Matrimoni interrazziali: storie di integrazione e di attivismo

di • 6 Dicembre 2019

... In un’epoca in cui i matrimoni interrazziali erano illegali in gran parte degli Stati Uniti, i Lambs e i McHughs trasformarono il loro amore in fari di speranza per gli altri esseri umani ...

Originale su
bahaiteachings.org

Terza e ultima parte della serie:

Articolo precedente:
Matrimoni interrazziali: storie di difficoltà e di successi

In un’epoca in cui i matrimoni interrazziali erano illegali in gran parte degli Stati Uniti, i Lambs e i McHughs trasformarono il loro amore in fari di speranza per gli altri esseri umani.

Altre due coppie interrazziali sono intervenute alla serata che mia madre e io abbiamo organizzato – Madelaine e Mickey Lamb e Anita e Dermot McHugh – e le loro storie ci hanno raccontato la natura dei tempi in cui si sono formate e le lotte che hanno affrontato.

Madelaine è cresciuta in una famiglia bahá’í, quindi ha imparato l’importanza dell’unità nella diversità in un momento in cui vigeva la segregazione. Louis Gregory, un bahá’í afroamericano il cui matrimonio è probabilmente stato il primo matrimonio interrazziale nella comunità bahá’í americana, ha introdotto la fede bahá’í al padre di Madeline, Albert James. Gli scritti bahá’í sottolineano la necessità che i bianchi e i neri si riuniscano con il massimo amore e affetto:

Sforzati che i neri e i bianchi possano riunirsi in un luogo d’incontro e, con il massimo amore, associarsi fraternamente tra di loro, in modo che le controversie e i conflitti possano svanire tra i bianchi e i neri … Non vi è modo migliore per suscitare affetto tra i bianchi e i neri dell’influenza della Parola di Dio. (‘Abdu’l-Bahá, da un allegato ad una lettera scritta il 2 aprile 1985, per conto della Casa Universale di Giustizia, all’Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í degli Stati Uniti, traduzione personale)

Oggi brani come questo appaiono forse naturali a coloro che hanno amici con la pelle di colori diversi, ma fino agli anni ‘60 affermazioni come queste suonavano radicali. La famiglia di Madelaine, la prima di fede bahá’í nella contea di Howard, nel Maryland, la aiutò a diventare la prima afroamericana a frequentare la Waterloo Junior High School nel 1961. Lei rappresentava una famiglia di pionieri che hanno fatto storia ovunque andassero:

“La contea iniziò gradualmente a bandire la segregazione dalle sue scuole. L’ultima scuola tutta nera, la Harriet Tubman High School, fu chiusa nel 1965. Più tardi, nel 1966, mia madre, Ruth James, fu nominata membro del Board of Education della Howard County per un mandato di cinque anni, diventando la prima donna nera e la seconda donna nel consiglio scolastico. Il nostro matrimonio, l’11 maggio 1968 a Columbia, fu il primo matrimonio che si tenne nel primo centro della comunità di Columbia. Fu uno dei primi matrimoni interrazziali nella contea di Howard. Altri due matrimoni interrazziali precedenti al nostro sono registrati nei registri dei matrimoni della Contea di Howard, ma siamo stati i primi a Columbia dopo che una legge del 1967 abbrogò le leggi sui matrimoni interrazziali.”

Mickey, suo marito, ha parlato della diversità che è sempre stato in grado di trovare grazie alla comunità bahá’í:

“Sono cresciuto nella Contea di Highland, in Virginia… Là non c’erano afroamericani nelle scuole e solo pochissimi nella contea… Madelaine e io alla fine ci siamo conosciuti attraverso alcune conferenze che i giovani bahá’í organizzavano nell’area di Washington DC e io percorrevo oltre 150 miglia da dove vivevo nella Shenandoah Valley in Virginia per partecipare a questi incontri e così ho conosciuto Madelaine e molti altri giovani bahá’í… dopo un po’ non abbiamo più sentito la differenza di età e così abbiamo iniziato ad uscire insieme. Come bahá’í non ci preoccupavamo dei tabù sugli incontri interrazziali. Questo modo di pensare è radicato negli insegnamenti bahá’í e quindi a noi la razza non importava.”

Gli insegnamenti bahá’í non si limitano a menzionare l’unità razziale e l’amicizia, ma ne fanno uno dei principi fondanti della Fede bahá’í:

…l’umanità è una sola specie, una sola razza e una sola progenie che abita lo stesso globo. Nel piano creativo non ci sono differenze e separazioni razziali, come francesi, inglesi, americani, tedeschi, italiani o spagnoli. Tutti appartengono a un’unica famiglia. Questi confini e queste distinzioni non sono naturali e originari, ma umani e artificiali. Tutti gli esseri umani sono frutti di un solo albero, fiori dello stesso giardino, onde di un unico mare. (‘Abdu’l-BaháLa promulgazione della pace universale 130)

Sapendo questo, molti bahá’í hanno fatto in modo che le loro vite riflettessero questa unità, questa armonia e questa libertà dai pregiudizi. Una bahá’í bianca, la madre di Dermot McHugh, prese particolarmente a cuore questo principio di unità.

La famiglia di Dermot era molto povera, quindi avevano diritto ad un alloggio governativo. Sua madre però non voleva che suo figlio fosse esposto al bigottismo tipico degli alloggi governativi dove vivevano solo bianchi, quindi si trasferirono nel quartiere nero e iscrisse i figli a una scuola per neri. Per questo motivo i suoi figli svilupparono, durante la loro gioventù, amicizie profonde con ragazzi di ogni colore, che li misero a conoscenza della vita di un gruppo demografico che aveva dovuto affrontare molti anni di oppressione. La sorella di Dermot, la prima laureata bianca della Central High School, in seguito, prese parte attiva nel movimento per i diritti civili. Partecipò anche a dimostrazioni davanti al Brown Theatre nel Kentucky, che all’epoca era aperto solo ai bianchi. La famiglia di Dermot capì che l’amore vero e sincero si manifesta nel servizio al prossimo.

Come dicono gli insegnamenti bahá’í:

Perciò, anche voi dovete pensare a tutti, si che l’umanità possa essere educata, il carattere temperato e questo mondo si cangi in un Giardino dell’Eden. Amate tutte le religioni e tutte le razze di vero e sincero amore e mostratelo nei fatti e non solo con le parole; queste non hanno importanza, perché, nei discorsi, tutti gli uomini sono amici, ma meglio è agire. (‘Abdu’l-BaháAntologia, pagg. 72, 73.)

A proposito di amore vero e sincero, concludiamo con il racconto di Dermot del suo primo appuntamento con Anita. Aveva 25 anni e lei 28 quando si sono incontrati:

“Ero molto attratto da lei ma lei non lo era da me. La prima cosa che accadde fu che lei aveva una macchina e io vivevo con i miei due fratelli: uno era all’università e uno lavorava in un piccolo negozio di alimentari… Chiamai Anita e le chiesi se le sarebbe piaciuto andare a vedere un film in un drive-in. Non so come glielo abbia chiesto… Lei accettò avendo dato per scontato che andassimo tutti. Poi scesi e salii in macchina. ‘Dove sono i tuoi fratelli?’, chiese. ‘Loro non vengono’, risposi.”

Tutti sono scoppiati a ridere dopo che Dermot ci ha raccontato quanto Anita fosse scioccata dopo essersi accorta che lui l’aveva indotta ad andare ad un appuntamento senza che lei se ne fosse resa conto. Ci ha assicurato che nel giro di pochi mesi lei cambiò atteggiamento e dopo un anno si sposarono nel centro bahá’í di Washington DC, il giorno del suo compleanno. Hanno poi continuato a diffondere questi insegnamenti universali di unità in Africa, dove hanno vissuto per 47 anni e cresciuto i loro tre figli.

Ognuna di queste coppie interrazziali che vi ho presentato in questa serie di articoli ha avuto esperienze diverse nella vita, ma tutte hanno una prospettiva comune e condivisa: le loro forti convinzioni bahá’í e una dedizione assoluta al principio dell’unità del genere umano:

Bahá’u’lláh ha insegnato l’unità del genere umano, vale a dire che tutti i figli degli uomini sono sotto la misericordia del Grande Dio. Sono i figli di un solo Dio, sono addestrati da Dio. Egli ha posto la corona dell’umanità sulla testa di ognuno dei servitori di Dio. Pertanto tutte le nazioni e tutti i popoli devono considerarsi fratelli. (‘Abdu’l-Bahá, ‘Abdu’l-Bahá in London, pag. 28, traduzione personale)

Se questo articolo vi è piaciuto potete ricevere tempestivamente informazioni sui prossimi con i seguenti link: la nostra Newsletter, like sulla nostra pa­gi­na Facebook, follow su Twitter.

Se ritenete che queste considerazioni possano essere un contributo utile alla riflessione di altre persone condividete l’articolo sui social network usando i pulsanti che trovate qui in fondo.

Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

Print Friendly, PDF & Email