Democrazia globale sentiero verso la pace

di • 24 Maggio 2019

... Il potere nell’era della pace mondiale richiederà di bilanciare l’unità con la diversità, l’indipendenza con l’interdipendenza, la competizione con la cooperazione ...

Originale su
bahaiteachings.org

Terza parte della serie:

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La maturità del genere umano

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‘Abdu’l-Bahá viaggiò attraverso il Nord America alla vigilia della Prima guerra mondiale, diffondendo gli insegnamenti bahá’í su come raggiungere la pace universale grazie ad un governo democratico mondiale.

Sebbene quasi settantenne, ‘Abdu’l-Bahá, il figlio di Bahá’u’lláh profeta e fondatore della fede Bahá’í, trascorse quasi un anno impegnandosi in centinaia di presentazioni, a volte più d’una in un solo giorno, nelle chiese, nelle sinagoghe e in altri luoghi, pubblici e privati.

La straordinaria storia dell’impegno di ‘Abdu’l-Bahá per la pace è tutt’altro che conclusa. Tuttavia, nonostante le occasionali battute d’arresto, enormi progressi sono stati compiuti nel campo della cooperazione internazionale.

Shoghi Effendi, che succedette ad ‘Abdu’l-Bahá come Custode della Fede bahá’í, indirizzò gran parte dei suoi scritti alla comunità bahá’í del Nord America. Alla vigilia della Seconda guerra mondiale Shoghi Effendi scrisse una serie di lettere che includevano osservazioni su di una questione critica: il principio della partecipazione equa e paritaria di tutte le nazioni:

Il mondo sta riducendosi una contrada. Volente o nolente, l’America deve affrontare questa nuova situazione e cimentarvisi. Essa deve assumersi gli obblighi imposti da questa nuova vicinanza, a prescindere da qualsiasi motivo umanitario, per scopi di sicurezza nazionale. Per paradossale che possa sembrare, l’unica speranza che le resta di districarsi dai pericoli che le si addensano attorno è quella di lasciarsi prendere in quella rete di alleanze internazionali che la Mano di un’imperscrutabile Provvidenza sta intessendo. Ritorna alla mente, nella sua particolare pertinenza e forza, il consiglio che ‘Abdu’l-Bahá dette a un alto funzionario del suo governo: Ella può meglio servire il suo Paese, se si adopererà, come cittadino del mondo, a far sì che sia alla fine applicato alle relazioni esistenti fra i popoli e le nazioni del mondo quel principio del federalismo che costituisce il fondamento del governo del suo Paese. (Shoghi Effendi,  L’avvento della giustizia divina 68)

Tutti i bahá’í credono e lavorano per una condizione futura della società organizzata in un sistema federale mondiale di carattere sia democratico che umanitario. Quel sistema nascente, delineato più in dettaglio in altri scritti bahá’í come un elemento essenziale della pace e della prosperità del mondo, detiene la chiave per un mondo libero dalla guerra e capace di garantire giustizia a tutti i suoi abitanti. Questa democrazia globale, correttamente progettata e attuata, attirerebbe i rappresentanti migliori e più brillanti di tutti i paesi. Il principio generale, dapprima insegnato da Bahá’u’lláh e qui proposto da ‘Abdu’l-Bahá, ha un’elegante semplicità:

…che le assemblee nazionali di ogni Paese e nazione – cioè i parlamenti – eleggano due o tre persone che siano le più squisite di quella nazione, e siano bene informate sulle leggi internazionali e sui rapporti fra i governi e consapevoli degli attuali essenziali bisogni dell’umanità. (‘Abdu’l-BaháAntologia 287)

Alcuni valori generali sono essenziali per questo futuro sistema di governo. Ad esempio, Shoghi Effendi ha descritto la necessità di bilanciare la lealtà patriottica alla propria nazione con una più ampia alleanza globale:

Lungi dal mirare allo sconvolgimento delle attuali fondamenta della società, essa cerca anzi di ampliarne le basi, di rimodellarne le istituzioni in maniera consona ai bisogni di questo mondo in continuo mutamento…
Né essa trascura, o s’attenta di sopprimere, le differenze di origine etnica, di clima, storia, lingua e tradizioni, pensiero e costumi, che diversifica i vari popoli e nazioni del mondo: invita piuttosto a una lealtà più ampia, a un’aspirazione più grandiosa di qualsiasi altra che abbia mai animato la razza umana, insiste sulla subordinazione delle spinte e degli interessi nazionali alle impellenti esigenze dell’unità del mondo, rigetta da un lato l’eccessivo accentramento e ripudia dall’altro tutti i tentativi volti verso l’uniformità. La sua parola d’ordine è unità nella diversità… (Shoghi EffendiL’ordine mondiale di Bahá’u’lláh, pp. 41, 42)

Il potere nell’era della pace mondiale richiederà di bilanciare l’unità con la diversità, l’indipendenza con l’interdipendenza, la competizione con la cooperazione: l’armonizzazione dello yin e dello yang, del maschile e del femminile, in una danza che richiede armonia e competenze.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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