Esprimersi con cortesia

di • 13 Settembre 2019

... Essere cortesi e non usare volgarità mostra considerazione per ogni persona e per la nobiltà della sua anima ...

Originale su
bahaiteachings.org

Qualche giorno fa, in un luogo pubblico con molti bambini presenti, ho sentito un uomo pronunciare alcune delle parolacce peggiori che abbia mai sentito.

La libertà e la sua espressione – anzi, la capacità stessa di garantire la libertà in una società – dipendono senza dubbio dalla cultura e dall’educazione dei singoli individui e dalla loro capacità di affrontare le sfide della vita con equilibrio. Che una società sia civile, in altre parole, dipende dal presupposto che le singole persone, che compongono quella società, sappiano essere civili.

Gli insegnamenti bahá’í dicono:

Sii degno della fiducia del tuo vicino e trattalo con viso sorridente ed amichevole. Sii tesoro per il povero, ammonitore per il ricco, risposta al grido del bisognoso, custode della santità della promessa. Sii equo nel giudicare e cauto nel parlare. (Bahá’u’lláh, Epistola al figlio del Lupo 65)

Quell’uomo sboccato che ho sentito – e che hanno sentito anche tutti i bambini presenti – non era assolutamente cauto nel parlare.

Molti pensano che pronunciare volgarità rappresenti la massima libertà di espressione, eppure le volgarità sono indice di un linguaggio socialmente offensivo. Producono forse qualcosa di buono per la società?

Le volgarità costituiscono un sottoinsieme del lessico di una lingua generalmente considerato assolutamente scortese, maleducato e offensivo. Possono svilire qualcuno o qualcosa o mostrare un’emozione intensa. La bestemmia poi, nel suo senso originale e letterale, si riferisce ad una mancanza di rispetto per cose ritenute sacre, cioè quelle cose che ispirano o meritano venerazione

Abbiamo davvero bisogno di usare parole volgari

Apparentemente le parole volgari aggiungono enfasi ma quando vengono usate per descrivere le persone o le loro azioni, sono parole generalmente degradanti, non solo per chi ascolta ma anche per chi parla. Spesso sono usate per inveire, senza il minimo senso del pudore, contro qualcuno che non dà la precedenza. L’uso di tali parole per descrivere qualcuno lo priva della sua umanità, lo pone alla stregua di un oggetto invece che di un essere umano con i propri pensieri e i propri sentimenti come tutti.

Alcune parole culturalmente dispregiative hanno lo stesso effetto, specialmente se usate da una razza per descriverne un’altra. Si imparano queste parole e queste espressioni da bambini ascoltandole nelle conversazioni di tutti i giorni. Ecco perché dare il buon esempio di fronte ai bambini è così importante, sia per i genitori che per tutti gli adulti. Se sentiamo che i nostri figli usano queste parole è nostro obbligo insegnare loro quanto siano offensive e non dovremmo mai accettare l’uso di un tale linguaggio.

La mia esperienza è che le parole volgari sono usate così spesso tra alcuni adulti che hanno perso il loro impatto originale e ormai nessuno si scandalizza più. Spesso mi capita di ascoltare conversazioni in cui le parole volgari vengono usate in abbondanza, come se fossero una forma punteggiatura. Queste parole vengono usate automaticamente, senza pensarci, senza considerazione, non diversamente dall’aggiungere un articolo o una congiunzione a una frase. Che cosa si sta dunque cercando di enfatizzare? Chi parla non capisce che il suo costante flusso di parole volgari degrada il suo stesso discorso?

Morale: essendo stato anche io uno che ha sproloquiato durante l’adolescenza e la gioventù, oggi credo che usare tali parole sia auto-degradante. In quel periodo ho mostrato un atteggiamento poco accorto, ho mostrato di non pensare con coscienza e gentilezza ai sentimenti degli altri e mi sono svilito di fronte a coloro che mi hanno sentito pronunciare tali parole

Non abbiamo bisogno di degradare noi stessi o gli altri, anzi, dovremmo elevarci a vicenda con parole gentil

Bahá’u’lláh si è espresso con decisione su questo tema:

O genti di Dio! V’esorto ad attenervi, alla cortesia perché essa è la più grande di tutte le virtù. Fortunato chi è illuminato dalla luce della cortesia e ammantato nella veste della rettitudine. Chi di essa è permeato ha in verità raggiunto un sublime stadio. (Bahá’u’lláhTavole 81)

Essere cortesi e non usare volgarità mostra considerazione per ogni persona e per la nobiltà della sua anima.

Perseverate, dunque, con diligenza e con fermezza su questa strada. E facendolo, cercate di percepire la nobiltà di ogni essere umano, ricco o povero, uomo o donna, cittadino o paesano, operaio o impiegato, indipendentemente dall’etnia e dalla religione. (Casa Universale di Giustizia, Ai credenti nella Culla della Fede, 28 luglio 2008)

Penso ai messaggeri di Dio, ad ‘Abdu’l-Bahá e ad altri come buoni esempi nell’argomentare le proprie idee con un linguaggio sempre premuroso e cortese. Le loro parole più forti, usate come enfasi, potevano essere le espressioni “Dio proibisca” oppure “Proibisca Il Cielo.

Non riesco a pensare a parole più forti per descrivere come dovremmo sentirci quando usiamo parole volgari.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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