L’effetto spirituale del riordinare

di • 1 Marzo 2019

... Alla fine non si tratta di quanto possediamo ma di quale significato attribuiamo a ciò che possediamo. Godere di ciò che abbiamo senza vederlo come lo scopo delle nostre vite. E vedere la nostra vita come spirituale, non materiale ...

Originale su
bahaiteachings.org

Riordinando casa vi sarà capitato di notare un’interessante connessione tra il riordinare e il benessere spirituale.

Gli utenti di Netflix, come me, hanno probabilmente passato l’ultimo mese a riflettere su quanti beni possiedono e cosa si deve fare per semplificare la vita. Tidying Up with Marie Kondo è uno spettacolo affascinante e utile che ha suscitato molte conversazioni in famiglia e su internet. Ci si chiede: che impatto ha la confusione sul nostro modo di vivere? Possediamo troppe cose? Usiamo tutte le cose che possediamo? Come è possibile migliorare?

In epoca di consumismo sfrenato è meraviglioso vedere come uno spettacolo televisivo possa farci fermare per riflettere sulla nostra relazione con gli oggetti materiali. Sembra che tutti stiano faticando a tirare avanti ed è molto facile perdere di vista il distacco necessario.

Secondo la Fede bahá’í il distacco è una qualità spirituale importante. ‘Abdu’l-Bahá, il figlio del Fondatore della Fede bahá’í è stato molto chiaro su cosa significhi essere liberi da attaccamenti materiali:

Il distacco non consiste nel dare fuoco alla propria casa o andare in bancarotta o buttare via le proprie fortune dalla finestra o addirittura regalare tutto ciò che si possiede. Il distacco consiste nell’evitare che i nostri beni ci possiedano. Un mercante di successo che non è assorto nella sua azienda conosce il distacco. Un banchiere la cui occupazione non gli impedisca di servire l’umanità è distaccato. Un povero può essere attaccato a una piccola cosa. (‘Abdu’l-Bahá, Divine Philosophy, p. 135-136, traduzione personale)

Il distacco non è qualcosa a cui dobbiamo pensare solo se siamo molto ricchi: non lasciamo che “i nostri beni ci possiedano”, non importa quanto esigui essi siano.

Abbiamo una sfortunata tendenza ad associare i nostri risultati, talenti e stile di vita con i beni che possediamo. Siamo regolarmente bombardati da annunci che associano emozioni a vestiti, gioielli, scarpe e automobili. La cultura dello shopping ha preso il controllo di tanta parte della società e, con la recente possibilità di acquistare direttamente dal nostro smartphone, è diventato un hobby molto comodo. La nostra identità si sintetizza in ciò che possediamo piuttosto che in ciò che siamo.

Ma i ricordi e i sentimenti che associamo agli oggetti non sono legati alle cose materiali ma piuttosto alla nostra anima che durerà infinitamente più a lungo di qualsiasi cosa possediamo. In effetti la bellezza che vediamo nelle cose intorno a noi è solo un riflesso degli attributi di Dio. ‘Abdu’l-Baha disse:

Non attaccarti a nulla a meno che in esso tu non veda la realtà di Dio – questo è il primo passo verso la corte dell’eternità. La vita terrena non dura che per un breve periodo, anche i suoi benefici sono transitori; ciò che è temporaneo non merita l’attaccamento del nostro cuore. (‘Abdu’l-Bahá, Divine Philosophy, p. 135-136, traduzione personale)

Molte persone attribuiscono valore alle cose perché hanno trascorso lungo tempo senza possedere nulla e le loro ricchezze materiali rappresentano la loro vittoria sulla povertà. Altri considerano l’abbigliamento, e la capacità di non indossare mai due volte lo stesso capo, come uno status symbol. Altri non ci hanno mai realmente pensato e semplicemente continuano ad accumulare beni.

Imparare a pensare con distacco vuole dire impegnarsi a separare gli oggetti materiali che abbiamo acquistato da ciò che percepiamo di aver acquisito con essi. Trovo che un facile accesso alle app per fare shopping e una cultura che propaganda la “terapia dell’acquisto” possa facilmente trascinare in un continuo ammassare oggetti di cui non si ha bisogno. La mia strategia per combattere questo è cercare di pensare alle cose come strumenti: hanno davvero uno scopo nella mia vita? E se quello che vorrei comprare è solo per comodità o bellezza, ne ho davvero bisogno? Dovrei liberarmi di qualcosa per fargli spazio?

Questo mi aiuta ad assegnare un valore alle cose solo per la loro attuale utilità, piuttosto che attribuire un senso di trionfo al fatto di possederle. Dopotutto, allargando lo sguardo, ciò che conta davvero è intangibile e intimamente legato alla nostra connessione con Dio – che, alla fine, sarà l’unica cosa che ci porteremo con noi da questo mondo.

Possiamo apprezzare le cose di questo mondo senza attaccarci ad esse. A volte capita che se un uomo perde la sua fortuna è così scoraggiato che muore o impazzisce. Mentre ci godiamo le cose di questo mondo dobbiamo ricordare che un giorno ne dovremo fare a meno. (‘Abdu’l-Bahá, Divine Philosophy, p. 135-136, traduzione personale)

Come possiamo vedere in televisione, e nelle nostre vite, spesso è molto difficile separarsi dai propri beni a meno che non si abbia molta pratica. E la parte più difficile non è la logistica di esaminare tutte le nostre cose e smistarle, è accettare che le nostre cose non siano così importanti come pensiamo e accettare anche che liberando noi stessi da quell’attaccamento possiamo dedicare più tempo alla parte più importante della nostra vita: il nostro sviluppo spirituale e il nostro rapporto con Dio.

Questo non vuol dire, naturalmente, che in nome del distacco dobbiamo dare via tutto ciò che possediamo e andare a vivere in una grotta. Tutti noi abbiamo la capacità di riconoscere l’eccesso e non vediamo l’ora di sapere quanto più potremo crescere grazie al distacco. Alla fine non si tratta di quanto possediamo ma di quale significato attribuiamo a ciò che possediamo. Godere di ciò che abbiamo senza vederlo come lo scopo delle nostre vite. E vedere la nostra vita come spirituale, non materiale.

Se un uomo desidera abbellirsi con gli ornamenti della terra, indossarne le sontuose vesti o partecipare ai benefici che essa può concedere, nessun male lo coglierà se non permetterà che assolutamente nulla si intrometta fra lui e Dio, poiché Dio ha ordinato ogni buona cosa creata nei cieli e sulla terra per quei Suoi servi che credono fedelmente in Lui. Godete, o genti, delle buone cose che Dio vi ha concesso e non privatevi dei Suoi meravigliosi doni. RendeteGli grazie e lodateLo e siate di coloro che sono sinceramente grati. (Bahá’u’lláhSpigolature 285)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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