Quattro modi per fermare la maldicenza e il pettegolezzo

di • 8 Febbraio 2019

... Si deve vedere in ogni essere umano solo ciò che merita lode. Quand'è così, è possibile essere amici di tutto il genere umano. Ma se guardiamo un uomo nelle sue colpe, allora essergli amici è un'ardua impresa ...

Originale su
bahaiteachings.org

Foto di Carl Nenzén Lovén (CC BY 2.0)

Se pensiamo a un buon amico, come lo pensiamo? Come a una persona onesta? Fidata? Umile?

Queste sono le qualità a cui normalmente si pensa quando si immagina un amico ideale. Tuttavia, pur tenendo tali qualità in così alta considerazione, la nostra cultura spesso promuove comportamenti in netto contrasto.

Nel tentativo di remare controcorrente, compilando la mia lunga lista di risoluzioni per l’anno nuovo, ho annotato che avrei “rinnovato la mia attenzione a non parlare delle persone alle loro spalle”. Queste liste le trovo sempre molto divertenti. Mi piace molto compilarle e quando la lista si concentra sulla ricerca di modi per migliorare la salute emotiva e spirituale, il mio entusiasmo è ancora più grande.

Ho capito però che le mie liste spesso si assomigliano: ripetono e riformulano le stesse cose e non sempre portano all’azione. Quindi ho deciso che riguardo a questo problema della maldicenza è utile capire come e perché sia un’abitudine così difficile da sradicare.

…la maldicenza… spegne la luce del cuore e distrugge la vita dell’anima. (Bahá’u’lláhSpigolature 274)

Mentre rifletto su questo brano, tratto dagli scritti bahá’í, sento ancor più l’urgenza di capire meglio le cause profonde e le possibili risposte a ciò che sta alla base di questa abitudine.

La maldicenza e la cultura delle celebrità

Sembra che tutti abbiano un desiderio naturale di adorare, ma molte persone si sono allontanate dall’adorazione insegnata dalla religione, a causa del trattamento subito in una comunità religiosa o da come hanno visto le comunità religiose trattare altre persone. Spesso quando le persone vedono il testo religioso distorto dalla fragilità umana se ne allontanano. Alcuni finiscono con il sentirsi del tutto incapaci persino di adorare un potere più elevato.

Questa realtà, combinata con il materialismo e altri fattori, ha fatto fiorire la cultura delle celebrità. Abbiamo la naturale tendenza ad adorare qualcosa, ad avere esempi per ciò che dovremmo provare ad essere, avere modelli per gli obiettivi che ci dovremmo fissare. E, benché non ideali, le celebrità possono sembrare soddisfare tutti questi bisogni. Quando le guardiamo, spesso scambiamo la loro fama per amore, il loro talento per superiorità e la loro disponibilità finanziaria per felicità.

Cosa c’entra con la maldicenza? Bene, per poter seguire o adorare le celebrità, tendiamo a parlarne. Ne parliamo con i nostri amici, nelle notizie, su Twitter, Instagram e Facebook. Non sembriamo averne mai abbastanza. Sia che si tratti di criticare o lodare, spendiamo copiose quantità di energie seguendo le loro vicende.

Questa cultura dal mondo dei media penetra nella nostra vita quotidiana. La cultura delle celebrità è diventata così diffusa che nei luoghi di lavoro, negli spazi religiosi, nelle scuole e nei social media si arriva a mettere sul piedistallo anche persone che celebrità non sono.

La cultura della denuncia

Insieme ai molti modi in cui la cultura delle celebrità dilaga nei social media, prosperano anche altre culture che involontariamente contribuiscono alla sua pervasività.

Nel campo della giustizia sociale le persone si fanno prendere dalla passione di diffondere consapevolezza su ingiustizie che troppo spesso vengono trascurate. Si vogliono trovare modi efficaci per diffondere dolorose risposte al razzismo, alla cultura dello stupro, alla mascolinità tossica e ad altre forme di oppressione. E spesso si denuncia la superficie di un problema.

Dal momento che abbiamo già una consapevolezza degli individui di alto profilo, siamo più attenti ai loro passi falsi. Questo non è per sminuire i passi falsi che molte celebrità commettono – molti di loro hanno gravemente oppresso e ferito altre persone – ma quando denunciarli diventa semplicemente una forma di pettegolezzo?

C’è modo di affrontare gli errori altrui per amore della giustizia e poi andare avanti? Cosa succede dopo la denuncia? A volte siamo così presi dall’esporre la superficie dei problemi che dimentichiamo quanta energia, sforzo e pensiero servano per trovare soluzioni che li affrontino alla radice.

Siamo ancora una volta trascinati a concentrarci su ciò che fanno gli altri e poi a parlarne finché non siamo di fronte a loro. Sebbene aumentare la consapevolezza sia indubbiamente cruciale nel portare alla luce gli aspetti deteriori della nostra società, dobbiamo anche trovare modi per rispondere in modo efficace, e non solo rapido, a ciò che è sbagliato.

Compagni di pettegolezzo

Come in molte relazioni, il modo in cui iniziamo le nostre amicizie può determinare il tono di ciò che segue. Nel tentativo di raggiungere un livello più alto di intimità emotiva con un nuovo amico, ci apriamo e a volte questo aprirsi si tratta di una confidenza su quanto siamo infastiditi da un collega, da un supervisore o da una conoscente comune.

Più avanti nell’amicizia ci troviamo di fronte a nuove difficoltà e per affrontarle ci sfoghiamo. Molti di noi hanno probabilmente familiarità con questo modo di affrontare lo stress. Sono un’assistente sociale e naturalmente sono molto interessata alla descrizione dei sentimenti e all’analisi dettagliata di ciò che li ha causati ma mi sono resa conto che, anche a livello personale, la conversazione spesso si trasforma in un giudicare meschino.

Oltre a divenire una distrazione che non porta ad azioni efficaci come decidere i prossimi passi in una situazione stressante, sfogarsi porta al confronto. Quando parliamo male di qualcun altro, l’addendum non detto alla nostra affermazione è solitamente qualcosa del tipo “e io non sono niente del genere” o “sono molto meglio di così”, altrimenti perché ci sentiremmo in grado di giudicare? Questo fa sì che diventiamo ancora meno consapevoli delle nostre mancanze e più consapevoli di quelli degli altri. E, naturalmente, siamo meno capaci di crescere.

Si deve vedere in ogni essere umano solo ciò che merita lode. Quand’è così, è possibile essere amici di tutto il genere umano. Ma se guardiamo un uomo nelle sue colpe, allora essergli amici è un’ardua impresa… Così dobbiamo fare anche noi, quando guardiamo gli altri, vedere dove eccellono, non dove mancano. (‘Abdu’l-BaháAntologia 163)

E allora cosa fare?

Queste sono solo alcune delle azioni concrete che ritengo possano essermi utili:

Riconoscere quando una conversazione sta volgendo verso l’elogio o verso la critica di qualcuno che conosciamo (o che non conosciamo) per poi reindirizzarla quando necessario.

Parlare ancora di ingiustizia sociale ma cercando di vedere come agire ed evitando di concentrarsi solo su ciò che altri hanno fatto di male.

Ricordare, e ammettere verbalmente, che anche le persone più problematiche sono, in parte, frutto di un problema più ampio all’interno della nostra società. Distogliere l’attenzione dalle violazioni individuali ci consente di impiegare soluzioni più efficaci.

Fare attenzione, durante le conversazioni con amici e familiari riguardo a ciò che mi infastidisce, a cercare di non parlare degli altri in modo critico. Sebbene possa essere un cambiamento difficile nel comportamento e nel pensiero, è possibile chiedere aiuto e consiglio anche senza cadere nella critica.

Non deve mai esaltare se stesso al di sopra degli altri, deve cancellare dalla tavola del cuore ogni traccia d’orgoglio e vanagloria, armarsi di pazienza e di rassegnazione, osservare il silenzio e astenersi da discorsi fatui. (Bahá’u’lláh, Certezza 132)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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