Il diritto a un clima vivibile

Il diritto a un clima vivibile

di • 11 Gennaio 2019

... Abbiamo bisogno di politiche nazionali informate e ben strutturate, che riflettano il diritto fondamentale a condizioni di clima vivibili, che consentano, a noi e soprattutto ai nostri figli, un futuro sicuro. ...

Originale su
bahaiteachings.org

Abbiamo diritto ad un clima vivibile? No, non ancora, almeno non in termini strettamente legali ma presto la situazione potrebbe cambiare.

Un potenziale cambiamento nella legge potrebbe verificarsi a breve grazie alle molte cause legali recentemente intentate. Fra queste il caso relativo ai cambiamenti climatici intentato da un gruppo di giovani contro il governo federale degli Stati Uniti. Si tratta di un gruppo di ventun giovani rappresentati dall’organizzazione no-profit Our Children’s Trust che hanno citato in giudizio il governo degli Stati Uniti a nome delle future generazioni affermando che la disponibilità di un ambiente pulito è un diritto umano fondamentale.

Il riferimento di questo caso è il seguente: Juliana v. United States, 217 F. Supp. 3d 1224 (D. Or. 2016). Questo caso di portata storica merita di essere seguito perché potrebbe portare drastici cambiamenti.

In realtà questo caso fa parte di una tendenza generalizzata in ambito legale. Nel giugno 2015, nella prima causa al mondo in materia di responsabilità climatica è stata applicata la legge sui diritti umani e la responsabilità civile in base alla quale una corte olandese ha ordinato alla nazione di ridurre le emissioni del 25% in cinque anni per proteggere i suoi cittadini dagli effetti futuri dei cambiamenti climatici. Simili azioni legali sono state intentate anche in altri paesi, tra cui la Nuova Zelanda e il Belgio, e sono state vinte in Austria, Pakistan e Sudafrica. A metà del 2018 più di un migliaio di tali cause sono state presentate in 24 diversi paesi.

Xiuhtezcatl Martinez, direttore di Earth Guardians Youth, è un attivista indigeno di sedici anni, artista hip-hop e voce potente in prima linea nel movimento ecologista globale guidato dai giovani.

Nel 2015, un gruppo di giovani, costituito da Aji Piper, Levi Draheim, Journey Zephier, Jayden Foytlin, Miko Vergun e Nathan Baring, hanno intentato una causa relativa alla situazione climatica contro il governo americano presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti nel distretto dell’Oregon. Ai singoli querelanti si è aggiunto il gruppo ambientalista Earth Guardians in veste di organizzazione querelante. La loro querela afferma che il governo degli Stati Uniti, attraverso azioni volontarie che causano sostanziali cambiamenti climatici, ha violato il diritto costituzionale alla vita, alla libertà e alla proprietà di questa generazione di giovani, oltre a non aver protetto risorse essenziali di cui è responsabile. Insieme al governo degli Stati Uniti anche l’industria dei combustibili fossili è stata inizialmente inclusa tra gli imputati.

Il 10 gennaio 2018 Kenneth E. Bowers, membro e segretario dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í degli Stati Uniti (il consiglio direttivo democraticamente eletto responsabile dell’organizzazione e della guida della comunità bahá’í statunitense) ha presentato una dichiarazione a sostegno dei querelanti, poi formalmente acquisita agli atti del procedimento giudiziario. In qualità di segretario Bowers è il principale funzionario operativo dell’Assemblea Nazionale Bahá’í. In tale dichiarazione giurata Bowers ha tra l’altro scritto:

La comunità bahá’í si occupa di questioni ambientali e, più specificamente, di cambiamenti climatici già da diversi anni. Da oltre vent’anni lavora per contribuire ai dialoghi in corso sulle questioni ambientali.

Come evidenziato dai risultati presentati nel primo volume dello U.S. National Climate Assessment, pubblicato il 3 novembre 2017, gli impatti dell’inquinamento da carbonio continuano ad aumentare e quindi anche le temperature medie globali, gli eventi meteorologici estremi e il livello del mare continuano ad aumentare. Le conseguenze si estendono a tutte le regioni e a tutti i settori dell’economia statunitense. Gli impatti previsti, a causa della scarsità di azioni intraprese per ridurre le emissioni, sono gravi, soprattutto per i giovani e i bambini di oggi. Per proteggere i nostri bambini, riteniamo che sia necessario riconoscere il diritto fondamentale a un sistema climatico stabile che dovrebbe essere protetto, anziché violato, dall’azione governativa.

Nella dichiarazione giurata Bowers evidenzia brevemente il contributo bahá’í al discorso pubblico sulla minaccia del cambiamento climatico:

I bahá’í sono guidati da una ferma convinzione nel principio dell’unità del genere umano, un principio che ha profonde implicazioni per la politica. I bahá’í credono che il riconoscimento di questo principio porti naturalmente a riconoscere l’interrelazione organica e l’interdipendenza di tutte le persone del pianeta indipendentemente dalla nazionalità, dalla razza, dal sesso, dalla classe, dalla religione o dall’età. Nessuno è privo di importanza. In definitiva i migliori interessi dell’intera famiglia umana possono essere meglio serviti assicurando il benessere di ogni componente. La giustizia richiede quindi che gli interessi degli emarginati o dei deboli, siano essi poveri o giovani, debbano essere tutelati. Nel contesto del cambiamento climatico ciò significa che devono verificarsi significative riduzioni delle emissioni di carbonio in modo da ridurre gli oneri dovuti al cambiamento climatico e all’inquinamento che abbiamo ingiustamente spostato sui poveri, sui giovani e sulle generazioni future. Loro, come tutti noi, hanno il diritto, secondo quanto dichiarato dal giudice Aiken in Corte Distrettuale, “a un sistema climatico capace di sostenere la vita umana, in quanto requisito fondamentale per una società libera e ordinata”.

La dichiarazione del giudice Aiken citata da Bowers è contenuta nel suo parere emesso su questo caso:

Esercitando il mio “giudizio ragionato”, …non ho dubbi che il diritto a un sistema climatico capace di sostenere la vita umana sia fondamentale per una società libera e ordinata. Proprio come il matrimonio è il “fondamento della famiglia”, un sistema climatico stabile è letteralmente il fondamento “della società, senza il quale non ci sarebbe né civiltà né progresso.” …

Gli imputati e le altre parti intervenute sostengono che i querelanti affermano il diritto di essere liberi dall’inquinamento o dai cambiamenti climatici e che i tribunali hanno coerentemente respinto i tentativi di definire tali diritti come fondamentali. Gli imputati e le altre parti intervenute hanno frainteso quale sia il diritto affermato dai querelanti. I querelanti non fanno obiezioni al ruolo del governo nel produrre inquinamento o nel causare il cambiamento climatico; piuttosto, affermano che il governo ha causato inquinamento e cambiamenti climatici a un livello catastrofico e che, se le azioni del governo continueranno incontrollate, danneggeranno in modo permanente e irreversibile le proprietà dei querelanti, il loro sostentamento economico, le loro opportunità ricreative, la loro salute e, in definitiva, la loro (e dei loro figli) capacità di vivere una vita lunga e sana… I querelanti sostengono che un sistema climatico stabile è una condizione necessaria per l’esercizio di altri diritti, quello alla vita, quello alla libertà e quello alla proprietà.

… In questa opinione questa Corte afferma semplicemente che quando una denuncia sostiene che l’azione governativa sta danneggiando in modo sostanziale ed esplicito il sistema climatico in un modo che causa decessi e accorciamento di vite umane, che provoca danni estesi alla proprietà, che minaccia fonti alimentari per gli esseri umani e che altera drammaticamente l’ecosistema del pianeta, allora denuncia la violazione di un processo dovuto. Sostenere diversamente significherebbe dire che la Costituzione non offre alcuna protezione contro la decisione consapevole del governo di avvelenare l’aria respirata dai suoi cittadini o l’acqua che i suoi cittadini bevono. I querelanti hanno correttamente affermato la violazione di un diritto fondamentale. – Juliana v. United States, 217 F. Supp. 3d 1224, 1249–50 (D. Or. 2016), (citazioni interne omesse).

Più avanti nella dichiarazione Bowers cita Bahá’u’lláh, il profeta e fondatore della Fede bahá’í:

…in tutto ciò che vedo subito scopro ciò che mi porta a conoscerTi e mi rammenta i Tuoi segni, i Tuoi pegni e le Tue testimonianze. Per la Tua gloria! Ogni qual volta levo gli occhi al Tuo cielo, Mi ricordo la Tua elevatezza e sublimità, la Tua gloria e grandezza incomparabili e ogni qual volta volgo lo sguardo alla Tua terra, sono portato a riconoscere i segni del Tuo potere e i pegni della Tua munificenza. E quando guardo il mare, trovo che mi parla della Tua maestà e della potenza della Tua possanza, della Tua sovranità e della Tua magnificenza. E ogni volta che contemplo i monti, sono portato a scoprire le insegne della Tua vittoria e gli stendardi della Tua onnipotenza. (Bahá’u’lláh, Preghiere e meditazioni, CLXXVI)

Nella dichiarazione Bowers cita quindi queste affermazioni di Bahá’u’lláh:

Dì: la Natura è nella sua essenza la personificazione del Mio Nome, l’Artefice, il Creatore. …La Natura è la Volontà di Dio e l’espressione di tale Volontà nel e per mezzo del mondo contingente; è ordine provvidenziale decretato dall’Onnisciente Ordinatore. (Bahá’u’lláh, Tavole 129)

La civiltà così spesso esaltata dai dotti esponenti delle arti e delle scienze porterà, se le si permetterà di oltrepassare i limiti della moderazione, grandi mali all’umanità. Così vi ammonisce Colui Che è l’Onnisciente. Spinto all’eccesso, l’incivilimento si risolverà in una feconda sorgente di male, come lo sarebbe stato di bene, se contenuto nell’ambito della moderazione. (Bahá’u’lláh, Spigolature 355)

Bowers conclude con la seguente considerazione:

Abbiamo bisogno di politiche nazionali informate e ben strutturate, che riflettano il diritto fondamentale a condizioni di clima vivibili e che consentano, a noi e soprattutto ai nostri figli, un futuro sicuro.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2019-01-11T05:44:33+00:0011 Gennaio 2019|Categorie: Attualità|Tags: , , , , |

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