Il cambiamento sociale definitivo, quello dentro noi stessi

di • 3 Aprile 2020

... La più grande sfida da affrontare nella vita è in noi stessi ...

Originale su
bahaiteachings.org

Termina qui il viaggio immaginifico, come metafora dell’impegno personale al servizio dell’umanità, per un mondo migliore, in questa ultima parte della serie:

Articolo precedente:
Costruire un’economia globale sostenibile

Il nuovo libro di Arthur Lyon Dahl, In Pursuit of Hope, A Guide for the Seeker, pubblicato da George Ronald Books, è disponibile a questo link

Le istituzioni della società, per quanto ben concepite, non funzioneranno mai come previsto se le persone che operano al loro interno sono egoiste, disoneste o corrotte.

D’altra parte anche le istituzioni mal concepite possono funzionare bene se le persone che operano al loro interno hanno elevati standard etici e sono motivate a servire gli altri.

Dunque non è sufficiente riformare le istituzioni e i processi della società se non sono in primis le persone a cambiare.

Forse non siamo in grado di fare molto riguardo agli altri intorno a noi ma possiamo sempre iniziare da noi stessi. Quando intraprendiamo un percorso di sviluppo personale, possiamo diventare per gli altri un esempio da seguire e accompagnarli così nei loro percorsi individuali:

Pertanto amate l’umanità con tutto il cuore e con tutta l’anima. Se incontrate un povero, assistetelo. Se vedete un ammalato, curatelo. Rassicurate lo spaurito, rendete il codardo nobile e coraggioso, educate l’ignorante, socializzate con lo straniero straniero. Imitate Dio. Pensate con quanta gentilezza e amorevolezza Egli si cura di tutti e seguite il Suo esempio. Dovete trattare le persone secondo i precetti divini, in altre parole, tanto gentilmente quanto Dio fa con loro, perché questa è la massima conquista possibile per l’umanità. (‘Abdu’l-BaháLa promulgazione della pace universale 318)

Questa fase della ricerca di un mondo più giusto ed ecologicamente equilibrato inizia con la scoperta e lo sviluppo individuali, partendo da noi stessi.

Anche se si è ben intenzionati, come tanti altri che lavorano per migliorare la società che li circonda, spesso ci si sente di dover affrontare ostacoli insormontabili. Le speranze possono facilmente andare in frantumi quando sono basate su assunzioni erronee riguardo la natura umana, e cioè la convinzione che essa sia incorreggibilmente egoista e aggressiva, incapace di creare un sistema sociale giusto.

Questi presupposti permeano così profondamente le strutture e le tradizioni della società contemporanea da essere considerate un dato di fatto. Essi sembrano non tenere conto dello straordinario serbatoio di potenziale spirituale disponibile per noi e per qualsiasi anima illuminata che da esso attinge. Invece, come giustificazione, fanno affidamento sugli errori dell’umanità, su esempi che quotidianamente rafforzano un senso comune di disperazione. Queste false premesse oscurano la verità fondamentale che lo stato attuale del mondo riflette una distorsione dello spirito umano, non la sua natura essenziale.

Dunque come possiamo trasformare noi stessi e sviluppare le capacità spirituali per contribuire al processo di cambiamento sociale?

Forse il fattore più importante è la nostra convinzione di poter cambiare. Se partiamo da questo presupposto il cambiamento può avvenire. Il cambiamento richiede anche coraggio. Dobbiamo essere abbastanza coraggiosi da affrontare le nostre carenze interne o le minacce esterne, da non arrenderci o cedere alle pressioni per conformarci, e continuare anche quando il gioco si fa duro. Il coraggio può essere appreso. Se il nostro fondamento morale è abbastanza forte, possiamo resistere a qualsiasi cosa, anche se ciò significa rinunciare alla nostra vita per le nostre convinzioni, come attestano molti esempi nella storia.

Questo invita a porsi una delle domande più critiche che ciascuno deve affrontare: che cosa ho intenzione di fare della mia vita?

Proprio come una scoperta scientifica può essere utilizzata per fini buoni o malvagi, così anche il nostro potenziale umano può essere impiegato per fini buoni o malvagi. La scelta spetta a noi stessi e a nessun altro. Possiamo diventare banchieri avidi che costruiscono una fortuna a spese di altri, datori di lavoro che sfruttano poveri lavoratori, politici corrotti o trafficanti di droga. Oppure possiamo fare importanti scoperte scientifiche, organizzare assistenza umanitaria, dedicarci all’insegnamento dei giovani o alla creazione di splendide opere d’arte. Ma anche quando il fine avvantaggia la società, possiamo sempre essere guidati dall’orgoglio, dall’ego o dal desiderio di fama e riconoscimento, piegandoci a qualsiasi cosa per raggiungere il nostro fine.

Prendiamo, ad esempio, la differenza tra questi diversi tipi di successo: la promozione di sé e il disprezzo per la sofferenza degli altri o l’umile desiderio di porsi al servizio dell’umanità:

Dio ci ha dato occhi, perché guardiamo il mondo intorno a noi e ci impossessiamo di qualunque cosa promuova la civiltà e le arti del vivere. Ci ha donato orecchie, perché udiamo la saggezza dei dotti e dei filosofi e ne approfittiamo levandoci a favorirla e praticarla. Sensi e facoltà ci sono stati conferiti, perché li dedichiamo al servizio del bene comune, sì che – distinti da tutte le altre forme della vita a causa della capacità di percepire e della ragione – lottiamo sempre e su tutti i fronti, piccola o grande, ordinaria o straordinaria che sia l’occasione, finché tutti gli uomini non siano radunati al sicuro all’interno dell’inespugnabile roccaforte del sapere. Dobbiamo continuamente costruire nuove basi per la felicità umana e creare e promuovere nuovi strumenti intesi a questo fine. Eccellente e degno d’onore è colui che si leva ad assolvere le proprie responsabilità; miserabile e spregevole chi chiude gli occhi al benessere della società e spreca la sua preziosa vita nel perseguire i propri egoistici interessi e vantaggi personali. Suprema la felicità di colui che, sul destriero di un nobile impegno, irrompe nell’arena della civiltà e della giustizia. (‘Abdu’l-BaháIl segreto della civiltà divina, pagg. 4, 5)

La più grande sfida da affrontare nella vita è in noi stessi. Siamo nati con il potenziale sia per il bene che per il male, con il male che è l’assenza del bene come l’oscurità è l’assenza della luce.

Da bambini è naturale pensare prima a se stessi e formare un proprio ego. Ma se vogliamo diventare adulti che abbiano successo e siano di beneficio per la società e, in definitiva, per noi stessi, dobbiamo imparare a dominare il nostro lato egotistico che ci porta a concentrarci su noi stessi e imparare quindi a orientarci verso l’esterno. Questo non è mai facile ed è una lotta che continuerà per tutta la nostra vita poiché il lato egoista di noi stessi non viene mai completamente sconfitto.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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