’u’lláh non ci abbia consigliato di uccidere il leone ma di evitarlo. Quando pensiamo alla parola evitare il primo significato che probabilmente viene in mente è quello di scappare o forse di fingere che non sia nemmeno lì. Ma, quando pensiamo alla metafora del leone usata da Bahá’u’lláh, non sembra saggio scappare da un leone, figuriamoci fingere che non ci sia! Forse Bahá’u’lláh voleva semplicemente dire che possiamo imparare a convivere con il leone, stando sempre all’erta e lasciandogli spazio quando arriva.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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