La perdita di una figlia tossicodipendente

di • 16 Agosto 2019

... Abbiamo appreso in seguito che quando era tornata in Texas, a maggio, assieme ad un’amica, aveva ceduto ancora una volta alla dipendenza. L’aggressione di quel veleno le ha fermato il cuore ...

Originale su
bahaiteachings.org

Mia figlia Renee è deceduta. La notizia mi ha colpito come una locomotiva. È arrivata una telefonata da mia nipote che è riuscita a malapena a darmi questo terribile messaggio.

Terribilmente scosso ho faticato ad assorbire il colpo e a consolarla. Nei giorni successivi ci sarebbe stato stato un servizio commemorativo. Dopo aver riagganciato il telefono, mi sono aggrappato a mia moglie – 46 anni di vita assieme – e insieme abbiamo pianto.

Renee era arrivata il giorno prima, in autobus, da casa sua, nel Kentucky, viaggiando molte ore durante la notte, per vedere sua figlia. Prima di trasferirsi là, su invito di suo figlio, Renee aveva vissuto per molti anni a Wichita Falls, in Texas, dove purtroppo era diventata tossicodipendente. Suo figlio voleva allontanarla da quell’ambiente nella speranza di aiutarla a rimanere pulita, vicina alla sua famiglia.

Il giorno dopo, Renee si era avventurata a piedi, nel caldo di mezzogiorno, per visitare un’amica che viveva a poca distanza. Nel fresco accogliente della casa le due si sono abbracciate dopo una lunga separazione. Dopo qualche chiacchiera, la sua amica si è scusata ed è andata in cucina per preparare un po’ di cibo. Quando è tornata, dopo qualche istante, Renee aveva perso conoscenza.

Come bahá’í, vedo la morte in modo diverso. Negli scritti bahá’í Bahá’u’lláh ha rivelato molti brani meravigliosi sulla vita a venire. Ci ha insegnato che ogni anima attraversa la morte e, al momento del decesso del corpo fisico, realizza il valore delle proprie azioni. Nel mondo spirituale il paradiso è la vicinanza a Dio mentre l’inferno è la lontananza dal Creatore. Per confortare coloro che hanno subito un lutto Bahá’u’lláh ha scritto:

Ho fatto della morte un messaggero di gioia per te. Perché ti duoli? Creai la luce perché diffondesse su te il suo splendore. Perché te ne schermisci?
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.32)

Sappi, in verità, che dopo la separazione dal corpo l’anima continuerà a progredire fino a giungere alla presenza di Dio in uno stato e in una condizione tali che neanche la rivoluzione dei tempi e dei secoli o le vicende e i casi di questo mondo potranno mutare. Essa durerà quanto dureranno il regno di Dio, la Sua sovranità, il Suo dominio e la Sua potenza e manifesterà i simboli e gli attributi di Dio, rivelandoNe la gentilezza amorosa e la magnanimità. Quando cerco di descrivere convenientemente la sublimità e la gloria di una posizione così eccelsa, il moto della Mia Penna s’arresta. Gli onori di cui la mano della misericordia colmerà l’anima sono tali che nessuna lingua li può adeguatamente rivelare o nessun altro mezzo umano descrivere. (Bahá’u’lláhSpigolature 161)

Quando mia figlia morì, questi confortanti brani degli scritti bahá’í mi hanno spinto a pregare che trovasse un’accoglienza amorevole mentre la sua anima si imbarcava nella fase successiva del suo eterno viaggio verso la presenza di Dio.

Nel 1969, quando Renee aveva quattro anni, sua madre si separò da me e, in base alla legge del Texas, ottenne la custodia di nostra figlia. A 15 anni Renee lasciò la casa di sua madre, si trasferì con un fidanzato, divenne tossicodipendente e rifuggì i contatti con me per lungo tempo.

Gli oppioidi includono sostanze che creano dipendenza come eroina, morfina, fentanil, codeina, ossicodone e idrocodone. Possono essere assunti per via orale, inalati, iniettati o fumati. In dosi elevate creano sentimenti di euforia e sonnolenza. All’aumentare della tolleranza, chi ne fa uso assume dosi sempre più elevate. La dipendenza da oppiacei può causare il ritiro dalla realtà, la compromissione delle capacità mentali, la messa in atto di comportamenti irresponsabili e idee suicide. Un sovradosaggio, o anche il mix errato di sostanze oppioidi come il fentanil, può causare la morte immediata. Negli Stati Uniti, nel 2017, i decessi per overdose da oppiacei sono saliti a un livello record: oltre 70.000 persone. Questo numero, superiore alle morti per violenza da arma da fuoco, per incidenti stradali o per HIV, ha fatto dell’overdose di sostanze stupefacenti la principale causa di morte per gli adulti di età inferiore ai 55 anni, negli Stati Uniti.

Secondo il dott. A-M. Ghadirian, medico praticante e professore con una vasta esperienza nella prevenzione e nel trattamento dell’abuso di sostanze stupefacenti:

Le sostanze stupefacenti… possono essere un sostituto per cose diverse in persone diverse. Per alcuni sono un antidoto dell’insicurezza e della paura… Ad altri danno un’illusione di autostima e di fiducia. Ai disperati fanno percepire un senso di speranza e a chi è desolato e depresso conferiscono un falso senso di forza e di esaltazione. Alcuni le usano per sfuggire alla noia, per andare su di giri e sentirsi euforici. Altri ancora se ne servono per alleviare il dolore e la disperazione. Qualunque ne sia la ragione, la tossicodipendenza non raggiunge lo scopo, ma offre un’illusoria escursione in un mondo di irrealtà e di piacere. È “un dirottamento psicologico” del cervello che dura qualche ora o giorno con un pesante costo da pagare più tardi. (A-M. Ghadirian, Substance Abuse: A Bahá’í Perspective [La tossicodipendenza: un punto di vista bahá’í] Bahá’í Canada Publications, Thornhill, Ontario, 2000, pp. 4-5)

Per quanto riguarda il “dirottamento del cervello” da parte dell’oppio, la base chimica di tutti gli oppioidi, che originariamente proviene dalla pianta del papavero da oppio, Abdu’l-Bahá ha dichiarato che il suo uso:

…è una sorta di demenza, mentre l’esperienza è lì ad attestare che coloro che ne fanno uso sono completamente tagliati fuori dal regno umano. Possa Dio proteggere tutti dal perpetrare un’azione tanto orrenda da porre in ruina il fondamento stesso di tutto ciò che è umano e da spodestare per sempre dal suo rango chi la compie. Ché l’oppio si afferra all’anima sì che la coscienza si spegne, si distrugge la mente, vengono corrose le percezioni. Muta il vivente in morto, estingue il naturale fervore: nessun danno può immaginarsi maggiore di quel che l’oppio infligge. (‘Abdu’l-BaháAntologia 145)

Renee ha lottato contro la tossicodipendenza per molti anni. A volte i tribunali l’hanno costretta a sottoporsi a cura. Altre volte è stata abbandonata a se stessa. L’anno scorso, a casa di suo figlio, era riuscita a rimanere pulita per otto mesi. Abbiamo appreso in seguito che quando era tornata in Texas, a maggio, assieme ad un’amica, aveva ceduto ancora una volta alla dipendenza. L’aggressione di quel veleno le ha fermato il cuore.

Mia moglie ed io preghiamo ogni giorno per il progresso dell’anima di Renee e siamo confortati dagli insegnamenti bahá’í, incoraggiati dal fatto che ci promettono un futuro eterno:

Quanto alla felicità spirituale, questa è la vera base della vita dell’uomo perché la vita è creata per la felicità, non per il dolore; per il piacere, non per il dolore. La felicità è vita; il dolore è morte. La felicità spirituale è la vita eterna. Questa è una luce che non è seguita dall’oscurità. Questo è un onore che non è seguito dalla vergogna. Questa è una vita che non è seguita dalla morte. Questa è un’esistenza che non è seguita dall’annientamento. (‘Abdu’l-Bahá, Star of the West, Volume 4, p. 163.)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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