Astensione dalla politica partitica

di • 1 Febbraio 2019

... si impegnano per il progresso sociale attraverso il dialogo e l'azione collettiva piuttosto che prendendo parte a scontri tra opposte fazioni ...

Originale su
bahaiteachings.org

Chi conosce i bahá’í sa che essi non partecipano alla politica partitica e alle dispute che ne conseguono.

Le cose religiose non devono essere mai mescolate con la politica nel presente stato del mondo, poiché i loro interessi non sono identici.
La religione s’interessa delle cose del cuore, dello spirito e della morale.
La politica si occupa delle cose materiali della vita. I maestri delle religioni non devono invadere il regno della politica. Devono occuparsi dell’educazione spirituale dei popoli, consigliandoli bene e cercando di servire Dio e l’umanità. Devono cercare di risvegliare le aspirazioni spirituali e di accrescere la comprensione e il sapere dell’umanità, di migliorare la morale e di aumentare l’amore per la giustizia. (‘Abdu’l-BaháSaggezza, pp. 172-173)

Per i bahá’í questo principio del non coinvolgimento nella politica partitica emerge dallo scopo fondamentale della Fede bahá’í, l’unità. Nell’Epistola al figlio del lupo Bahá’u’lláh scrive: “Tanto potente è la luce dell’unità che può illuminare il mondo intero.”

A questo proposito i bahá’í si impegnano per il progresso sociale attraverso il dialogo e l’azione collettiva piuttosto che prendendo parte a scontri tra opposte fazioni.

Detto questo i bahá’í che vivono in paesi democratici partecipano al processo elettorale e votano per dire la loro nel decidere chi li rappresenta e guida il loro paese. Infatti Abdu’l-Bahá ha dichiarato che votare è necessario per tutti i cittadini:

Mi hai chiesto per quanto riguarda gli affari politici. Negli Stati Uniti è necessario che i cittadini prendano parte alle elezioni. Si tratta di una questione necessaria e non ci sono scuse. Il mio intento nel dire ai credenti che non devono interferire negli affari del governo è questo: che non creino difficoltà e che non vadano contro l’opinione del governo, ma che è necessario obbedire alle leggi e all’amministrazione della confederazione. Ora, poiché il governo americano è una forma repubblicana, è necessario che tutti i cittadini prendano parte alle elezioni dei funzionari e agli affari della Repubblica. (‘Abdu’l-Bahá, Tablets of ‘Abdu’l-Bahá, Vol. 2, p. 342-3, traduzione personale)

Cioè ogni cittadino di un paese democratico ha l’importante responsabilità di esprimere la propria opinione attraverso il proprio voto.

Shoghi Effendi, il guardiano della Fede bahá’í, ha anche affermato che i bahá’í …gli amici possono votare, se ciò non comporta la loro identificazione con un partito. (A nome di Shoghi Effendi, all’Assemblea Spirituale Nazionale degli Stati Uniti e del Canada, 16 marzo 1933, Lights of Guidance, p. 441, n. 1443)

Dunque i bahá’í votano ma non sostengono un partito politico rispetto all’altro. Come funziona?

Primo i bahá’í non sostengono i partiti politici semplicemente perché nessuno di essi è completamente in linea con i principi della Fede bahá’í:

Nessun bahá’í può essere considerato repubblicano o democratico. Egli è soprattutto un sostenitore dei principi enunciati da Bahá’u’lláh, con i quali – ne sono fermamente convinto – nessun programma di qualsivoglia partito politico è del tutto in armonia… (Shoghi Effendi, all’Assemblea Spirituale Nazionale degli Stati Uniti e del Canada, 26 gennaio 1933, Bahá’í News, n. 85, luglio 1934, p. 2, Lights of Guidance, p. 441, n. 1443)

Ovviamente un partito politico può avere politiche che promuovono alcuni principi bahá’í ma ci saranno sempre altri aspetti in conflitto. I bahá’í non vogliono affiliarsi ad alcun gruppo quando questo implichi il ripudio di uno o più principi della loro fede.

Allora, come è possibile che i bahá’í votino se non sostengono la politica partitica? I bahá’í seguono il principio di votare per la persona e non per il partito. Se le leggi del loro paese lo consentono, i bahá’í non si registrano per votare come membri di un particolare partito ma mantengono invece la loro indipendenza.

Prima di un’elezione ogni bahá’í che desidera votare, esamina attentamente e coscienziosamente ogni candidato e le sue idee, il suo carattere e la sua esperienza, e quindi sceglie la persona che crede essere il leader più competente e più umano. Ciò significa che ogni volta che una persona vota può votare per candidati provenienti da partiti politici diversi perché non ha alcuna fedeltà dichiarata a nessun particolare partito o politico.

Anche se il processo elettorale laico si svolge in modo diverso rispetto al processo elettorale bahá’í – dove non ci sono affiliazioni partitiche, nessuna candidatura e nessuna campagna elettorale – ogni bahá’í che vota può adottare alcuni dei metodi delle elezioni bahá’í, votando per coloro le cui idee hanno più in comune con i principi bahá’í: la promozione dell’unità del mondo, l’uguaglianza tra uomini e donne, la libertà dalla discriminazione religiosa e razziale, l’eliminazione degli estremi della ricchezza e della povertà.

Se i bahá’í decidono individualmente per quale persona votare si guardano però dal farsi prendere dal culto della personalità che coinvolge molti paesi durante il periodo elettorale. I bahá’í cercano di fare una scelta ponderata, imparziale, distaccata dai messaggi positivi e negativi proposti dai mass media.

Per i bahá’í che scelgono di votare, anche se hanno selezionato con cura un candidato che ritengono più adatto all’incarico in questione, devono sforzarsi di distaccarsi completamente dai risultati. I bahá’í si attengono alla decisione della maggioranza, quindi non possono giudicare un leader eletto come una scelta sbagliata o criticare il fatto ad elezioni concluse. Devono essere obbedienti al loro governo e astenersi dal farsi portatori di divisioni attraverso feedback politici negativi o pubbliche critiche.

Quindi i bahá’í obbediscono ai loro governi, a meno che quei governi non chiedano loro di violare i principi fondamentali della loro fede. Ad esempio i baha’i non seguirebbero mai un ordine del governo che richiedesse loro di negare le proprie convinzioni o i propri principi. In casi come questo i bahá’í hanno la libertà e persino l’obbligo di denunciare una simile richiesta e di esporre la verità. Perché, sebbene i bahá’í possano partecipare all’elezione dei leader che essi credono possano dare un contributo positivo, alla fine, impiegano le loro energie e ripongono le loro speranze nei poteri costruttivi e civilizzatori della loro fede.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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