Comprare la felicità

di • 4 Ottobre 2019

... Nella vita occorre mantenere un sano equilibrio tra tutto ciò che essa ha da offrirci e ciò che scegliamo per noi stessi e per gli altri ...

Originale su
bahaiteachings.org

Tutti conosciamo il detto: “La felicità non si può comprare”. Forse l’abbiamo sentito da un genitore, da un insegnante, da un compagno di scuola, da un prete o da qualcuno che ci stava dando un consiglio saggio.

Tuttavia molti pensano ancora che sia possibile comprare la felicità. I bambini, in particolare, credono che il nuovo giocattolo, appena uscito e molto pubblicizzato, porterà loro una gioia infinita. Anche i grandi si comportano nello stesso modo quando le aziende annunciano l’ultimo cellulare o una nuova auto di lusso. Subiamo tutti il fascino dell’ultimo modello o di quello più alla moda. Quando la pubblicità imperversa molti di noi si lasciano trascinare.

Una volta comprate queste cose capiamo presto che la gioia è solo temporanea. La saggezza insegna che ciò che è veramente significativo nella vita non si può comprare: la salute, un buon lavoro, un buon coniuge, un amico, un riconoscimento e così via.

Quando finalmente ci rendiamo conto che il denaro non compra la felicità, cerchiamo di dare un senso alle nostre vite in altro modo, ad esempio curando i rapporti con gli amici e con i familiari o facendo una buona azione senza secondi fini o mantenendo una buona reputazione. Facciamo più affidamento su noi stessi per trovare gioia e appagamento, piuttosto che sulle “cose”. Le piccole gioie hanno più significato.

Alla fine ci rendiamo conto che le persone ci amano sinceramente per quello che siamo e non per le cose che possediamo e che per questo apprezziamo maggiormente il loro amore. Quando ci rendiamo conto che l’amore delle cose impallidisce in confronto all’amore delle persone e all’amore di Dio, allora troviamo la vera felicità.

Il Dalai Lama ha dichiarato: “Lo scopo della vita è essere felici”. Gli insegnamenti bahá’í dicono:

…finché le imprese materiali, i talenti fisici e le virtù umane non siano rafforzate da perfezioni spirituali, qualità luminose e attributi di misericordia, non ne verrà né frutto né risultato, né si conseguirà la felicità del mondo dell’umanità, che è la mèta suprema. (‘Abdu’l-BaháAntologia 267)

Gli insegnamenti bahá’í, tuttavia, affermano che non c’è nulla di intrinsecamente sbagliato nell’acquistare e nel possedere cose, a condizione che quelle cose non finiscano per possedere noi:

Il distacco non consiste nel dare fuoco alla propria casa, nell’andare in fallimento, nel gettare la propria fortuna fuori dalla finestra o nel dare via tutti i propri averi. Il distacco consiste nell’astenersi dal lasciare che i nostri possedimenti ci posseggano. (‘Abdu’l-BaháDivine Philosophy, p. 135, traduzione personale)

Cioè tutti i possedimenti materiali a cui abbiamo accesso per soddisfare alcuni bisogni o desideri da noi percepiti. Ciò è particolarmente vero per le persone che vivono nel mondo “sviluppato”, che possiedono una grande ricchezza. Ci sono scaffali e scaffali pieni di prodotti sovrapposti in alte pile l’uno sull’altro in qualsiasi negozio. Quando la madre di mia moglie, sposa di guerra, è arrivata qui per la prima volta alla fine della Seconda guerra mondiale ed è entrata in un negozio di alimentari, la varietà sconvolgente e l’offerta di beni facilmente accessibili la lasciarono sbalordita.

Quasi tutti danno questa prosperità materiale per scontata e siamo seccati quando ciò che vogliamo non è disponibile immediatamente e magari impiega tre giorni per la spedizione. Ma stiamo migliorando. La produzione giapponese ha iniziato il principio del kaizen (miglioramento continuo), parte del quale si è evoluto in JIT, cioè Just In Time, negli anni ’60 e ’70 in Toyota. Con il sistema JIT si producono componenti o prodotti solo quando sono necessari e solo nelle quantità necessarie. Non è un buon concetto, piuttosto che un’eccessiva produzione di cose che non si vendono o diventano obsolete troppo rapidamente?

Non sarebbe bello se tutto ciò che viene prodotto trovasse una casa diversa da una discarica?

Dipende dalle priorità, le priorità che scegliamo nella nostra vita. Cosa metteremo per primo? La felicità? Possedere cose? Essere benvoluti? Avere una vita comoda? Il lavoro? La famiglia?

Nella vita occorre mantenere un sano equilibrio tra tutto ciò che essa ha da offrirci e ciò che scegliamo per noi stessi e per gli altri. Mettere Dio al primo posto, come fondamento di qualunque vita si voglia costruire, può creare questo equilibrio. Gesù Cristo ci ha dato due comandamenti per ottenere questo risultato:

Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi.” (Vangelo secondo Marco 12,28-31)

Bahá’u’lláh ha scritto nella sua epistola a Napoleone III:

In verità, quel che in questo giorno vi distoglie da Dio è tutto ciò che nella sua essenza è mondano. Rifuggitene e avvicinatevi alla Più Sublime Visione, a questo radioso e risplendente Sito. Benedetto colui che non permette che nulla si intrometta fra lui e il suo Signore. Sicuramente, se si giova con giustizia dei benefici di questo mondo, nessun male potrà accadergli, poiché abbiamo creato ogni cosa per quei Nostri servi che credono sinceramente in Dio. (Bahá’u’lláhGli inviti del Signore degli Eserciti 41)

Se questo articolo vi è piaciuto potete ricevere tempestivamente informazioni sui prossimi con i seguenti link: la nostra Newsletter, like sulla nostra pa­gi­na Facebook, follow su Twitter.

Se ritenete che queste considerazioni possano essere un contributo utile alla riflessione di altre persone condividete l’articolo sui social network usando i pulsanti che trovate qui in fondo.

Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

Print Friendly, PDF & Email