Aprire la casa e il cuore alla comunità

di • 6 Settembre 2019

... In questo modo le nostre case si trasformano da luogo di svago individuale in radioso focolare che può essere una fonte costante di calore, conforto, felicità e gioia per gli amici ...

Originale su
bahaiteachings.org

Le case in cui abitiamo svolgono un ruolo importante nella lotta alla cultura dell’isolamento.

Questa cultura incoraggia sempre più all’isolamento e all’introversione, e allontana dalla vita domestica come centro di sviluppo della comunità

Cambiare la percezione delle case nelle quali abitiamo, dunque, è un passo importante per cambiare la percezione delle comunità alle quali apparteniamo

La famiglia sarà sempre il nucleo della società, dove si riceve la prima educazione e dove si condivide lo spazio con gli altri, ma questo spazio non è semplicemente un luogo fisico e ha un enorme potere nel modellare le interazioni umane.

In molte società, man mano che l’isolamento aumenta, le abitazioni diventano uno spazio strettamente personale, che non viene condiviso con nessuno. Ogni tipo di scusa è buona per evitare di ricevere ospiti: “La mia casa è troppo piccola”, “Sono troppo disorganizzata”, “Ci sono posti più interessanti dove ritrovarsi con gli amici” …ma non è forse questo un indice del valore che assegniamo alle relazioni interpersonali?

Considerando un’abitazione, se diamo più valore alla sua grandezza o alle opportunità di divertimento che essa offre rispetto alla persona che la abita e gentilmente ci ospita, non siamo forse più preoccupati degli aspetti materiali che dell’amicizia? Se non siamo disposti a riordinare o fare spazio affinché le persone ci visitino non stiamo forse mettendo il nostro comfort davanti a quello degli altri?

Non è colpa nostra se siamo abituati a questo modo di pensare. La disponibilità di nuovi spazi sociali in contesti urbani rende facile spostarsi in un luogo pubblico più neutrale. Le persone non sono sempre a loro agio se devono ospitare, il che definisce le qualità del tipo di amicizie che si sviluppano oggi. Ma senza l’intimità creata dall’ospitare a casa propria diventa difficile consolidare una cultura di amorevole apertura al prossimo

Gli insegnamenti bahá’í, sia esplicitamente che implicitamente nella natura delle attività che promuovono, ci incoraggiano a trasformare le nostre case in centri di unità, attraverso le quali manifestare molte virtù:

Dovete manifestare totale amore e affetto verso tutta l’umanità. Non glorificate voi stessi più degli altri, ma considerate tutti vostri pari, riconoscendoli come servitori dell’unico Dio. Sappiate che Dio è compassionevole verso tutti, perciò amate tutti dal profondo del cuore, preferite i seguaci di tutte le religioni a voi stessi, siate pieni di amore verso ogni razza e siate gentili verso le persone di tutte le nazionalità. Non parlate mai sprezzantemente degli altri, ma lodate tutti senza distinzioni. Non contaminate la vostra lingua parlando male degli altri. Riconoscete i vostri nemici come amici e considerate chi vi vuole male come se volesse il vostro bene. (‘Abdu’l-BaháLa promulgazione della pace universale 495)

Invitare le persone nelle nostre case è un modo semplice e concreto per esercitarsi a mostrare amore e affetto. Ospitare significa mettere gli altri davanti a noi stessi e mostrare amore, compassione e accoglienza. Le conversazioni che facciamo nelle nostre case ci aiutano anche a modellare il tipo di relazioni e la cultura di un luogo in un modo molto diretto: iniziamo a prendere l’abitudine di fare ciò che facciamo quando siamo rilassati e siamo con amici e persone care, e quando siamo più autenticamente noi stessi

In genere questo tipo di vita familiare, calda e accogliente, è più facile da immaginare nel contesto di una famiglia agiata che abiti in una casa lussuosa dove possono essere imbandite grandi cene, nel massimo del comfort. Ma non deve essere per forza così. Possiamo invitare gli amici a casa nostra per passare momenti piacevoli, per fare musica, per pregare o per creare un qualsiasi evento in cui prevalga l’unità, anche se siamo studenti universitari che convivono con altri coinquilini o anziani che vivono da soli.

Non si tratta di offrire cibo sofisticato, di divertire costantemente gli ospiti o di creare legami basati sul benessere materiale, piuttosto cerchiamo di conversare permettendo alle persone di conoscersi. A volte questo si può ottenere organizzando che tutti cucinino insieme, o lasciando che le persone si presentino senza preavviso, o invitando qualcun altro a organizzare delle attività da svolgere a casa nostra. Non ci sono regole, è la mentalità con la quale apriamo la nostra casa ad essere fondamentale. Stiamo cercando di creare un centro di unità, non di rendere casa nostra una famosa destinazione di intrattenimento.

Ci sono molti modi di far sentire le persone a proprio agio: magari organizzare un barbecue in cortile o svolgere una qualche attività organizzata in casa nostra che è più accogliente agli occhi di una società dove le visite a casa non sono comuni. O forse possiamo giusto provare e vedere cosa succede… in fin dei conti chi lo sa? Forse le persone della nostra comunità hanno sempre desiderato trovare uno spazio così

‘Abdu’l-Bahá ha lasciato una bellissima descrizione di come dovrebbero essere le nostre case:

La mia casa è la casa della pace. La mia casa è la casa della gioia e del piacere. La mia casa è la casa delle risate e dell’esultanza. Chiunque entri attraverso l’ingresso di questa casa deve uscire con cuore gioioso. Questa è la casa della luce, chiunque vi entri deve esserne illuminato. Questa è la casa della conoscenza: chi vi entra deve ricevere conoscenza. Questa è la casa dell’amore: coloro che vi entrano devono imparare le lezioni dell’amore, così che possano sapere come amarsi l’un l’altro. (‘Abdu’l-Bahá, Star of the West, Volume 5, p. 40, traduzione personale)

In questo modo le nostre case si trasformano da luogo di svago individuale in radioso focolare che può appartenere a tutta la comunità e che può essere una fonte costante di calore, conforto, felicità e gioia per gli amici.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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