Ripensare la distribuzione del profitto

di • 31 Maggio 2019

... gli individui raggiungono il loro stadio più alto seguendo un percorso di servizio e virtù, piuttosto che perseguire l'acquisizione senza fine di “una parte sempre maggiore delle risorse materiali del mondo” ...

Originale su
bahaiteachings.org

Un paio di mesi fa un articolo sul New York Times spiegava come alcune aziende distribuissero la ricchezza tra i dipendenti attraverso generosi piani egalitari di partecipazione agli utili.

L’articolo contrapponeva questa pratica a molte delle aziende odierne in cui gli utili arricchiscono principalmente gli alti livelli ma non i lavoratori comuni.

Secondo l’Enciclopedia Britannica, la partecipazione agli utili è “un sistema mediante il quale i dipendenti ricevono una quota degli utili netti della società che li impiega”. Tali pagamenti sono distinti dal normale stipendio. Anche se ora esiste in diverse parti del mondo, principalmente in Europa occidentale, negli Stati Uniti e in America Latina, ho appreso che la compartecipazione agli utili è stata introdotta per la prima volta nei lanifici inglesi alla fine del XIX secolo.

È interessante notare come, nello stesso periodo, le figure centrali della Fede bahá’í hanno commentato questa pratica:

È quindi chiaro ed evidente che l’appropriazione di ricchezze eccessive da parte di poche persone, a dispetto dei bisogni delle masse, è un’iniquità e un’ingiustizia e che, invece, anche l’uguaglianza assoluta scompaginerebbe l’esistenza, il benessere, la serenità, la pace e la vita ordinata della razza umana. In queste questioni, la cosa migliore è senz’altro la moderazione, che si ottiene quando i ricchi riconoscono i vantaggi della moderazione nell’acquisire profitti e del tener conto del benessere dei poveri e dei bisognosi, cioè stabiliscono un salario giornaliero per i lavoratori e concedono loro di partecipare agli utili complessivi della fabbrica. (‘Abdu’l-BaháLe lezioni di San Giovanni d’Acri, pp. 290, 291)

Nello stesso passaggio, ‘Abdu’l-Bahá ha aggiunto:

…i proprietari delle fabbriche accumulano una fortuna ogni giorno, ma il salario dei poveri lavoratori non basta nemmeno per le necessità quotidiane. Questo è il colmo dell’ingiustizia e sicuramente nessuna persona giusta può accettarlo. Perciò, si devono promulgare leggi e regolamenti che garantiscano agli operai un salario quotidiano e una partecipazione per un quarto o un quinto degli utili della fabbrica, a seconda dei suoi mezzi, oppure un’altra modalità che riconosca ai lavoratori un’equa partecipazione ai profitti dei proprietari. (‘Abdu’l-BaháLe lezioni di San Giovanni d’Acri, pp. 289, 290)

Oggi è difficile immaginare che possano essere molte le aziende che acconsentano a offrire ai propri lavoratori quote così generose. Anche negli Stati Uniti, secondo la U.S. Chamber of Commerce, solo il 20% circa delle aziende ha stabilito programmi di partecipazione agli utili e spesso la compensazione prevista è molto modesta. I critici possono trovare aspetti negativi nella condivisione degli utili connessi all’efficienza dei lavoratori, ai casi di fallimento, al falso in bilancio e così via. Ciononostante mi pare importante una riflessione sui principi essenziali che stanno alla base della partecipazione agli utili.

Mentre gli scritti bahá’í non affrontano la teoria economica nel dettaglio, essi offrono importanti linee guida che riguardano la creazione di una società giusta. Queste includono la necessità di eliminare gli estremi di ricchezza e povertà, la dovuta preoccupazione per il benessere dei poveri e dei bisognosi, l’importanza di bilanciare i bisogni di capitale e lavoro e il concetto che la ricchezza non è di per sé cattiva ma ha bisogno di essere spesa per il bene della società e governata con giustizia. Negli scritti di Bahá’u’lláh troviamo questa esortazione:

Non sperperate i tesori delle vostre vite preziose ad incalzar affetti turpi e corrotti e non sprecate energie nel curare i vostri interessi personali. (Bahá’u’lláhTavole 126)

Modalità eque di partecipazione agli utili sembrano essere un buon metodo per affrontare almeno alcuni dei principi sopra elencati. Date le crescenti disparità di reddito a livello globale, così come i contributi che i lavoratori danno al successo di un’azienda, la motivazione e l’aumento della produttività che la condivisione degli utili può creare, le aziende potrebbero voler rivedere questa potente idea.

Probabilmente sono più ottimista su questo tema da quando l’ho visto in azione. Durante un viaggio di lavoro l’anno scorso, ho avuto il privilegio di accompagnare un gruppo internazionale in visita alla sede della Bob’s Red Mill in Oregon. Questa società che vende cereali integrali è stata fondata alla fine degli anni ’70. Il proprietario, Bob Moore, ha creato un programma di quote azionarie per i dipendenti e li ha resi tutti dipendenti e proprietari allo stesso tempo. La differenza positiva nella cultura dell’organizzazione e l’orgoglio dei dipendenti per il loro lavoro mi sono apparsi palpabili. Lo stesso signor Moore ha ospitato la nostra delegazione e ha mostrato una chiara etica del servizio e una sincera preoccupazione per i suoi lavoratori.

Queste alte qualità morali, piuttosto che l’avidità, fanno la differenza. Sembra un concetto in gran parte dimenticato ma l’economia funziona meglio quando si basa su di un fondamento morale.

In una lettera al mondo bahá’í del 1 marzo 2017, l’organo di governo della Fede bahá’í, la Casa Universale di Giustizia, ha chiesto ai bahá’í di tutto il mondo di pensare ai loro ruoli individuali nella vita economica mondiale. Il loro consiglio mi sembra universalmente applicabile:

La vita economica è un’arena per l’espressione dell’onestà, dell’integrità, dell’affidabilità, della generosità e di altre qualità dello spirito.

La lettera prosegue affermando che gli individui raggiungono il loro stadio più alto seguendo un percorso di servizio e virtù, piuttosto che perseguire l’acquisizione senza fine di “una parte sempre maggiore delle risorse materiali del mondo”. Immaginate come potrebbe essere diversa la situazione economica se tutti prendessero a cuore questo messaggio.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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