Rispondere all’arroganza

di • 17 Maggio 2019

... Possiamo creare confini sani, necessari per condurre vite fruttuose, e rafforzarli con l’umiltà piuttosto che con la vendetta ...

Originale su
bahaiteachings.org

Come la maggior parte delle persone anche io conduco una vita molto piena. Oltre al lavoro che ho di giorno, scrivo, lavoro come modella, lavoro con i giovani nella mia comunità e passo del tempo con gli amici e con la mia famiglia.

Se a volte sembra che la vita trascorra magnificamente in tutti questi diversi contesti, altre volte pare che tanti problemi sorgano tutti contemporaneamente. Ultimamente ho notato che lo stesso specifico problema si sta verificando nei vari ambiti della mia vita: mi trovo ad affrontare toni di comunicazione offensivi, maleducati o apparentemente meschini.

Riflettendo sui potenziali motivi di ciò riconosco che, ovviamente, non è qualcosa che riguardi solo la mia esperienza. Il mondo è pieno di motivi che inducono le persone a diventare brusche e a relazionarsi male con gli altri. Prima o poi tutti proiettiamo atteggiamenti di insoddisfazione, gli uni verso gli altri. Abbiamo molti problemi comuni da affrontare e alcuni di noi ne hanno molti anche a livello personale. La maggior parte di noi conosce solo un numero limitato di modi per affrontare lo stress così pervasivo in questo momento della storia dell’umanità.

Mi rendo anche conto che i costrutti sociali – razza e genere – incidono inevitabilmente su quanto spesso io venga trattata con presunzione. Come giovane donna di colore negli Stati Uniti, è purtroppo normale che molte persone siano incoraggiate da questi aspetti della mia identità a criticarmi, ad assumere falsi preconcetti o a trattarmi duramente. Il sessismo e il razzismo attraversano la storia e il tessuto della nostra cultura, il che significa che, nella vita quotidiana, alcuni di noi si trovano spesso ad affrontare atteggiamenti di arroganza.

Se è semplice per me continuare a ruminare sui tanti possibili motivi per cui continuo a essere trattata con arroganza, una recente conversazione con una persona che stimo molto per il suo punto di vista, mi ha ricordato che è molto più produttivo definire un piano per essere pronta a rispondere. In effetti vista la spiacevole frequenza di casi in cui mi sono recentemente trovata ad affrontare questa forma di mancanza di rispetto, mi sembra necessario decidere in anticipo come voglio reagire internamente e, se necessario, esternamente.

Dopo aver chiesto consiglio ad alcune persone di cui mi fido, ho raccolto molte idee diverse. Qualcuno mi ha raccomandato di rispondere con decisione per difendermi, altrimenti le persone avrebbero continuato a calpestarmi. Altri mi hanno consigliato di mantenermi superiore a questa negatività e di non sprecare energie in queste interazioni. Secondo loro era meglio non farci caso e passare oltre.

Gli insegnamenti bahá’í suggeriscono che, qualunque sia il modo che scelgo per rispondere, questo deve essere scelto attentamente:

Ogni parola è dotata di spirito e perciò l’oratore o l’espositore devono prudentemente parlare a tempo e luogo, perché l’effetto che ciascuna parola produce è lampante e manifesto. (Bahá’u’lláhTavole 155)

Questo brano non solo afferma che i miei sentimenti sono naturali, considerando la potenza di cui il linguaggio è dotato, ma mi incoraggia anche a essere riflessiva e deliberata nel modo di rispondere a coloro che mi circondano.

Ho un naturale e innato desiderio di giustizia. A volte questo desiderio mi fa sentire come se dovessi uscire dalla mia zona di comfort e rispondere alla durezza con durezza per affrontare adeguatamente la mancanza di rispetto. Sebbene sia verosimile che difendersi sia importante, è possibile farlo mantenendo il tatto, la gentilezza e l’umiltà anche quando percepisco arroganza nei miei confronti. Gli insegnamenti baha’i dicono:

Associatevi con tutti gli uomini… in ispirito amichevole e fraterno. Se siete consci di una certa verità, se possedete un gioiello di cui altri sono privi, rendetene gli altri partecipi con linguaggio di grande gentilezza e cordialità. Se sarà accettata, se arriverà allo scopo, il vostro intento sarà raggiunto; ma se qualcuno dovesse respingerla, abbandonatelo a se stesso e supplicate Dio di guidarlo. Attenti a non comportarvi scortesemente verso di lui. Una lingua benevola è una calamita per i cuori degli uomini e pane per lo spirito, riveste di significato le parole ed è sorgente della luce della saggezza e della comprensione… (Bahá’u’lláhSpigolature 298)

Per me, questa citazione implica che esprimere la mia verità, anche se può creare disagio, non sembra contraddire il significato della gentilezza, mentre invece, è ragionevole segnalare un’ingiustizia o difendere se stessi. Dopo aver parlato, posso fare un passo indietro per dare modo agli altri di rispondere come credono. Non ho bisogno di usare il mio linguaggio per costringere le persone intorno a me a cambiare, ma posso offrire loro osservazioni che siano motivo di riflessione e che incoraggino la loro personale iniziativa al cambiamento. Di fronte all’arroganza, essere gentili e distaccati rispetto alle risposte degli altri è una sfida, ma permette anche di liberarsi dalla sgradevole sensazione di dover costringere gli altri a rispettarci ad ogni costo.

Trovo che quest’ultimo brano dagli scritti bahá’í sia particolarmente liberatorio:

Badate di non nuocere ad anima viva o di non addolorare un cuore; attenti a non ferire con le parole alcuno, noto o sconosciuto, amico o nemico. Pregate per tutti; chiedete che tutti siano benedetti, tutti perdonati. Attenti, attenti, che nessuno di voi cerchi vendetta, sia pure contro chi abbia sete del suo sangue. Attenti, attenti, a non offendere i sentimenti altrui, fosse pure un malfattore, uno che vi voglia male. Non guardate alle creature, rivolgetevi al Creatore. Non vedete le persone riottose, sebbene il Signore degli Eserciti. Non guardate la polvere, mirate in alto verso il fulgido sole, che ha fatto risplendere di luce ogni oscuro lembo di terra. (‘Abdu’l-BaháAntologia 76)

Per me questo significa che posso essere gentile con le persone intorno a me senza sentirmi in colpa, non importa quanto possano trattarmi male. In effetti è sano e va bene guardare il buono in una persona nonostante i suoi difetti e ricambiare l’ostilità col calore umano. Possiamo creare confini sani, necessari per condurre vite fruttuose, e rafforzarli con l’umiltà piuttosto che con la vendetta. A volte ci sentiamo obbligati ad entrare in una modalità difensiva ma è probabile che la risposta più efficace e che più ci protegge implichi una dolcezza e un’amore incondizionati verso gli altri, cercando di trovare il bene – e Dio – in loro.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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