Il meccanismo interiore della giustizia

…è anche necessario esercitare la nostra forza di volontà con sufficiente perseveranza fino a manifestare la nostra trasformazione interiore con azioni nobili.

di John Hatcher
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Sebbene dipendiamo tutti da influenze esterne per quanto riguarda la nostra educazione e il nostro progresso, gli scritti bahá’í chiariscono che ognuno di noi è in gran parte responsabile della propria evoluzione spirituale.

Questa condizione di progresso spirituale liberamente scelto è di fatto una definizione della giustizia umana, un ingrediente essenziale nel modello bahá’í, che però può anche essere il concetto più difficile da comprendere.

Come possiamo sapere esattamente dove termina l’influenza esterna e dove inizia la nostra libera scelta? Sappiamo che senza la nostra partecipazione attiva al processo, l’educazione umana è impossibile. Possiamo lasciarci programmare, essere costretti o sottoposti a lavaggio del cervello, ma questo non è un vero progresso o un apprendimento valido, specialmente se stiamo solo memorizzando ciò che altri hanno imparato, o pensano di aver imparato.

Per comprendere la teoria alla base di questa distinzione tra la necessità di una guida esterna e la concomitante autonomia del nostro libero arbitrio, ‘Abdu’l-Bahá si serve di un’efficace analogia che paragona il progresso umano a una barca che si muove nell’acqua. Il potere del vento o del vapore rappresenta quelle forze esterne che generano il movimento della barca mentre il timone rappresenta la nostra libera volontà individuale:

Anche la stasi o il moto dell’uomo sono condizionati dall’aiuto di Dio. Se questo aiuto non gli perviene, l’uomo non è capace di compiere né il bene né il male. Ma quando l’assistenza del Signore munificentissimo gli conferisce l’esistenza, l’uomo è in grado di fare sia il bene sia il male… Questa condizione può essere paragonata a quella di una nave, mossa dalla forza del vento o del vapore. Se la forza cessa, la nave non può più muoversi. Ma, in qualsiasi direzione il timone sia rivolto, la forza del vapore la spinge in quella direzione. Se il timone è diretto verso est, la nave va a est e se è diretto verso ovest, la nave punta a ovest.

Allo stesso modo, tutte le azioni dell’uomo sono sostenute dal potere dell’assistenza divina, ma la scelta fra il bene e il male appartiene a lui soltanto. (‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri 264)

Il significato della nostra volontà è implicito nell’allusione di ‘Abdu’l-Bahá a questo potere come “una potente volontà”.
Cosa si intenda per libero arbitrio è chiaro quando ‘Abdu’l-Bahá allude a questo potere come ad “una potente volontà”. Nonostante ciò che resta fuori del nostro controllo, per quanto riguarda gli eventi più significativi (ossia le nostre scelte morali) egli afferma quanto segue:

Alcune cose sono soggette al libero arbitrio dell’uomo, come agire secondo giustizia ed equità oppure con tirannia e ingiustizia, in altre parole, la scelta delle buone o delle cattive azioni. È chiaro ed evidente che in queste azioni la volontà dell’uomo ha una grande parte. (‘Abdu’l-Bahá, Le lezioni di San Giovanni d’Acri 263)

Potremmo non capire sempre esattamente quando è la nostra volontà ad agire o in che misura le nostre decisioni sono veramente indipendenti, ma sappiamo che, come facoltà dell’anima umana, la volontà è indipendente dalla nostra capacità di sentire o di sapere.

Ad esempio possiamo scegliere di fare ciò che è contrario ai nostri desideri perché ci rendiamo conto che un disagio nel breve ci consentirà di ottenere benefici a lungo termine. Allo stesso modo, possiamo capire che i nostri desideri o le nostre emozioni sono spesso guide inaffidabili per un corretto agire. Quindi potremmo essere emotivamente attratti da qualcosa, da qualcuno o da una qualche linea d’azione, eppure potremmo scegliere di ignorare tali sentimenti per conformarci a ciò che, nella nostra mente razionale, sappiamo essere una preoccupazione più alta, come ad esempio il rispetto di una legge morale o il raggiungimento di uno stato di salute e di benessere a lungo termine che è possibile ottenere solo seguendo un percorso che si presenta difficile sul momento.

La nostra volontà è anche chiaramente una facoltà distinta dalla nostra capacità di conoscenza. Ad esempio ci può accadere di sapere molto bene cosa sia meglio per noi ma di non riuscire a tenere una linea di condotta corretta. Oppure possiamo renderci conto razionalmente che è meglio tenere un certo comportamento ma alla fine non riuscire a trasformare quella consapevolezza in azione.

In altre parole è necessaria un’alleanza tra libero arbitrio e azione. Esercitare la nostra volontà significa andare oltre le intenzioni: comporta l’attuazione dell’intenzione in una linea d’azione conseguente.

Quando cerchiamo di determinare ciò che è appropriato per la realizzazione di noi stessi – il giusto comportamento – ci rendiamo conto che si tratta di mettere in atto un intero processo: conoscere e capire, poi decidere di implementare quella comprensione attraverso un’espressione appropriata e, infine, portare a compimento quelle intenzioni con azioni concrete. In definitiva, dobbiamo agire ripetutamente secondo questa sequenza fino a quando la nostra risposta non diventi un’abitudine, un aspetto essenziale e naturale del nostro carattere. In breve, possiamo agire volontariamente fino a quando questo esercizio di volontà non opererà una trasformazione nella natura essenziale del nostro carattere.

‘Abdu’l-Bahá si riferiva a questo stesso processo quando affermava che ogni risultato è raggiunto attraverso “conoscenza, volontà e azione”. Similmente al contenuto della preghiera obbligatoria breve rivelata da Bahá’u’lláh, che attribuisce all’umanità lo scopo, riferito a Dio, di “conoscerTi e adorartTi”, la prescrizione di ‘Abdu’l-Baha per la trasformazione degli esseri umani può essere trovata in tutti i suoi scritti e discorsi. È al centro della sua definizione di fede quando osserva:

Per fede si intende la conoscenza consapevole e la conseguente pratica di buone azioni (‘Abdu’l-Bahá, Tablets 550, traduzione personale)

Per compiere qualsiasi atto importante abbiamo bisogno di operare una scelta consapevole, così come l’adorazione richiede una decisione o una scelta seguita dall’azione. Non è sufficiente comprendere la guida che le fonti fisiche dell’educazione ci rivelano. Nel Regno dei Nomi – ossia la realtà fisica – è anche necessario esercitare la nostra forza di volontà con sufficiente perseveranza fino a manifestare la nostra trasformazione interiore con azioni nobili.

Senza dubbio l’apostolo Giacomo aveva in mente una tale forza di volontà quando affermava che la fede o il credo non esiste finché non viene espresso in azione:

Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? 
Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano 
e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? 
Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. (Bibbia edizione CEI, Giacomo 2, 14-17)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2018-05-17T07:22:01+00:0020 aprile 2018|Categorie: Spiritualità|Tags: , , , |

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