Alla ricerca di una economia moralmente sana

Alla ricerca di una economia moralmente sana

di • 21 settembre 2018

... Sono così grato per aver scoperto il lato morale dell’economia - e come vorrei che lo scoprissero anche altri economisti. Dobbiamo parlarne nelle nostre università e renderlo una parte essenziale degli studi economici per apprendere la relazione tra morale ed economia. ...

Originale in inglese su
bahaiteachings.org

Gli insegnamenti bahá’í sostengono che l’umanità e la moralità debbano caratterizzare le nostre attività economiche fino al punto da arrivare a costituire parte integrante del sistema economico stesso.

Ma in che modo l’umanità e la moralità, e quindi la spiritualità, si relazionano ad un sistema economico? Per molte persone, questi concetti sembrano essere completamente separati.

Sono un economista e mi ha sorpreso molto apprendere che il primo libro scritto da Adam Smith sia stato La teoria dei sentimenti morali. Fu pubblicato sette anni prima della sua opera più famosa, La ricchezza delle Nazioni, che ha dato origine alla teoria economica moderna e ha di fatto creato l’idea del libero mercato. Valori morali ed economia moderna? Non avrei mai pensato che la morale potesse far parte della filosofia di Smith.

Anche gli scritti bahá’í parlano di una soluzione fondamentalmente spirituale ai problemi economici del mondo:

Nessun libro religioso dei profeti del passato parla della questione economica, mentre questo problema è stato completamente risolto negli insegnamenti di Bahá’u’lláh. Egli ha rivelato alcune leggi che assicurano il benessere e la prosperità di tutta l’umanità. Come il ricco gode del suo riposo e dei suoi piaceri, circondato dal lusso, anche il povero deve avere una casa, di che sostentarsi e non deve essere indigente. Finché ciò non venga realizzato, la felicità è impossibile. Tutti sono uguali nel giudizio di Dio, i diritti sono gli stessi, nessuna anima è esclusa, tutti sono protetti sotto la giustizia di Dio. (‘Abdu’l-Baha, Star of the West, Volume 6, p. 5, traduzione personale)

Tutti gli economisti studiano La ricchezza delle Nazioni e la maggior parte di loro vi dirà che il lavoro di Adam Smith riguarda la scienza del produrre ricchezza. Le sue idee hanno costituito le linee guida per tanti di loro, e le sue parole hanno ancora oggi un’autorità fortissima. La sua influenza è ancora notevole e le sue ipotesi sono ancora il fondamento dell’economia attuale.

Ma Adam Smith, nonostante abbia fornito idee su come produrre ricchezza, ha anche riconosciuto il pericolo in questa inerente:

Questa disposizione ad ammirare, e quasi a venerare, il ricco e il potente, e a disprezzare, o come minimo trascurare, persone di condizione mediocre o bassa, nonostante sia necessaria a stabilire e mantenere la distinzione in ranghi e l’ordine della società, è allo stesso tempo la grande e più universale causa di corruzione dei nostri sentimenti morali. (Adam Smith, Teoria dei sentimenti morali, Rizzoli)

Gli scritti bahá’í arrivano ad una conclusione molto simile:

…la felicità, la grandezza, il rango e lo stadio, la soddisfazione e la pace di una persona non sono mai dipese dalle ricchezze personali, ma dall’eccellenza del carattere, dalla nobiltà delle decisioni, dalla profondità della cultura e dalla capacità di risolvere difficili problemi. (‘Abdu’l-Baha, Il segreto della civiltà divina 18)

Uno dei concetti prevalenti in economia, e una delle ipotesi più significative di Smith, era il concetto di mano invisibile, che non ammette interferenze da parte del governo nel mercato economico – perché la mano invisibile di Smith avrebbe magicamente risolto i problemi, e cioè avrebbe equilibrato la domanda e l’offerta e anche fissato i prezzi in un’economia non regolamentata. Smith è stato per questo ritenuto il fondatore del capitalismo del laissez-faire e denigrato per l’assenza di morale nelle sue teorie economiche.

Ma se si combina questa idea di mano invisibile con la Teoria dei sentimenti morali, dove egli afferma che gli esseri umani hanno una naturale tendenza a preoccuparsi del benessere degli altri, si ottiene una immagine diversa del suo quadro concettuale:

…l’amministrazione del gran sistema dell’universo, la cura della felicità universale di tutti gli esseri sensibili e razionali è qualcosa che riguarda Dio, e non l’uomo. All’uomo è riservato un settore molto più modesto, ma più adatto ai suoi deboli poteri e alla sua limitata capacità di comprensione: la cura della propria felicità, di quella della sua famiglia, dei suoi amici, del suo paese. … Ma, nonostante siamo così dotati di un fortissimo desiderio di quei fini, la scoperta dei mezzi per ottenerli non è stata affidata alle lente e incerte determinazioni della ragione. (Adam Smith. Teoria dei sentimenti morali, Rizzoli)

Questi brani indicano come egli credesse fortemente nella moralità. Parlando del benessere dell’individuo, nell’opera La ricchezza delle nazioni, egli afferma che esso dipende dal benessere di tutti:

Nessuna società può essere fiorente e felice se la maggior parte dei suoi membri è povera e miserabile. (Adam Smith, La ricchezza delle nazioni, UTET)

Gli insegnamenti bahá’í spiegano quanto sia cruciale ridurre la distanza tra gli estremi di ricchezza e povertà:

Dio non è parziale e non fa preferenze tra le persone. Egli ha provveduto a tutti. Il raccolto arriva per tutti. La pioggia cade su tutti e il calore del sole è destinato a riscaldare tutti. La vegetazione della terra è per tutti. Quindi ci devono essere la più grande felicità, il massimo conforto e il più pieno benessere per tutta l’umanità.

Ma se le condizioni sono tali per cui alcuni vivono felici e agiati e altri in miseria, alcuni accumulano ricchezze smisurate e altri sono in estrema povertà, in questo sistema è impossibile che l’uomo sia felice e ottenga il beneplacito di Dio. Dio è gentile con tutti. Il beneplacito di Dio si manifesta nel benessere di tutti i singoli membri dell’umanità. (‘Abdu’l-Baha, La promulgazione della pace universale 344)

La Casa Universale di Giustizia ci ha recentemente ricordato questo stesso importante concetto:

Il benessere di ogni segmento dell’umanità è indissolubilmente legato al benessere di tutti. Quando un qualsiasi gruppo pensa che il proprio benessere sia separato da quello dei suoi vicini o persegue il guadagno economico senza tener conto di come l’ambiente naturale, che fornisce sostentamento a tutti, ne è influenzato, la vita collettiva dell’umanità soffre. (Casa Universale di Giustizia, messaggio del 1 marzo 2017)

Smith stesso ha scritto:

…provare molto per gli altri e poco per noi stessi, trattenere il nostro egoismo, e lasciarci andare alle affezioni benevole costituisce la perfezione della natura umana (Adam Smith, Teoria dei sentimenti morali, Rizzoli)

Sono così grato per aver scoperto il lato morale dell’economia – e come vorrei che lo scoprissero anche altri economisti. Dobbiamo parlarne nelle nostre università e renderlo una parte essenziale degli studi economici per apprendere la relazione tra morale ed economia.

Se il sistema economico vuole realmente essere al servizio dell’umanità allora deve riflettere i valori umani, morali e spirituali degli esseri umani che lo hanno creato.

Una persona, attraverso le proprie azioni, si rende amata o sgradita dalla gente; o attraverso la sua condotta e il suo comportamento altruistico, la sua raffinata moralità e le sue motivazioni disinteressate, l’affidabilità e la rettitudine, egli finisce col divenire favorito e amato alla soglia di Dio. (‘Abdu’l-Baha, Star of the West, Volume 4, p. 168, traduzione personale)

Se questo articolo vi è piaciuto potete ricevere tempestivamente informazioni sui prossimi con i seguenti link: la nostra Newsletter, like sulla nostra pa­gi­na Facebook, follow su Twitter.

Se ritenete che queste considerazioni possano essere un contributo utile alla riflessione di altre persone condividete l’articolo sui social network usando i pulsanti che trovate qui in fondo.

Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi.
(Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

Print Friendly, PDF & Email
2018-09-21T04:27:03+00:0021 settembre 2018|Categorie: Cultura|Tags: , , , , |

Ricevi aggiornamenti per email

Scrivici

Archivi