Il significato di inclusione

di • 9 Agosto 2019

... Praticare veramente l’unità nella diversità richiede maggiore impegno, facendo il punto su chi sono i nostri amici e su chi invitiamo al nostro tavolo da pranzo ...

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bahaiteachings.org

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il 23 agosto 2019

Gli Stati Uniti sono considerati un melting pot di tante razze e culture differenti ma gli americani devono ancora capire appieno come accettare e celebrare veramente la diversità.

I fatti mostrano che residui della segregazione persistono ancora nella mentalità delle nostre comunità e che il divario tra i diversi gruppi etnici permane. Molte città degli Stati Uniti oggi soffrono a causa del problema della segregazione, molto più che in passato.

Le scuole, le organizzazioni e le comunità usano spesso i termini diversità e inclusione, e affermano di comprendere i vantaggi della diversità ma questo corrisponde al vero? Molti sostengono di amare e apprezzare la diversità ma ci ritroviamo ancora a dover lottare per creare comunità e istituzioni che adottino l’unità nella diversità.

A Peekskill, nello stato di New York, dove attualmente risiedo, è possibile vedere la diversità nelle sue numerose manifestazioni – di razza, di classe e di cultura, solo per citarne alcune. Questa diversità rende la nostra città un luogo dinamico, ricco e interessante per viverci e da visitare. Tuttavia i luoghi di culto, i centri ricreativi, i ristoranti, le caffetterie e tutti gli altri spazi in cui le persone si radunano, sono per la maggior parte frequentate da un pubblico poco diversificato.

In comunità come la mia, in cui si è verificata una ripresa economica, i nuovi arrivati ​​sono in genere attratti dall’aumento della prosperità, nonché dalla diversità e dalla cultura, che aggiungono un elemento di fascino. Ma a questa prosperità corrisponde un rovescio della medaglia.

La conseguenza di questo tipo di trasferimento demografico, invece di essere una maggiore integrazione, è l’acquisizione di potere economico e politico da parte dei segmenti più ricchi della popolazione. Ciò esclude coloro che erano già in condizioni di difficoltà ​​(di solito minoranze) nella creazione delle nuove politiche e nel processo decisionale. Man mano che la gentrificazione prende piede, queste persone, senza voce in capitolo, vengono relegate ai margini e si perde l’opportunità di creare una comunità diversificata, unita ed equa.

Quindi, il solo fatto di vivere in stretta vicinanza gli uni agli altri, non significa aver automaticamente superato le disuguaglianze e i pregiudizi, o aver prodotto immediatamente tutti i potenziali benefici che la diversità ha da offrire.

Il pregiudizio razziale è il principale obiettivo da eliminare nella lotta per l’unità e l’armonia. La gerarchia razziale creata dal pregiudizio va sradicata. Questo è il problema più complesso che ci impedisce di abbracciare veramente la diversità in questo paese. Molti vedono la diversità come una minaccia e preferiscono rimanere nelle proprie enclavi separate, perché non ne vedono i veri benefici.

Gli insegnamenti bahá’í, che hanno sempre fortemente sostenuto l’eliminazione dei pregiudizi razziale, dicono:

La dissimiglianza nella famiglia umana dovrebbe essere causa di concordia e armonia, come nella musica quando varie note differenti si uniscono per formare un accordo perfetto. Se incontrate gente di razza e colore diversi dai vostri, non diffidate di loro e non barricatevi dietro gli usi convenzionali. Siate felici e benevoli. Considerateli come fossero rose di diverso colore, che crescono nel bellissimo giardino dell’umanità e rallegratevi di essere fra loro. (‘Abdu’l-BaháSaggezza 54)

Tuttavia anche tra coloro che lavorano per porre fine al pregiudizio alcuni tendono a confondere i cambiamenti di facciata con la vera integrazione. Integrazione non significa invitare persone di colori diversi agli eventi solo per creare l’apparenza esteriore di quel giardino dai molti colori, specialmente se poi non riusciamo a includere realmente tutti, invitandoli a casa nostra, presentandoli ai vicini e, cosa più importante, condividendo il potere e abbandonando il monopolio del controllo.

Gli insegnamenti bahá’í ci chiedono di fidarci di coloro che appartengo a razze diverse dalla nostra, di mostrare loro gentilezza, di includerli. ‘Abdu’l-Bahá, figlio del profeta e fondatore della Fede bahá’í, Bahá’u’lláh, si pose come esempio di questo comportamento quando visitò gli Stati Uniti nel 1912. In quel momento sfidò lo status quo invitando le persone di colore al suo tavolo, dando loro l’opportunità di essere ascoltati e incoraggiandoli ad assumere posizioni di comando. Lo ha fatto intenzionalmente e si è rifiutato di sacrificare i principi di giustizia e di equità per confortare coloro che erano al potere.

A volte si confonde la diversità con l’assimilazione forzata, dove persone di razze diverse sono invitate al tavolo ma ci si aspetta che abdichino alla loro identità per conformarsi alla cultura dominante. Gli scritti bahá’í sfidano tale assimilazione invocando l’unità nella diversità:

Che non vi siano dubbi riguardo allo scopo animatore della Legge Mondiale di Bahá’u’lláh! …La Sua Legge non si pone in conflitto con alcun tipo di legittima fedeltà, né intende scalzare alcuna sostanziale forma di lealtà; non è suo scopo quello di estinguere nel cuore dell’uomo la fiamma di un sano e intelligente patriottismo, né di sopprimere il sistema delle autonomie nazionali così necessario ad evitare i mali di un eccessivo accentramento. Né essa trascura, o s’attenta di sopprimere, le differenze di origine etnica, di clima, storia, lingua e tradizioni, pensiero e costumi, che diversifica i vari popoli e nazioni del mondo: invita piuttosto a una lealtà più ampia, a un’aspirazione più grandiosa di qualsiasi altra che abbia mai animato la razza umana… (Shoghi EffendiL’ordine mondiale di Bahá’u’lláh, pp. 41, 42)

L’unità nella diversità richiede l’eliminazione di banalità come “non vedo il colore”, che tendono a cancellare l’identità degli individui. Praticare veramente l’unità nella diversità richiede maggiore impegno, facendo il punto su chi sono i nostri amici e chi invitiamo al nostro tavolo da pranzo. Richiede anche di porci queste domande: dove spendiamo i soldi? Alle riunioni del consiglio di amministrazione, chi prende le decisioni determinanti? Nelle scuole quali bambini vengono richiamati per essere stati cattivi e quali vengono apprezzati per i loro successi? In ambito sanitario come vengono trattate le persone di colore rispetto ai bianchi? Quelli al potere sono disposti a rinunciare al potere e a consegnarlo nelle mani di quelli con meno potere? Questo tipo di domande, e le risposte che suscitano, possono essere utili per orientarci verso la vera unità nella diversità.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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