Una più ampia lealtà verso l’umanità

di • 12 Aprile 2019

... Quell'amore è reale ed esiste. Deve solo essere invocato dai nostri cuori per apparire ...

Originale su
bahaiteachings.org

Quando è iniziata la nostra cosiddetta “era moderna”? Tutti pensiamo a noi stessi come moderni, ma non è forse stato lo stesso per tutti quelli che hanno vissuto nel passato?

Molti ritengono che l’era moderna incominciata nell’ultimo quarto del XX secolo, intorno al 1975, quando è iniziata la manipolazione delle informazioni con l’uso dei computer e delle reti informatiche.

Ormai tutti sappiamo che i computer hanno rivoluzionato l’acquisizione della conoscenza, il suo uso e la sua applicazione. Quel potere ha inaugurato questa era moderna.

Nonostante la rivoluzione tecnologica, le relazioni umane sono rimaste, però, più o meno le stesse. Non abbiamo ancora accettato tutti, ogni razza e ogni nazionalità, nella famiglia umana. L’etica di base nelle interazioni sociali, quella del “non mi dare noia, e io non la darò a te”, è stata per lungo tempo lo status quo. Questo modo di pensare si è trasformato abbastanza recentemente in “fai ciò che vuoi purché non faccia del male a te stesso o a qualcun altro”.

Tutte le moderne tecnologie sviluppate dal 1975 ci hanno aiutato a unificarci come razza umana? Sicuramente sì, il mondo è diventato molto più piccolo e più accessibile. Tuttavia, fino a quando quell’egoistico atteggiamento del “ho solo bisogno di prendermi cura di me stesso” prevarrà, secondo quanto ci dicono gli insegnamenti bahá’í, saremo ostacolati dal realizzare il nostro vero potenziale umano:

Dobbiamo continuamente costruire nuove basi per la felicità umana e creare e promuovere nuovi strumenti intesi a questo fine. Eccellente e degno d’onore è colui che si leva ad assolvere le proprie responsabilità; miserabile e spregevole chi chiude gli occhi al benessere della società e spreca la sua preziosa vita nel perseguire i propri egoistici interessi e vantaggi personali. Suprema la felicità di colui che, sul destriero di un nobile impegno, irrompe nell’arena della civiltà e della giustizia… (‘Abdu’l-BaháIl segreto della civiltà divina, pp. 4-5)

Come sottolineano gli scritti bahá’í, abbiamo bisogno di una più ampia, più inclusiva lealtà, un impegno verso l’ideale di stabilire una civiltà giusta e pacifica, che ci aiuterà a risolvere i nostri problemi locali, regionali e globali e a vivere in armonia e cooperazione. Naturalmente, abbiamo bisogno di prenderci cura di noi stessi, delle nostre famiglie, di consolidare i nostri posti di lavoro e di inserirli nella società, ma non a scapito degli altri, non solo per vantaggi personali, e non seppellendo la testa nella sabbia e chiudendo gli occhi alle grida di aiuto altrui.

Il Custode della Fede bahá’í, Shoghi Effendi, ha scritto su questa nuova etica dell’unità della famiglia umana, dicendo che:

Richiede una lealtà più vasta, che non dovrebbe entrare in conflitto con lealtà minori, e in realtà non lo fa. Instilla un amore che, considerato il suo campo d’azione, deve includere e non escludere l’amor di patria. Per mezzo di questa lealtà che ispira e di quest’amore che infonde, getta le sole fondamenta su cui possano prosperare e basarsi il concetto di cittadinanza mondiale e la struttura dell’unificazione mondiale. Ma insiste sulla subordinazione di considerazioni nazionali e d’interessi particolaristici ai perentori e supremi diritti dell’umanità intesa come unità, in quanto in un mondo di nazioni e popoli interdipendenti il vantaggio della parte meglio può essere raggiunto attraverso il vantaggio del tutto. (Shoghi Effendi, Il giorno promesso 128)

“Il vantaggio della parte meglio può essere raggiunto attraverso il vantaggio del tutto” . Consideriamo questo concetto per un momento. Possiamo dire che esso si può applicare anche ai rapporti di un singolo con i propri simili? Decidiamo di non amare un’altra persona a causa del colore della pelle, del livello di istruzione, dell’origine etnica, della nazionalità o della religione? Oppure possiamo amare un’altra persona semplicemente a causa della sua umanità?

Guardando oltre questi tratti esteriori, oltre queste caratteristiche fisiche legate alla storia, l’amore può emergere, lo stesso amore che Cristo ha avuto per i suoi apostoli e per il popolo ebraico; lo stesso amore per il quale ha sacrificato la sua vita sulla croce; lo stesso amore dimostrato da tutti i profeti per i loro seguaci e per le persone dell’epoca in cui sono vissuti. Quell’amore è reale ed esiste. Deve solo essere invocato dai nostri cuori per apparire:

…attraverso lo zelo e l’ardore dei puri di cuore, l’oscurità dell’odio e della differenza sarà completamente abolita e la luce dell’amore e dell’unità brillerà; questo mondo diventerà un nuovo mondo; le cose materiali diventeranno lo specchio del divino; i cuori umani si incontreranno e si abbracceranno; il mondo intero diventerà la patria degli esseri umani e le diverse razze saranno considerate come una sola razza. (‘Abdu’l-Bahá, ‘Abdu’l-Bahá in London 38, traduzione personale)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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