Giornata internazionale a sostegno delle vittime della tortura

di • 5 Luglio 2019

... spingono l’umanità a compiere i passi, illuminati e moralmente fondamentali, necessari perché emerga una civiltà globale unificata dove tutti - compresi i governanti più potenti del pianeta – siano tenuti a rispettare lo stato di diritto ...

Originale su
bahaiteachings.org

Il diritto internazionale vieta risolutamente qualsiasi forma di tortura, affermando che questa non può essere giustificata da nessuna persona, gruppo o nazione in nessuna circostanza.

Fin dall’inizio le Nazioni Unite hanno condannato la tortura come uno degli atti più vili perpetrati dagli esseri umani sui loro simili.

Questo divieto assoluto fa parte di ciò che gli esperti legali chiamano “diritto internazionale consuetudinario”, che si applica a tutte le nazioni della comunità internazionale, indipendentemente dal fatto che abbiano ratificato o meno i trattati internazionali che proibiscono la tortura. Semplicemente la tortura è espressamente proibita dalla legge e costituisce un crimine contro l’umanità.

Il 26 giugno di ogni anno le Nazioni Unite celebrano la Giornata Internazionale delle Nazioni Unite a Sostegno delle Vittime della Tortura al fine di sradicare completamente la tortura e di applicare efficacemente la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

L’ONU dice che, ad ogni persona di coscienza, questa celebrazione annuale fornisce:

…l’opportunità di invitare tutte le parti interessate, compresi gli Stati membri delle Nazioni Unite, la società civile e gli individui di tutto il mondo, a unirsi a sostegno delle centinaia di migliaia di persone, in tutto il mondo, che sono state vittime della tortura e di coloro che la subiscono ancora oggi. (Nazioni Unite, Giornata internazionale a sostegno delle vittime della tortura, 26 giugno)

A me è capitato di parlare con una vittima della tortura durante la brutale guerra civile in El Salvador. Ho incontrato una persona straordinaria e da allora siamo diventati amici. Permettetemi di raccontarvi la sua storia.

Il suo nome è Ruben Zamora e oggi è Ambasciatore del Salvador presso le Nazioni Unite. Ruben non era un guerrigliero o un violento rivoluzionario. Lui e suo fratello Mario, ex procuratore generale salvadoregno, erano entrambi membri del governo che venne deposto a seguito di un colpo di stato militare. Il nuovo governo e i suoi agenti, famigerati per la loro brutalità, e squadroni paramilitari della morte hanno assassinato il fratello di Ruben e bombardato la sua stessa casa in un tentativo fallito di omicidio. In seguito Ruben è stato arrestato e torturato.

Quando ci siamo incontrati ero nel Salvador a supporto di una missione di soccorso medico per i feriti di guerra. Quando Ruben ha saputo della mia storia di obiettore di coscienza nella guerra del Vietnam, si è aperto e mi ha descritto quelle sessioni di tortura. Non ripeterò qui i dettagli perché sono tra le cose più crudeli, orripilanti e inquietanti che abbia mai ascoltato. In realtà parlarne ad altre persone mi spaventa, temo che solo conoscere quegli atti disumani possa minacciare la fede di chiunque nella fondamentale bontà dell’umanità. Di alcune cose è meglio non parlare o scrivere.

Provate a immaginare le peggiori cose possibili che una persona possa fare a un’altra, quindi moltiplicate per cento. Questo vi darà un senso dell’immensità del dolore e del tormento che Ruben ha sofferto. Ma la parte peggiore, mi ha detto, non era il dolore fisico: era il tentativo psicologico di minare la sua fiducia in se stesso, come essere umano. Lo scopo della tortura, mi ha detto, è distruggere l’anima.

Gli insegnamenti bahá’í dicono che la tortura non ha assolutamente alcun posto in alcuna civiltà. Barbarica, inumana e moralmente sbagliata per qualsiasi standard religioso, morale e umanitario, la tortura avvelena la società civile e mina lo stato di diritto. Nessun cittadino sarà mai al sicuro sotto un governo che permetta la tortura. Ecco perché i bahá’í continuano a parlarne apertamente:

… la comunità internazionale deve occuparsi di tutte le violazioni dei diritti umani, perché ogni violazione può causare a un essere umano menomazioni fisiche o mentali permanenti… bisogna bandire qualsiasi atto contrario al diritto internazionale e che violi l’integrità fisica o mentale e non solo quegli atti che arrivano ad essere una tortura o altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti. (Bahá’í International Community, agosto, 1988, Documento BIC, n. 88-0806, traduzione personale)

La Casa Universale di Giustizia, l’organo amministrativo democraticamente eletto che governa e guida i bahá’í di tutto il mondo, ha scritto che l’applicazione e l’espansione dei divieti legali internazionali contro la tortura e il genocidio aiuteranno l’umanità a sradicare la guerra stessa:

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Convenzione sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio e similari misure riguardo all’eliminazione di tutte le forme di discriminazione basate sulla razza, il sesso o il credo religioso; la tutela dei diritti dei fanciulli; la salvaguardia di ogni essere umano contro la tortura; lo sradicamento della fame e della malnutrizione; l’uso del progresso scientifico e tecnologico nell’interesse della pace e a beneficio dell’umanità – tutte queste misure, se coraggiosamente applicate e ampliate, anticiperanno il giorno in cui lo spettro della guerra avrà perso il suo potere di dominare le relazioni internazionali. (Casa Universale di GiustiziaLa promessa della pace mondiale 6)

Questa visione intransigente della tortura può avere origine dall’orrore che i bahá’í provano per le terribili torture subite da Bahá’u’lláh, il profeta e fondatore della Fede bahá’í. Imprigionato per quarant’anni, Bahá’u’lláh soffrì orribilmente per le ripetute torture e il suo corpo ne portava segni indelebili. Inoltre i bahá’í hanno sofferto innumerevoli torture per le loro convinzioni. Ancora oggi membri innocenti della comunità bahá’í vengono imprigionati in Iran dove subiscono torture perché rifiutano di abiurare la loro fede. I bahá’í sono contrari all’uso della violenza nei confronti di altri esseri umani e provano un orrore ancora maggiore quando si infliggono coscientemente dolore e lesioni, qualsiasi ne sia il motivo.

Ciò potrebbe spiegare almeno uno dei motivi per cui le istituzioni bahá’í, inclusa la Casa Universale di Giustizia, varie Assemblee Spirituali Nazionali e la Comunità Internazionale Bahá’í si sono unite a organismi governativi come le Nazioni Unite per opporsi vigorosamente alla tortura e per bandirla definitivamente. I bahá’í e le loro istituzioni hanno a lungo sostenuto la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e hanno aderito, come sostenitori, già dalle prime fasi del suo sviluppo, al trattato internazionale sui diritti umani, molto prima che le Nazioni Unite adottassero il testo della relativa Convenzione nel 1984 e che divenisse legge ufficiale internazionale nel 1987.

Per il mio amico Ruben, gli occhi vuoti, vacui e senza vita, del suo torturatore – che ha detto che non avrebbe mai dimenticato – hanno rappresentato tutte le persone che avevano ucciso suo fratello, che avevano cercato di bombardare e uccidere lui e sua moglie e i loro cinque figli nella loro casa, e che avevano fatto sparire, torturato e ucciso molti dei suoi compagni salvadoregni mentre tentavano di lavorare per la giustizia sociale. Gli occhi del suo torturatore gli sembravano completamente disumani, come se avessero perso tutta la loro vita spirituale. Per Ruben, quegli occhi rappresentavano ciò che lui considerava la parte peggiore della realtà umana.

Sono molti quelli che preferiscono non pensarci ma, nonostante la legge internazionale e la continua denuncia di questi atti brutali, la tortura continua ancora ad essere praticata. Amnesty International l’ha documentato in almeno 141 paesi. Come individui, come possiamo contribuire a fermarla?

I bahá’í credono che lo sviluppo e la diffusione di un codice morale e spirituale globale che consideri la tortura riprovevole e assolutamente proibita forniranno la migliore soluzione sistemica a lungo termine. Finché ciò non accadrà solo la vigorosa condanna di chi pratica la tortura da parte dei sistemi giudiziari dei loro paesi o dal Tribunale penale internazionale può fermare questa pratica aberrante. Tuttavia, come ha sottolineato ‘Abdu’l-Bahá, per sradicare la tortura la civiltà ha bisogno di un mezzo migliore e più efficace piuttosto che una punizione che a volte si limita a perpetuare il ciclo della violenza:

Guarda quanti istituti di pena, quante case di detenzione e luoghi di tortura si preparano per accogliere i figli degli uomini, con lo scopo di impedir loro, per mezzo di misure punitive, di commettere crimini terribili — mentre questo tormento e questa punizione servono solo ad accrescere la depravazione, e con questi metodi non è possibile raggiungere appieno lo scopo desiderato. (‘Abdu’l-Bahá in Compilazione sull’educazione 33)

Gli insegnamenti bahá’í, che da lungo tempo richiedono l’istituzione di un tribunale penale internazionale, di un parlamento mondiale e di giustizia uguale per tutti, spingono l’umanità a compiere i passi, illuminati e moralmente fondamentali, necessari perché emerga una civiltà globale unificata dove tutti – compresi i governanti più potenti del pianeta – siano tenuti a rispettare lo stato di diritto. Dobbiamo, ci dice Bahá’u’lláh, maturare collettivamente per arrivare ad un futuro pacifico, unificato e nonviolento:

In verità, essa è il mezzo più importante per assicurare la tranquillità delle nazioni. Incombe ai Sovrani del mondo – possa Dio assisterli – di aggrapparsi uniti a questa Pace, che è lo strumento principe a protezione dell’intera umanità. (Bahá’u’lláh, Epistola al figlio del Lupo 21)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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