Sfatare la favola dell’eterna crescita economica

di • 6 Marzo 2020

... Come in natura, in questo sistema, i rifiuti di una parte ne alimentano un’altra e quindi tutto viene riciclato e nulla viene mai sprecato ...

Originale su
bahaiteachings.org

Continua il viaggio immaginifico, come metafora dell’impegno personale al servizio dell’umanità, per un mondo migliore, in questa settima parte della serie:

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Nel sistema di libero scambio che caratterizza l’attuale stato dell’economia in tutto il mondo non esistono meccanismi di gestione economica globale e i regolamenti per le multinazionali non sono uniformi tra nazione e nazione.

Oltre i confini nazionali tutto va bene ma, come dimostrato scientificamente, la crescita non può continuare per sempre in un sistema finito.

Dalla fine della guerra fredda, col crollo o la trasformazione dei regimi comunisti, l’economia capitalista di libero mercato si è diffusa in tutto il mondo e ha creato una ricchezza non immaginabile nel passato. Ciò dimostra il trionfo della libera impresa e dell’innovazione, compresa l’innovazione finanziaria, e conferma il predominio degli Stati Uniti, e della loro cultura consumista, come la più grande economia del mondo e il modello da seguire.

Negli ultimi decenni, gli economisti, convinti della validità di questo modello, hanno sostenuto la maggior parte delle politiche governative in tutto il mondo. Di conseguenza, l’economia occidentale e i suoi valori materialistici sono stati esportati in ogni angolo del pianeta.

Il successo materiale di questo sistema lo ha reso relativamente impermeabile alle critiche sulla sua sostenibilità sociale e ambientale a lungo termine o sull’enorme disparità di ricchezza che esso genera tra gli esseri umani. Gli insegnamenti bahá’í, a questo proposito, propongono una nuova soluzione spirituale ai problemi economici del mondo:

È evidente che nei sistemi e nelle condizioni dei governi attuali i poveri sono molto indigenti e soffrono molto, mentre i più fortunati vivono nel lusso e nell’abbondanza ben oltre le loro reali necessità. Questa diseguaglianza di partecipazione e di privilegio è uno dei massimi gravi problemi della società umana. Che ci sia bisogno di una perequazione e di una ripartizione grazie alla quale tutti possano godere degli agi e dei privilegi della vita è un fatto evidente. Il rimedio deve essere un riaggiustamento legislativo delle condizioni. Inoltre i ricchi devono essere misericordiosi con i poveri, contribuendo alle loro necessità con cuori ben disposti e senza costrizioni o obblighi. Il mondo troverà il suo equilibrio quando questo principio si affermerà nella vita religiosa dell’umanità. (‘Abdu’l-BaháLa promulgazione della pace universale, pagg. 118, 119)

Nonostante questa grave ingiustizia economica, la crescita è diventata l’obiettivo primario, ma insostenibile, delle imprese e dei governi, mentre sono stati derisi e ignorati i suggerimenti che ci possano essere dei limiti alla crescita.

Gli esperti delle comunità scientifiche e ambientali hanno a lungo suggerito che anche gli esseri umani sono vulnerabili al fenomeno del superamento e collasso. Di recente hanno iniziato a ricevere più attenzioni dopo decenni passati nel deserto dell’indifferenza. Le prove del cambiamento climatico, come lo scioglimento delle calotte glaciali e il rapido aumento e l’instabilità generale dei prezzi dei generi alimentari e dell’energia, hanno segnalato persino agli economisti la presenza di falle nel sistema.

L’incendio è scoppiato nell’economia globale con il crollo del sistema bancario nel 2008, dopo lo scandalo dei mutui subprime americani e la sua propagazione nell’economia mondiale. Ciò ha fornito un’improvvisa sfida al paradigma economico dominante. Sofisticati modelli matematici per la gestione del rischio finanziario si sono dimostrati incapaci di gestire l’avidità. L’economia trionfante del libero mercato è andata in fiamme. I mercati azionari sono precipitati e la disoccupazione è aumentata. La volatilità dei prezzi dei combustibili fossili e dei generi alimentari ha destabilizzato le economie nazionali e ha fatto precipitare milioni di persone nella povertà e nella fame.

Quando la recessione mondiale si è aggravata, ha reso necessario un intervento dei governi senza precedenti, per evitare il crollo completo del sistema finanziario. È stato versato denaro sull’economia come acqua su di un edificio in fiamme. Il tentativo di ristabilire la fiducia nelle banche e di riavviare i prestiti ha visto il trasferimento progressivo del debito ai governi, partendo dal presupposto che nessuno si preoccupa della capacità dei governi di rimborsare i propri debiti. I disordini sociali sono aumentati quando i lavoratori hanno chiesto perché i ricchi ottenessero tutti i sussidi mentre loro stessi stavano perdendo il posto di lavoro. Comprendendo la complessità della situazione, il capo della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha dichiarato: “Viviamo in tempi non lineari: i modelli e le teorie economiche classiche non possono più essere applicati e lo sviluppo futuro non può essere previsto.”

Le conseguenze degli incendi ancora latenti nel sistema economico sono tutt’altro che evidenti. Augusto Lopez-Claros, un eminente economista, ha avvertito, nel dicembre 2008, che il vero pericolo non è quello di una recessione più profonda, ma la possibilità che un massiccio intervento governativo possa produrre una parziale ripresa. I leader, convinti di aver evitato il peggio, in questo modo non riconosceranno che il sistema economico è saltato e necessita di riforme strutturali. Avendo usato ogni arma nel loro arsenale, non rimane più nulla con cui i governi possano rispondere alla prossima crisi. Questo è esattamente quello che è successo.

L’attuale paradigma economico descrive la crescita, misurata secondo il PIL, come l’unico modo per migliorare la società, vedendo la crescita economica come la soluzione a tutti i problemi.

C’è una logica nell’attaccamento degli economisti alla crescita. Un sistema basato su prestiti e debiti non può sopravvivere altrimenti. Un’economia in crescita creerà nuova ricchezza per rimborsare gli attuali prestiti e i relativi interessi. Senza crescita (o senza l’impressione della crescita che deriva dall’inflazione), non è possibile rimborsare debiti e accumulare interessi e l’intero sistema collassa come un castello di carte.

Dobbiamo mettere in discussione i valori di base su cui è basata la società contemporanea, in cui il successo è misurato dalla crescita dell’economia, degli affari e della politica, e dove un leader che non porta crescita del PIL, dei profitti o del potere viene rapidamente sostituito. Il paradigma della crescita forse è stata una risposta necessaria all’espansione della popolazione, all’aumento dell’approvvigionamento energetico e allo sfruttamento crescente delle risorse, su cui sono stati costruiti i progressi tecnologici. Tuttavia, l’ONU stima che la popolazione mondiale si stabilizzerà a metà del XXI secolo, e lo ha già fatto in molti paesi ricchi. Il declino delle riserve di combustibili fossili significa la fine del sussidio energetico a basso costo su cui si sono basate l’industrializzazione, il commercio e l’agricoltura intensiva. In un mondo fortemente sfruttato, è difficile capire da dove possa provenire un’ulteriore crescita significativa delle risorse naturali. La crescita economica come l’abbiamo conosciuta non può continuare, se non per rispondere ai bisogni dei poveri:

Bahá’u’lláh ha esposto principi guida e insegnamenti per la riorganizzazione economica. Egli ha rivelato alcune regole che assicurano il benessere della confederazione. Come i ricchi si godono la vita circondati da agi e da lussi, così anche i poveri devono avere una casa e disporre del sostentamento e delle comodità adeguati ai loro bisogni. Questo riaggiustamento dell’economia sociale è della massima importanza, perché assicura la stabilità del mondo dell’umanità e finché non sarà realizzato sarà impossibile avere felicità e prosperità. (Ibid., pag. 199)

Evitare il fenomeno del superamento e collasso significa abbandonare il paradigma della crescita per un modello basato sull’equilibrio, l’efficienza, l’equa distribuzione, le dimensioni ottimali, l’energia rinnovabile e i sistemi a ricircolo, secondo quella che comunemente viene chiamata economia circolare. Come in natura, in questo sistema, i rifiuti di una parte ne alimentano un’altra e quindi tutto viene riciclato e nulla viene mai sprecato. Ciò implica un cambiamento rivoluzionario in economia, in politica e nella società.

Questo cambiamento non sarà facile, ma è l’unico modo per spegnere l’incendio.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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