Chi stabilisce chi siano i nostri nemici?

di • 24 Gennaio 2020

... Quindi, quando qualcuno al potere cerca di descrivere un gruppo di persone come nemici, facciamo del nostro meglio per non farci influenzare ...

Un mio amico, un veterano della guerra del Vietnam come me, ha recentemente visitato il Vietnam. Quando è tornato gli ho chiesto “Come è andata?” e lui mi ha risposto “Sono i nemici più belli che abbia mai incontrato.”

Abiamo riso per la battuta ma la sua osservazione ha toccato una verità profonda.

Quelli che una volta erano i nostri nemici giurati, i vietnamiti del nord, hanno intrapreso una delle guerre più lunghe contro gli Stati Uniti. Li abbiamo uccisi e loro ci hanno ucciso. Oggi, quarant’anni dopo, dopo che i vietnamiti hanno vinto la guerra e gli Stati Uniti l’hanno persa, i due paesi intrattengono relazioni diplomatiche amichevoli. Ora i veterani di quella guerra possono parlarsi da pari a pari, sorridere e ridere insieme, e visitare i reciproci paesi.

Io e il mio amico, entrambi bahá’í ed entrambi obiettori di coscienza, durante il conflitto non portavamo armi, non uccidevamo nessuno e non abbiamo mai visto i vietnamiti come nostri nemici personali. La maggior parte dei soldati con cui prestammo servizio, invece, li consideravano nemici personali e raramente esitavano a sparare a vista. Quella guerra infruttuosa ha causato la morte di 58 mila americani e forse 3 milioni di vietnamiti, eppure oggi i vietnamiti non sono più i nostri nemici. I nostri paesi mantengono normali relazioni diplomatiche e commerciali. I veterani di quella guerra oggi si stringono la mano, si raccontano storie e fanno amicizia.

Tutto ciò fa riflettere sul significato della parola “nemico”, non è vero? Quando qualcuno, specialmente qualcuno al potere, ti dice di trattare un gruppo di persone come nemici, forse dovremmo interrogarci sui motivi.

Gli insegnamenti bahá’í ci chiedono di non considerare nessuno come un nemico:

Come Dio ama tutti ed è gentile con tutti, così anche noi dobbiamo realmente amare tutti ed essere gentili con tutti. Non dobbiamo considerare nessuno cattivo, nessuno degno di essere detestato, nessuno un nemico. Dobbiamo amare tutti, dobbiamo considerare tutti come parenti, perché tutti sono servi di un unico Dio. (‘Abdu’l-BaháLa promulgazione della pace universale 293)

O amati del Signore! In questa sacra Dispensazione i conflitti e le contese non sono in alcun modo permessi. Ogni aggressore si priva della grazia di Dio. È dovere di ciascuno di mostrare perfetto amore, massima rettitudine di condotta, dirittura e gentilezza sincera verso tutti i popoli e tutte le razze del mondo, siano essi amici o sconosciuti. Così intenso sia lo spirito d’amore e di gentilezza amorosa, che lo sconosciuto trovi in noi un amico e il nemico un vero fratello, non esistendo alcuna differenza fra loro. (‘Abdu’l-Bahá, Ultime volontà e testamento 7)

Questo insegnamento, che dovremmo mostrare ai nostri nemici amore e non odio, si ritrova lungo tutta la vera religione. La Torah dice:

Non ti rallegrare per la caduta del tuo nemico e non gioisca il tuo cuore, quando egli soccombe. (Proverbi 24:17)

Cristo disse:

Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico;
ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,
perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. (Matteo 5:43-45)

Nell’Islam, Maometto ha dato ai suoi seguaci lo stesso consiglio:

Ché non son cosa eguale il bene e il male, ma tu respingi il male con un bene più grande e vedrai allora che colui che era a te nemico, ti sarà caldo amico. (Il Corano XLI, 34)

Il Buddha, nei Majjhima Nikāya, ordinò a tutti i monaci buddisti di non trattare nessuno come un nemico:

Non deve l’animo mio essere turbato, nessuna parola cattiva deve sfuggire dalla mia bocca, voglio rimanere amichevole e compassionevole, con animo amorevole, senza segreta malizia. (Majjhima Nikāya 21: Kakacûpama Sutta, Riscrittura a partire dall’italiano di De Lorenzo, da Pier Antonio Morniroli ed Enrico Federici)

Questo, ovviamente, rende la vera religione difficile da praticare. Amare i propri nemici, ciò che alcuni hanno chiamato “l’impossibilità del cristianesimo”, si applica anche a tutte le grandi Fedi. Questa profonda legge spirituale ci chiede di considerare i nostri cosiddetti nemici, esseri umani come noi, di capire perché possano provare ostilità e odio verso di noi e di amarli nonostante i loro sentimenti e le loro azioni.

Gli insegnamenti bahá’í riprendono questa eterna ammonizione chiedendo a coloro che li seguono non solo di amare il proprio nemico, ma, prima di tutto, di smettere di considerare chiunque come un nemico:

Stiamo prodigandoci con tutta l’anima, senza riposare né giorno né notte, senza fermarci un attimo, per trasformare questo mondo umano in uno specchio del’unità di Dio. Quanto più dunque dovranno riflettere quell’unità gli amati del Signore? E questa vagheggiata speranza, questo nostro ardente anelito sarà visibilmente esaudito solo il giorno in cui i veri amici di Dio si leveranno ad applicare i Precetti della Bellezza di Abhá – possa la mia vita essere un sacrificio per i Suoi amanti! Uno dei Suoi precetti è questo, che l’amore e la buona fede debbono tanto dominare il cuore umano che gli uomini reputino lo straniero un amico intimo, il malfattore un congiunto, l’ostile un amato, il nemico un caro e intimo compagno. Chi li uccide, essi lo chiameranno dispensatore di vita; chi si allontana da loro, lo vedranno come uno che va verso di loro; chi nega il loro messaggio, lo guarderanno come uno che ne riconosce la verità. Ciò significa che devono trattare tutta l’umanità come trattano i simpatizzanti, i confratelli, gli amati e gli amici intimi. (‘Abdu’l-Bahá, Antologia, pagg. 85, 86)

Questo insegnamento spirituale, se seguito correttamente, può aiutarci a eliminare l’asimmetria dell’attribuzione del motivo, l’idea che i nostri nemici abbiano motivazioni basate sull’odio mentre le nostre sono basate sull’amore. Questo pregiudizio, che mette un gruppo di persone contro l’altro, non può essere sostenuto quando amiamo il nostro presunto nemico come “un caro e intimo compagno”. Quindi, quando qualcuno al potere cerca di descrivere un gruppo di persone come nemici, facciamo del nostro meglio per non farci influenzare.

Questo concetto radicale, che non abbiamo veri nemici, pervade i principi bahá’í e fornisce le basi per il principio fondamentale dell’assoluta unicità dell’umanità:

Nei secoli passati ogni sistema di credenze religiose ha vantato la propria superiorità ed eccellenza, svilendo e disprezzando la validità di tutti gli altri. Ciascun sistema ha proclamato che il proprio credo è luce e gli altri sono tenebre. I credenti hanno considerato l’umanità come due alberi, uno divino e misericordioso e l’altro satanico. Hanno pensato di essere i rami, le foglie e i frutti dell’albero divino e hanno ritenuto tutti coloro che avevano un credo diverso un prodotto dell’albero satanico. Perciò fra loro vi sono stati continuamente rivolte e lotte, stragi e conflitti. La religione è stata la più grande causa di alienazione umana, perché ogni parte ha considerato le credenze degli altri un anatema privato della misericordia di Dio.
Gli speciali insegnamenti di Bahá’u’lláh si rivolgono all’umanità dicendo: «Siete tutti foglie di un solo albero». Egli non dice: «Siete foglie di due alberi: uno divino, l’altro satanico». Egli ha dichiarato che ogni singolo membro della famiglia umana è una foglia o un ramo dell’albero di Adamo, che tutti trovano asilo sotto la protezione della misericordia e della provvidenza di Dio, che tutti sono figli di Dio, frutti dell’unico albero del Suo amore. Dio è parimenti compassionevole e gentile con tutte le foglie, i rami e i frutti di questo albero. Perciò non c’è nessun albero satanico e Satana è un prodotto della mente umana e dell’istintiva tendenza umana verso l’errore. Dio solo è il Creatore e tutti sono creature della Sua possanza. Perciò, dobbiamo amare tutti gli esseri umani come Sue creature e comprendere che tutti crescono sull’albero della Sua misericordia, che tutti sono servi del Suo volere onnipotente e manifestazioni del Suo compiacimento. (‘Abdu’l-BaháLa promulgazione della pace universale, pagg. 252, 253)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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