Occorre essere bahá’í per accedere alla comunità bahá’í?

Occorre essere bahá’í per accedere alla comunità bahá’í?

di • 5 ottobre 2018

... Per essere coerenti con il principio di unità i bahá’í devono adottare un modo di pensare più inclusivo. Il concetto di religione della Fede bahá’í non è quella di un gruppo esclusivo che sia in qualche modo l'unico a cui Dio guarda positivamente. La religione invece funge da struttura dedicata all'intero mondo umano e sarebbe negligente non dare agli altri la possibilità di unirsi a noi ...

Originale su
bahaiteachings.org

Prima parte della serie:

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Unità del mondo in tre mosse

I bahá’í parlano continuamente di comunità bahá’í ma cosa intendono veramente? Chi fa parte della comunità bahá’í?

La Fede bahá’í è la seconda religione geograficamente più diffusa al mondo e i bahá’í cercano costantemente di espandere la loro comunità ovunque essi vivano, rivolgendosi agli altri e stabilendo attività che possano migliorare la qualità spirituale dei quartieri e delle città dove risiedono.

Ma i bahá’í non fanno proselitismo e non cercano di forzare gli altri alle proprie credenze. Per i bahá’í, crescere non significa convertire. Piuttosto, i bahá’í credono che gli insegnamenti sulla pace e l’unità portati nel mondo da Bahá’u’lláh siano importanti per questa epoca e possano essere adottati e praticati da tutti, indipendentemente dal loro background o dalle loro credenze, anche religiose.

La Casa Universale di Giustizia, l’organo supremo, internazionale e democraticamente eletto, della Fede bahá’í, usa spesso il termine comunità bahá’í nei propri messaggi. Diventa subito chiaro che quando la Casa Universale di Giustizia parla di un gruppo di persone che si mobilitano per adottare gli insegnamenti bahá’í nella propria vita e che trovano modi per migliorare le comunità in cui vivono, non tutte quelle persone sono in realtà bahá’í:

[La comunità bahá’í] Ha vissuto un picco senza precedenti della sua capacità di portare amici e conoscenti a contatto con la vita della comunità, di ispirare quartieri e villaggi ad agire tutti uniti, di spiegare come le verità spirituali possano essere tradotte in un’azione pratica e continuata e, soprattutto, di parlare non soltanto degli insegnamenti che rinnoveranno il mondo, ma anche di Colui Che li ha insegnati: Bahá’u’lláh. Racconti della Sua vita e delle Sue sofferenze narrati in innumerevoli lingue da adulti, giovani e bambini hanno toccato un’infinità di cuori. Alcuni si sono mostrati pronti a prendere ulteriormente in esame la Sua Causa. Altri hanno promesso di collaborare. (Casa Universale di Giustizia, aprile 2018)

Dunque cosa significa promettere di collaborare? Chi sono questi collaboratori?

I collaboratori, spesso indicati dai bahá’í come amici della Fede, sono persone che, entrando in contatto con i principi bahá’í, si identificano con gli obiettivi principali della Fede: promuovere l’unità e lavorare per il miglioramento del mondo. Quando queste persone decidono di partecipare agli sforzi intrapresi dalla comunità bahá’í, non diventano necessariamente bahá’í, e non sono tenuti a farlo, perché i principi portati da Bahá’u’lláh riguardano tutti, indipendentemente dal loro credo.

I principi bahá’í non sono esclusivi di un certo tipo di persone. Non si deve essere di un determinato paese, di una certa classe sociale, religione, livello economico o anche avere un certo tipo di personalità per trovare speranza e scopo negli insegnamenti e nelle attività bahá’í. La Fede bahá’í non è solo per i bahá’í, è per il mondo intero.

In effetti spesso nelle comunità bahá’í gli amici della fede superano numericamente i credenti bahá’í formalmente registrati. Essi sono altrettanto appassionati, altrettanto spirituali e talvolta conoscono gli scritti bahá’í altrettanto bene. Sono parte della nostra struttura, insegnano ai nostri figli, amano gli insegnamenti della Fede. Indipendentemente dalla loro decisione di chiamarsi bahá’í o meno, sono membri preziosi della nostra comunità.

Questo concetto è a volte difficile da comprendere. Come in molti ambiti della vita, il pensiero comune attribuisce alla religione atteggiamenti di esclusività: si pensa che chi è religioso ritenga di essere in qualche modo più saggio e migliore delle persone che sono al di fuori della sua religione o, detto più semplicemente, che gli altri non capiscano ciò che lui ama della religione e che non lo apprezzino.

Questo non è vero e i bahá’í di tutto il mondo stanno facendo del loro meglio per superare questo modo di pensare. Per essere coerenti con il principio di unità i bahá’í devono adottare un modo di pensare più inclusivo. Il concetto di religione della Fede bahá’í non è quella di un gruppo esclusivo che sia in qualche modo l’unico a cui Dio guarda positivamente. La religione invece funge da struttura dedicata all’intero mondo umano e sarebbe negligente non dare agli altri la possibilità di unirsi a noi.

Perché alla fine chi può dire che i bahá’í sappiano come trasformare la società? Bahá’u’lláh ci ha dato gli strumenti e la guida generale, ma gli sforzi quotidiani e l’applicazione di questi insegnamenti alla realtà devono essere appresi e perfezionati attraverso l’esperienza. Come per ogni tentativo, il modo migliore per avere successo è attraverso l’azione, la riflessione e la consultazione. Se i bahá’í non fossero aperti a persone di diversa provenienza, con diverse conoscenze, idee e capacità, non saremmo mai in grado di rispondere ai bisogni della società che stiamo cercando di aiutare. Nella Promessa della pace mondiale, messaggio del 1985 per tutta l’umanità, la Casa Universale di Giustizia ha scritto:

L’esperienza della comunità bahá’í può essere considerata un esempio di questa crescente unità. È una comunità di tre-quattro milioni di persone provenienti da numerose nazioni, culture, classi e fedi, impegnate in un’ampia gamma di attività al servizio dei bisogni spirituali, sociali ed economici dell’uomo in varie lande della terra. Pur essendo un unico organismo sociale, vi sono ben rappresentate le differenziazioni dell’umana famiglia; tale organismo si affida a un sistema di principi consultativi comunemente accettati e tiene in gran pregio tutte le grandi effusioni di guida divina avvenute nella storia dell’uomo. La sua esistenza è un’altra convincente prova della concretezza della visione che il suo Fondatore aveva di un mondo unito, un’altra prova che l’umanità può vivere come un’unica universale società, all’altezza di qualunque sfida la sua raggiunta maggiore età possa lanciare. Se l’esperienza bahá’í può contribuire in qualsiasi misura ad accrescere la speranza nell’unità della razza umana, noi siamo felici di offrirla come modello di studio. (Casa Universale di Giustizia, La promessa della pace mondiale 11)

La comunità bahá’í è molto più grande delle persone che si sono dichiarate bahá’í. La comunità bahá’í è, potenzialmente, il mondo intero: un mondo che abbraccia l’idea di unità e la determinazione ad amarsi e a dedicare le proprie vite al miglioramento dell’umanità servendo le nostre comunità.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2018-10-23T07:34:15+00:005 ottobre 2018|Categorie: Spiritualità|Tags: , , , , , |

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