Il primo passo di un attivista: smetterla di consumare passivamente

di • 3 Gennaio 2020

... religione e spiritualità si trovano, lungo questo viaggio, liberate dalle trappole del passato e in grado di svolgere un ruolo costruttivo nella trasformazione della civiltà ...

Originale su
bahaiteachings.org

Continua il viaggio immaginifico, come metafora dell’impegno personale al servizio dell’umanità, per un mondo migliore, in questa terza parte della serie:

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7 passi verso la speranza lungo il viaggio per cambiare il mondo

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Guardare all’umanità con le lenti della scienza

Il nuovo libro di Arthur Lyon Dahl, In Pursuit of Hope, A Guide for the Seeker, pubblicato da George Ronald Books, è disponibile a questo link

Nella prima valle il cammino porta verso una vita significativa, piena di speranza e attiva nel mondo, e il primo incontro è con un drago sputafuoco: il materialismo.

Questa prima valle appare familiare perché ricorda il mondo in cui viviamo. Tuttavia, le persone in questa valle, anche se hanno gli occhi, sono cieche. La loro è una cecità dell’intelletto e dello spirito. Vagano nel deserto e inseguono miraggi.

Sono rapiti da visioni fantastiche di felicità materiale. Per essere felici credono di dover acquistare l’ultimo gadget elettronico, o l’abbigliamento che tutti devono indossare per essere considerati parte del gruppo, o la musica che afferma la loro identità, o la giusta macchina, la giusta casa o il giusto stile di vita. Eppure, una volta posseduto, il miraggio svanisce. C’è sempre un gadget, uno stile, una canzone o un oggetto ancora più nuovo che offre una soddisfazione ancora maggiore e che chiama dicendo: “Comprami, comprami, comprami”.

Questa valle intrappola la maggior parte delle persone trasformandole in consumatori passivi di beni materiali. Mantengono l’economia in crescita e consegnano sempre maggior ricchezza nelle mani delle gigantesche società che la governano. Una delle cause di questa cecità è che queste persone vedono solo la dimensione materiale della vita e cercano soddisfazione solo nei piaceri edonistici.

Una seconda causa di questa cecità materialistica deriva dal loro angolo di visione limitato, che consente loro di percepire solo una piccola parte del tutto, determinata dal proprio campo di conoscenza, dalla propria formazione professionale o dalla loro personale esperienza nella vita.

Un economista vede solo l’economia e filtra tutto secondo questo punto di vista. Un attivista politico vede solo ciò che conferma la sua ideologia e vede tutto il resto come una minaccia. Una persona religiosa è immersa nella propria tradizione e ignora completamente la ricchezza della scoperta spirituale in altre fedi. Uno scienziato può essere convinto che qualsiasi cosa non convalidata dagli strumenti della propria disciplina o non pubblicata in una rivista accademica, non meriti attenzione. Queste limitazioni diventano trappole che non lasciano alcuna via d’uscita da questa valle.

La cecità dell’intelletto rifiuta la scienza e la conoscenza quando esse appaiono scomode. Per coloro che sono affetti da questa cecità la verità è qualunque cosa tu voglia che sia e non ha alcuna relazione con la realtà oggettiva. Per coloro che sono ciechi spiritualmente il fine – di solito potere o denaro – giustifica qualsiasi mezzo. Questa cecità anti-intellettuale può essere molto calcolatrice, disonestamente selettiva nell’uso degli strumenti della scienza per i propri fini. È anche molto apprezzata perché, presentando tutto in bianco e nero, conferisce l’illusione della certezza assoluta, e così porta conforto.

La cecità dello spirito condivide molte di queste caratteristiche e inoltre nega qualsiasi realtà spirituale e considera gli esseri umani solo come animali con bisogni e desideri fisici che possono essere soddisfatti con piaceri carnali e ricchezza materiale. Nega qualsiasi scopo o significato umano superiore e vede l’esistenza solo come il risultato di processi casuali. Gli insegnamenti bahá’í invitano a liberarsi da questa cecità:

È Nostra speranza che, grazie al tenero amore dell’Onnisciente, del Sapientissimo, sia dissipata la polvere ottenebrante e sviluppato il potere di percezione, acciocché le genti scoprano il fine per cui sono state tratte all’esistenza. In questo Giorno tutto ciò che giova a ridurre la cecità e ad acuire la visione spirituale è degno di considerazione. (Bahá’u’lláhTavole 31)

La scienza e la storia mostrano entrambe che ogni essere umano ha un innato bisogno di significato nella vita, una ricerca di sé, dell’universo e delle relazioni che danno alla vita uno scopo. La spiritualità, in questo senso, si riferisce alla necessità naturale e universale di comprendere il mondo e il nostro posto in esso. Questa spiritualità può assumere molte forme: secolare o religiosa, nella natura e nelle scienze, nell’arte, nella musica e nella poesia. Quando una persona non trova un senso alla propria vita o rifiuta questa necessità di significato, il vuoto nella sua esistenza lascia un’ansia fondamentale troppo facilmente compensata dall’aggressività, dalla depressione, dalla dipendenza o dal consumo eccessivo di beni materiali. Questi sono i sintomi che definiscono questo deserto di anime cieche:

Pensate all’oscurità che ha avviluppato il mondo. In ogni angolo della terra ci sono lotte, discordie e guerre di qualche tipo. L’umanità è immersa nel mare del materialismo e si occupa degli affari di questo mondo. Non ha altro pensiero che i possedimenti terreni e non manifesta altro desiderio, fuorché le passioni di questa fuggevole esistenza mortale. (‘Abdu’l-Bahá, La promulgazione della pace universale 371)

Questa cecità dello spirito diventa più evidente nel rifiuto automatico di qualsiasi cosa possa essere in relazione con ciò che è stato tradizionalmente chiamato Dio o religione. Tuttavia la religione costituisce la risposta sociale e istituzionale al bisogno umano di spiritualità e soddisfa un requisito umano naturale e universale. Questo non per ignorare che molte delle peggiori atrocità che si possano immaginare sono avvenute in nome della religione, ma la religione non è forse stata usata, in questi casi, come semplice copertura per motivazioni umane più basse?

Per superare questa forma di cecità spirituale dobbiamo guardare obiettivamente alla religione, non come qualcosa di inevitabilmente antiscientifico e irrazionale, come spesso accade nelle tradizioni religiose di oggi, ma come una potenziale forza per il bene. La religione, affermano gli insegnamenti bahá’í, può rappresentare l’unità piuttosto che la divisione ed essere in armonia con la scienza e la ragione, fornendo allo stesso tempo risposte a domande sullo scopo, sul significato e sulla motivazione della vita degli esseri umani:

In verità, la religione è luce radiosa e invincibile maniero per la protezione e il benessere dei popoli del mondo, perché il timor di Dio costringe l’uomo ad aggrapparsi a ciò che è bene e a schivare il male. Ove la lampada della religione si spegnesse, nascerebbero caos e confusione e le luci dell’equità e della giustizia, della tranquillità e della pace cesserebbero di brillare. (Bahá’u’lláhTavole 114)

In questo senso religione e spiritualità si trovano, lungo questo viaggio, liberate dalle trappole del passato e in grado di svolgere un ruolo costruttivo nella trasformazione della civiltà. Invito tutti a mettere da parte ogni pregiudizio a priori contro la religione per tutta la durata di questo viaggio.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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