Quando la qualità del dialogo degenera

di • 17 Aprile 2020

... ognuno di noi ha la libertà di elevare la propria conversazione ma anche quella di degradare noi stessi e gli altri. La scelta è nostra ...

Originale su
bahaiteachings.org

Immagine: Raffaello Sanzio, La scuola di Atene (1509-1511), Roma, Musei Vaticani

Come tutti possono facilmente notare la qualità del dialogo in questi ultimi anni sta degenerando.

Gli attuali leader, e tra questi politici, celebrità e personaggi pubblici, lanciano insulti e invettive su programmi TV, social media e altre tribune pubbliche. Più offensivo è lo scambio di battute, più attira l’attenzione. Quando la qualità del dialogo degenera in questo modo la conseguenza è che spesso la violenza nelle parole si trasforma in violenza nei fatti.

Questa cultura dell’insulto è nociva per tutti. Inasprisce le relazioni interpersonali, genera rabbia e risentimento, e quando prevale tra i leader politici a livello internazionale danneggia gli sforzi del mondo per la pace, la libertà e i diritti umani.

Gli insegnamenti bahá’í dicono che le parole che escono dalla nostra bocca hanno potere e influenza su chi le ascolta, sia in senso positivo che negativo:

Poiché la lingua è un fuoco che cova e l’abuso di parole un veleno mortale. Il fuoco materiale consuma il corpo, ma il fuoco della lingua divora tanto il cuore quanto l’anima. La forza del primo è di breve durata, mentre gli effetti dell’ultimo durano per secoli. (Bahá’u’lláhSpigolature 274)

Perché nella società la conversazione sta degenerando così rapidamente? Per iniziare, consideriamo un aspetto fondamentale del nostro ambiente. Tra i milioni di specie che vivono su questo pianeta, solo gli esseri umani possono pronunciare o scrivere parole. Il nostro Creatore ha dotato ognuno di noi di un linguaggio e di un intelletto, ma non sempre ci serviamo di entrambi contemporaneamente.

Dunque dobbiamo considerare questa grande distinzione, data dalla capacità avanzata di comunicazione conferita a noi esseri umani, come un dono divino.

In realtà tutti gli esseri umani hanno il sacro diritto di esprimere pensieri e sentimenti attraverso il linguaggio parlato e scritto. L’importanza della libertà di parola è stata riconosciuta anche dagli intellettuali dell’era moderna, principalmente nei paesi in cui la modernità è stata stabilita saldamente. Di conseguenza, la libertà di parola è sancita dalle costituzioni di questi paesi come un diritto umano fondamentale. Questa libertà fondamentale, sottolineano gli insegnamenti bahá’í, costituisce uno dei principali pilastri della democrazia:

Come il mondo politico ha bisogno del libero pensiero, così anche nel mondo della religione ci deve essere il diritto a un credo personale senza restrizioni. Considerate la diversità fra la democrazia moderna e le vecchie forme di dispotismo. Sotto un governo autocratico le opinioni degli uomini non sono libere e lo sviluppo è soffocato, mentre nella democrazia, non essendoci restrizioni di pensiero e di parola, c’è il massimo progresso. Questo è altrettanto vero nel mondo della religione. Quando ci sono libertà di coscienza e di pensiero e si ha il diritto di parlare, cioè, quando ciascuno può dare espressione alle proprie credenze secondo il proprio pensiero, lo sviluppo e la crescita sono inevitabili. (‘Abdu’l-BaháLa promulgazione della pace universale, pagg. 216, 217)

In Occidente sono in molti a dare la libertà di parola per scontata ma in alcune parti del mondo i cittadini non godono di questo diritto. Criticare il capo dello stato può costituire un reato. Commentare certe credenze religiose può essere considerato come una bestemmia, punibile con la morte.

Tuttavia anche i sistemi democratici riconoscono la necessità di un equilibrio, riconoscono che l’assoluta libertà di parola non può esistere. La legge, nella maggior parte delle democrazie, vieta, ad esempio, la diffamazione, la calunnia e l’incitamento all’odio. Come una volta la Corte Suprema degli Stati Uniti ha commentato in una sua decisione, la libertà di parola non include quella di urlare “Al fuoco! Al fuoco!” in un teatro affollato, quando non ci sia alcun fuoco. Alcuni controlli ed equilibri sono necessari perché la libertà di parola possa essere di beneficio al progressivo sviluppo della società.

Quindi in alcune società siamo liberi di parlare ma il nostro linguaggio rende liberi anche gli altri, o li limita e li opprime? Le parole che escono dalla bocca possono essere dolci o aspre per chi le ascolta. Possono essere un’arma nociva o una benedizione incoraggiante.
Possono essere uno strumento per ispirare le persone a raggiungere livelli più alti di realizzazione ma possono anche essere usate come arma per disumanizzare gli altri:

Siete stati e siete le albe dell’affetto e gli orienti della grazia divina: non contaminate la lingua con imprecazioni o maledizioni per nessuno… (‘Abdu’l-Bahá, A Traveller’s Narrative 153, traduzione personale)

La parola è così potente che può infondere paura e speranza. Considerandone l’influenza, dobbiamo ricordare a noi stessi che ognuno di noi ha la libertà di elevare la propria conversazione ma anche quella di degradare noi stessi e gli altri. La scelta è nostra.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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