Unità tra lavoro e capitale

Unità tra lavoro e capitale

di • 10 ottobre 2018

... equità, giustizia, soluzioni legislative ai problemi sociali e la condivisione volontaria delle ricchezze, contribuiscono ad una vita comunitaria più coesa e prospera per tutti ...

Durante la visita di ‘Abdu’l-Bahá in Europa e Nord America nei primi anni del ‘900, il movimento operaio prendeva d’assalto il mondo occidentale causando disordini a volte molto violenti.

Gli insegnamenti bahá’í descrivono chiaramente le origini del conflitto tra lavoratori e classe dirigente:

Ma la ragione principale di queste difficoltà risiede nella legge della natura che governa la civiltà attuale, perché essa comporta che un pugno di persone può accumulare immense fortune, di gran lunga superiori ai loro bisogni, mentre la maggior parte resta povera, indigente e indifesa. Il che è l’opposto della giustizia, dell’umanità e dell’equità, il colmo dell’ineguaglianza e contrario al compiacimento divino. (‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri 288)

Storicamente è interessante notare come i moderni movimenti sindacali si siano sviluppati quasi esattamente nello stesso periodo in cui è emersa la Fede bahá’í. Questi movimenti di lavoratori nascevano nella seconda metà del diciannovesimo secolo mentre, in un mondo sempre più industrializzato, cresceva una vasta popolazione operaia. Ad esempio, l’Associazione Internazionale dei Lavoratori, il primo sindacato internazionale, è nato nel 1864, un anno dopo che Bahá’u’lláh fondasse la Fede bahá’í nel 1863.

I sindacati si sono costituiti a seguito della rivoluzione industriale, del duro sfruttamento dei dipendenti da parte dei capitalisti e delle tristi condizioni, spesso fatali, in cui viveva la classe operaia durante quel periodo. A causa di queste condizioni, e a causa della grande disparità tra ricchezza e povertà, all’inizio del ‘900 la classe operaia e la classe dirigente erano giunte a scontri violenti e polarizzati. Lo sciopero come forma di lotta da allora si è diffuso in tutta Europa e negli Stati Uniti e ora sta prendendo piede anche nel resto del mondo. La violenza ha spesso accompagnato tali scioperi, specialmente quando i proprietari delle fabbriche e delle miniere hanno ingaggiato crumiri o agenti armati che hanno aggredito e ucciso i lavoratori in sciopero.

In una famosa serie di incidenti noti con il nome Pane e rose, che precedettero di poco l’arrivo di ‘Abdu’l-Bahá nel Nord America, un gruppo di lavoratrici tessili a Lawrence, nel Massachusetts, molte delle quali immigrate di recente, si unirono al sindacato IWW e sospesero il lavoro negli stabilimenti di produzione. Il loro slogan Pane e rose simboleggiava le loro richieste di migliori salari e condizioni di lavoro:

36 su 100 tra tutti gli uomini e le donne che lavorano nei mulini muoiono prima o quando arrivano ai 25 anni. … Mentre le mani del mulino vivevano e morivano in povertà, i loro datori di lavoro prosperavano. (The Massachusetts Bureau of Labor Statistics, 1911)

Durante lo sciopero Pane e rose, diverse scioperanti vennero picchiate dalla polizia mentre mettevano i loro bambini su un treno per proteggerli; in un altro incidente la polizia sparò e uccise una scioperante, Anna Lo Pizzo, mentre partecipava a una marcia autorizzata. Questi incidenti sconvolsero il mondo e la pressione dell’opinione pubblica costrinse i proprietari dei mulini a risolvere definitivamente lo sciopero.

Arrivato in Nord America un mese dopo, ‘Abdu’l-Bahá ha parlò ampiamente, in molte tappe del suo viaggio, delle scottanti questioni del lavoro, della ricchezza e della giustizia. Fece molte raccomandazioni specifiche per risolvere le ingiustizie che la Rivoluzione Industriale aveva portato con sé, tra cui queste quattro: condivisione degli utili con i dipendenti, partecipazione dei dipendenti alla proprietà, promulgazione di nuove leggi per regolamentare l’equità del lavoro e l’eliminazione dei monopoli aziendali:

Buon Dio! È mai possibile che, vedendo un suo simile affamato, indigente e bisognoso, un uomo possa vivere in pace e tranquillo in una splendida villa? (‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri 292)

Per esempio, i proprietari delle fabbriche accumulano una fortuna ogni giorno, ma il salario dei poveri lavoratori non basta nemmeno per le necessità quotidiane. Questo è il colmo dell’ingiustizia e sicuramente nessuna persona giusta può accettarlo. Perciò, si devono promulgare leggi e regolamenti che garantiscano agli operai un salario quotidiano e una partecipazione per un quarto o un quinto degli utili della fabbrica, a seconda dei suoi mezzi, oppure un’altra modalità che riconosca ai lavoratori un’equa partecipazione ai profitti dei proprietari. (‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri 289)

In diversi punti dei suoi scritti, ‘Abdu’l-Bahá andò oltre al semplice sostegno dell’adozione della partecipazione agli utili o della condivisione della proprietà:

Per quanto riguarda il caso della ripartizione degli utili, da parte dei datori di lavoro, tra i lavoratori, di cui tu avevi scritto, i lavoratori devono indubbiamente aver garantito il loro stipendio giornaliero e inoltre devono avere delle quote con i datori di lavoro affinché possano impegnarsi con il massimo sforzo. Ad esempio, un capitalista ha mille impiegati, deve dare loro uno stipendio moderato ogni giorno, così che non rimangano affamati e nudi, e assegnare loro anche una quota definita del profitto in modo che all’inizio di ogni anno esso possa essere distribuito tra di loro, questo può far sì che i lavoratori esercitino la massima cura e impegno nel loro lavoro. (‘Abdu’l-Bahá, in Star of the West, Volume 6, p. 335, traduzione personale)

Parlò della questione prioritaria dei monopoli: grandi gruppi economici che impediscono la concorrenza mantenendo il controllo monopolistico di molte industrie e che si accordano per mantenere bassi i salari. Difese le leggi antitrust a protezione della classe lavoratrice:

I proprietari delle miniere e delle fabbriche dovrebbero condividere i loro redditi con i loro dipendenti e dare una percentuale equa dei loro profitti ai lavoratori in modo che i dipendenti possano ricevere, oltre alla retribuzione, parte del reddito complessivo della fabbrica in modo che il dipendente possa mettere tutto il proprio impegno nel lavoro.

Non ci saranno più trust in futuro. La questione dei trust sarà spazzata via completamente. Inoltre, ogni fabbrica che ha diecimila azioni ne darà duemila di queste diecimila ai propri dipendenti e registrerà le azioni a loro nome, in modo che possano averle e il resto appartenga ai capitalisti. Quindi alla fine del mese o dell’anno, qualunque sia il guadagno dopo che le spese e gli stipendi sono stati pagati, in base al numero di azioni, dovrebbe essere diviso tra entrambi. In realtà, finora si è verificata una grande ingiustizia verso la gente comune. Nuove leggi devono essere fatte perché è impossibile per gli operai essere soddisfatti del sistema attuale. (‘Abdu’l-Bahá, in Star of the West, Volume 10, pp. 124-125, traduzione personale)

Questi principi spirituali degli insegnamenti bahá’í, equità, giustizia, soluzioni legislative ai problemi sociali e la condivisione volontaria delle ricchezze, contribuiscono ad una vita comunitaria più coesa e prospera per tutti.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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