Discutere la disuguaglianza di genere con gli adolescenti

di • 22 Febbraio 2019

... se creiamo spazi in cui gli adolescenti abbiano la possibilità di esplorare le loro esperienze con una guida che non li giudichi, essi possono giungere a comprendere le reciproche esperienze e il modo in cui l'ingiustizia colpisce le persone che li circondano ...

Originale su
bahaiteachings.org

È tempo di coinvolgere gli adolescenti nelle nostre conversazioni sulla disuguaglianza di genere anche perché spesso sono loro le sue prime e più vulnerabili vittime.

A questo proposito il programma di rafforzamento spirituale dei giovani bahá’í offre un contesto nel quale esplorare con loro questo tema che ci affligge da generazioni e contribuire così alla sua soluzione.

Il discorso sulla disuguaglianza di genere è rapidamente progredito in molte società e si apprendono costantemente nuovi modi per affrontare le ingiustizie di cui prima non si era a conoscenza. Gli scritti bahá’í riconoscono l’attuale ingiustizia nel sessismo della società ma la riconoscono anche come un sintomo di mancanza di educazione spirituale:

La Giustizia divina richiede che i diritti di ambo i sessi siano ugualmente rispettati perché nessuno è superiore all’altro agli occhi del Cielo. La dignità al cospetto di Dio non dipende dal sesso, ma dalla purezza e dalla luminosità del cuore. Le virtù umane appartengono ugualmente a tutti! (‘Abdu’l-BaháSaggezza 176)

Per quanto si possa essere consapevoli di questo problema da adulti troppo spesso evitiamo di discuterne con gli adolescenti, forse pensando che abbiamo bisogno di proteggerli dalle ingiustizie del mondo. Questo è un peccato perché i giovani di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, che i bahá’í chiamano “giovanissimi”, spesso sono le prime vittime della disuguaglianza di genere.

Iniziamo a vederne i segni quando notiamo conoscenti adulti che scoraggiano le ragazze adolescenti dall’essere ambiziose nella loro istruzione o nella loro carriera, quando le trattano come oggetti o le considerano “isteriche” quando esprimono i loro pensieri.

Ce ne accorgiamo quando i ragazzi adolescenti vengono derisi per le loro reazioni emotive, scoraggiati dal perseguire attività tradizionalmente considerate “femminili” o incoraggiati a valorizzare la sessualità e la forza fisica piuttosto che la compassione e la gentilezza. La nostra società bombarda i giovani con idee tossiche sul ruolo degli uomini e delle donne nella società e, poiché molti dei media si rivolgono specificamente a questa fascia di età, i giovani risentono ovviamente della loro influenza.

‘Abdu’l-Bahá, il figlio del fondatore della Fede bahá’í, disse:

Finché la realtà della parità fra uomo e donna non sia stata pienamente introdotta e conseguita, l’umanità non potrà conseguire il massimo sviluppo sociale. Pur concedendo che alcune capacità e alcuni risultati delle donne possano essere in qualche modo inferiori a quelli dell’uomo, questa o qualsiasi altra distinzione continuerebbero a essere ragione di discordia e di difficoltà. L’unico rimedio è l’educazione, l’opportunità, perché parità significa pari qualificazionei. (‘Abdu’l-BaháLa promulgazione della pace universale 84)

Alcuni anni fa mi sono offerta volontaria in una scuola superiore per aiutare una classe a studiare il programma di rafforzamento spirituale dei giovani bahá’í. Questo programma gratuito, sviluppato dalla comunità bahá’í in risposta al crescente bisogno della società di un’educazione spirituale che risponda alle domande dei giovani, permette ai giovani di esplorare concetti spirituali dando loro uno spazio di supporto per sviluppare amicizie, scoprire i loro talenti e incanalare le loro energie nel servizio alle proprie comunità.

Quello che mi sono ritrovata era un gruppo chiassoso ma molto empatico. Amavano raccontare barzellette e giocare ma avevano anche opinioni e storie da condividere sui loro quartieri e sulle loro famiglie. Ci siamo molto divertiti insieme mentre discutevamo di argomenti come il linguaggio dei ruoli nelle interazioni umane, il miglioramento sia spirituale che materiale delle nostre comunità e cosa renda vera l’amicizia. Per questo motivo il loro atteggiamento durante una conversazione che abbiamo avuto alla fine di una sessione mi ha molto scioccato.

I ragazzi del gruppo stavano discutendo di una celebrità di spicco dell’hip hop che sapevo essere stata accusata di abusi domestici. Quando mi hanno chiesto se mi piacesse la sua musica ho detto loro che di solito evitavo di sostenere un artista che abusava fisicamente della sua ragazza.

Le loro reazioni mi hanno scioccato: i ragazzi hanno riso forte e le ragazze sono rimaste in silenzio.

“Ma questo è amore,” mi dissero divertiti i ragazzi. “Cosa ti aspetti che faccia quando è arrabbiato?”

Non vidi cattiveria negli occhi dei ragazzi; non avevano davvero idea del motivo per cui pensavo che colpire il proprio partner fosse sbagliato e ancora meno idea del perché pensavo che la loro domanda fosse inquietante. “Le persone lo fanno sempre”, si sono giustificati. “Litigano. Loro litigano. Cosa dovresti fare quando sei così arrabbiato? A volte non riesci a controllarti.”

Alcuni potrebbero attribuire questi atteggiamenti al basso livello di reddito della zona dove era ubicata quella scuola superiore, una zona dove esistevano molti problemi socioeconomici, ma non credo che la scuola di un’area metropolitana ad alto reddito sarebbe stata migliore. Se gli atteggiamenti possono essere diversi in superficie, in effetti i giovani si confrontano con gli stessi messaggi tossici in tutto il mondo: che gli uomini non possono controllarsi e che l’amore è violento.

In questa situazione ho risposto bruscamente alle loro affermazioni: “Cosa succede quando la vescica è piena? Ve la fate addosso o aspettate di arrivare in bagno? Avete il controllo del vostro corpo in quella situazione … perché non dovreste averlo quando siete arrabbiati? ”

Scoppiarono alcune risatine ma poi si zittirono. Probabilmente avevano visto i loro genitori litigare e i loro padri picchiare le loro madri. Alcuni erano probabilmente essi stessi vittime di abusi domestici. Fino a quel momento non avevano mai sentito nessuno mettere in discussione l’idea che la violenza avesse un posto nella vita familiare:

Ora, nei due regni inferiori della natura non v’è questione di superiorità di un sesso sull’altro. Nel mondo degli uomini si osserva invece una grande differenza. Il sesso femminile è trattato da inferiore e non gli sono concessi pari diritti e privilegi. Questa condizione non è dovuta alla natura, ma all’educazione. Nella creazione divina non c’è questa distinzione. Un sesso non è superiore all’altro agli occhi di Dio. Perché dunque un sesso deve proclamare l’inferiorità dell’altro negandogli diritti e privilegi, come se Dio gliene avesse dato autorità? (‘Abdu’l-BaháSaggezza 175)

In altri posti che riconoscono la violenza domestica come un abuso, le cose non sono necessariamente migliori. Abuso emotivo e stalking affliggono la vita delle ragazze, specialmente vicino alla fine della scuola media e all’inizio della scuola superiore.

Una delle ragazze di un altro gruppo di giovani si è rivolta a me per parlare di un ragazzo molto più grande di lei che le inviava messaggi inappropriati tentando di farle pressione su cose che non voleva fare. Pur sapendo che brutti incontri del genere erano frequenti durante gli anni della scuola superiore io ero impressionata dal fatto che l’istinto di questa ragazza fosse stato di andare da qualcuno più grande di lei. Si sentiva a suo agio venendo da me, mostrandomi quei messaggi e chiedendomi di confermare i suoi sospetti sul fatto che quel ragazzo si stesse approfittando di lei.

Grazie a quel colloquio ho imparato che i giovani nella prima adolescenza che hanno esplorato argomenti spirituali in un ambiente che li aiuta, sanno cosa è giusto e cosa no. Sanno quando una linea è stata superata e quando il linguaggio viene usato per manipolare, dopo tutto hanno analizzato l’abuso del linguaggio e le situazioni di mancanza di rispetto all’interno dei loro gruppi giovanili.

Ma soprattutto hanno qualcuno a cui rivolgersi: il loro animatore, la persona che guida il gruppo durante lo studio. Quella ragazza si sentì a suo agio venendo da me perché sapeva che avrei riconosciuto la situazione. Ho un’età abbastanza simile alla sua per essere cresciuta nell’era dei telefoni cellulari e di Internet e ho ancora chiari ricordi di situazioni simili nella mia vita. Sapeva anche che non l’avrei giudicata, che le avrei consigliato cosa fare e l’avrei incoraggiata a prendere la decisione giusta ma senza condannarla per eventuali errori che avesse commesso lungo la strada.

Un gruppo bahá’í per i giovanissimi non si limita a tenere riunioni periodiche ma offre anche uno spazio di supporto permanente, anche se è solo un gruppo di due o tre persone che discutono di quello che è accaduto.

I giovani lottano contro la disuguaglianza nelle loro interazioni sociali, specialmente sui social media. Per molti giovani, esposti a fonti d’informazione sbagliate, deridere i movimenti per il progresso delle donne e l’eliminazione della mascolinità tossica è diventata una nuova moda, una derisione comune che tenta di giustificare, illogicamente, la pericolosa vecchia idea dell’inferiorità femminile. Post virali e commenti sono ora una diversa manifestazione di quegli stessi ragazzi che mi hanno riso in faccia quando ho detto che la violenza domestica era sbagliata e anche di quelle ragazze silenziose. Questi atteggiamenti, se non vengono sfidati, manifestano semplicemente una fondamentale mancanza di educazione spirituale di ragazze e ragazzi.

Ma se creiamo spazi in cui gli adolescenti abbiano la possibilità di esplorare le loro esperienze con una guida che non li giudichi, essi possono giungere a comprendere le reciproche esperienze e il modo in cui l’ingiustizia colpisce le persone che li circondano. Impareranno anche come affrontare situazioni complicate, o anche pericolose, e a trovare nuove soluzioni a questi problemi, soluzioni alle quali forse le generazioni precedenti non avevano finora pensato.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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