Distogliere l’attenzione dalle mancanze degli altri

di • 27 Marzo 2020

... Concentrarsi sul bene negli altri significa consentire a quella luce divina di farci vedere ciò che è più reale ...

Originale su
bahaiteachings.org

Come esseri umani siamo tutti imperfetti, un complesso mix di luci e ombre, quindi parte del compito di ciascuno di noi nella propria vita, secondo la maggior parte delle religioni, è quello di risolvere i propri difetti e di non occuparsi di quelli degli altri.

Questo è ciò che Cristo intendeva quando avvertiva di non guardare la pagliuzza negli occhi degli altri quando noi stessi abbiamo una trave nei nostri:

Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. (Matteo 7:5)

Nell’ambito degli insegnamenti bahá’í, Bahá’u’lláh ci consiglia allo stesso modo:

…non esagerare le colpe degli altri, affinché le tue possano non apparire grandi… (Bahá’u’lláhParole Celate, Persiano, n.44)

‘Abdu’l-Bahá dice così:

È mia speranza che consideriate questa questione, che scopriate le vostre imperfezioni e che non pensiate alle imperfezione altrui. Adoperatevi con tutte le forze per liberarvi dalle imperfezioni. Le anime avventate cercano sempre i difetti altrui. Che cosa può sapere un ipocrita dei difetti altrui, quando è cieco ai propri? Questo è il significato delle parole delle Sette valli. Le Sette valli sono una guida per il comportamento umano. Se non trova le proprie colpe, un uomo non diverrà mai perfetto. Nulla è più utile a un uomo della conoscenza delle proprie manchevolezze. (‘Abdu’l-BaháLa promulgazione della pace universale 268)

Sembra abbastanza semplice, ma non è un compito facile. Ciò che percepiamo come difetti negli altri spesso spicca con forza nelle nostre menti e cercare di ignorarli può essere difficile. Potrebbero anche non essere veri e propri tratti negativi che ci disturbano, ma solo peculiarità individuali che ci infastidiscono profondamente.

Molte delle cose che percepiamo come sbagliate negli altri sembrano essere fuori fase rispetto alla nostra percezione del mondo, che è stata modellata dalla nostra cultura ed esperienza. Ciò significa, forse, che dobbiamo trascurare due tipi di negatività: le cose che personalmente non ci piacciono e il tipo di azioni o comportamenti che la maggior parte delle persone considera generalmente spregevoli. Dobbiamo trovare il modo di trascurare entrambi i tipi se vogliamo veramente amare gli altri. Questa non è una cosa facile da fare, soprattutto per quanto riguarda quest’ultimo tipo di pecca.

Se distogliere la nostra attenzione dalle mancanze altrui è un compito assai impegnativo, un metodo per riuscire è quello di concentrarsi sui loro aspetti positivi. ‘Abdu’l-Bahá ha detto:

Se un uomo ha dieci buone qualità e una cattiva, considerate le dieci e dimenticate l’una; e se un uomo possiede dieci cattive qualità e una buona, considerate quest’una e dimenticate le altre dieci. (‘Abdu’l-Bahá citato da J.E. Esslemont in Bahá’u’lláh e la nuova era 227)

Per fare questo dobbiamo avere occhi che non si curano dei difetti altrui e dobbiamo servirci di pensieri positivi per superare quelli negativi:

Quando viene un pensiero di guerra, opponetegli un più forte pensiero di pace. Un pensiero d’odio dev’essere distrutto da un più potente pensiero d’amore. (‘Abdu’l-BaháSaggezza 27)

Questo concetto sembra molto simile alla nozione di pensiero positivo che permea gran parte della spiritualità popolare e dei metodi di auto-aiuto che sostengono che per diventare individui felici, dobbiamo riempire la nostra attenzione con percezioni positive ed energie edificanti. Tuttavia la concezione bahá’í di trascurare i difetti degli altri non è solo un esercizio di controllo mentale e di attenzione, essa è radicata nella natura stessa della realtà.

Una caratteristica unica della visione bahá’í della realtà spirituale riguarda infatti la nozione del male. Gli insegnamenti bahá’í sottolineano che il male in sé non esiste, ma è solo assenza di bene:

In breve, le realtà intellegibili, come tutti gli attributi e le perfezioni dell’uomo degne di lode, sono essenzialmente buone e hanno un’esistenza positiva. Il male è semplicemente la loro inesistenza. Così l’ignoranza è mancanza di sapere, l’errore mancanza di guida… Tutte queste cose sono nulla in se stesse e non hanno un’esistenza positiva…

È dunque evidente che tutti i mali non sono altro che inesistenza. Il bene ha un’esistenza positiva, il male non è altro che la sua assenza. (‘Abdu’l-BaháLe lezioni di San Giovanni d’Acri, pagg. 277, 278)

Ciò non significa che le cose che normalmente consideriamo malvagie non abbiano un impatto negativo su di noi. Lo hanno. Significa invece che il male non è un’entità oggettiva presente nel mondo. Non è una forza attiva determinata ad impadronirsi di noi. Piuttosto, il male si riferisce alla negatività concentrata nell’ego e alla mancanza di spiritualità. I desideri egoistici e crudeli del sé inferiore rappresentano il male che tutti noi dobbiamo superare.

D’altra parte Bahá’u’lláh ha spiegato che tutto nella creazione scaturisce da una o più delle qualità di Dio. Ciò significa che nel mondo, sia fuori che dentro di noi, ciò che è veramente reale è un riflesso di Dio. Il male è una semplice ombra. Gli attributi di Dio sono veramente reali. Quindi, quando trascuriamo i difetti degli altri e ci concentriamo sulle loro qualità positive, in effetti vediamo la luce di Dio in loro e vediamo la loro vera realtà.

Questa concezione veramente profonda significa che evitare di trovare la colpa non è solo una sorta di lavoro che dobbiamo fare a malincuore, ma costituisce un atto profondamente spirituale di percepire la luce divina nelle altre persone e, di fatto, nel mondo che ci circonda. Quando trasformiamo questo tipo di visione positiva in un’abitudine regolare, ci ubriachiamo della bellezza di Dio perché è tutto ciò che percepiamo.

Ciò suggerisce anche che, mentre impariamo dai nostri stessi errori, possiamo anche vedere la luce di Dio dentro di noi:

O Figlio dell’Essere! Tu sei la Mia lampada e la Mia luce è in te. Trai da essa il tuo splendore e non cercare altri che Me, poiché Io ti ho creato ricco e ho sparso munificamente su te i Miei favori. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n. 11)

Sviluppando, mettendo in atto e percependo il bene in noi stessi, accendiamo la luce divina in noi stessi, avvicinandoci al nostro Creatore. Gli insegnamenti bahá’í ci dicono che siamo stati tutti creati nobili ma diversi nella nostra progressione spirituale, eppure nessuno ha il diritto di giudicare un altro. Siamo tutti compagni di ricerca sulla stessa strada verso la verità. La luce di Dio brilla sempre su di noi. Il nostro compito: rimuovere tutto ciò che si frappone a quella luce, in modo da non rimanere più nell’ombra. Concentrarsi sul bene negli altri significa consentire a quella luce divina di farci vedere ciò che è più reale.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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