L’ideale bahá’í di un governo democratico e decentrato

La visione bahá’í prevede invece un sistema politico ed economico unificato nel quale il potere sia al tempo stesso più decentrato e più globale.

di Nader Saiedi
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Decimo articolo della serie: Svelare Il segreto della civiltà divina

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L’ideale bahá'í di un governo democratico e decentrato

Nel suo libro sulle forme ideali di governo, ‘Abdu’l-Bahá non si limita a sostenere il primato della democrazia parlamentare ma sostiene anche quello del decentramento del potere.

Il quarto livello del discorso dell’opera di ‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà divina, mostra come l’accentramento nazionalistico non sia all’altezza della sfida che lo sviluppo pone in questa fase dell’evoluzione sociale dell’umanità. La visione bahá’í prevede invece un sistema politico ed economico unificato nel quale il potere sia al tempo stesso più decentrato e più globale.

Nel linguaggio della teoria politica non esiste ancora un termine adeguato per una visione così creativa. Come vedremo più avanti, ‘Abdu’l-Bahá espone più chiaramente questa visione in altri scritti sull’unità nella diversità alla luce del principio bahá’í dell’unità del genere umano.

Religione e modernità: ritorno al passato o rifiuto della religione?

Negli ambienti intellettuali iraniani della prima metà del XIX secolo non c’era quasi traccia di idee culturali, sociali e politiche innovative. L’unica eccezione a questa regola erano i movimenti religiosi eretici che rivoluzionarono la società iraniana, trasformarono le tradizioni arcaiche e scossero le strutture di potere sia della dinastia Qajar sia dell’establishment religioso conservatore.

L’espressione più significativa di questo nuovo orientamento religioso fu il movimento bábí. ‘Alí Muhammad Shirazi, noto col come il Báb, rivelò la sua missione spirituale a Shiraz nel 1844. Respinse energicamente l’esistente gerarchia politica e religiosa e contestò la legittimità di qualsiasi forma tradizionale di autorità. La sua autorità era puramente carismatica, radicata nella sua affermazione di essere la più recente manifestazione di Dio per l’umanità.

Il Báb, tuttavia, non trasformò la propria autorità carismatica in una forma razionale, codificata e amministrativa di nuovo ordine spirituale e sociale e annunciò, invece, l’imminente avvento di un nuovo messaggero di Dio, che avrebbe creato un nuovo ordine mondiale.

Bahá’u’lláh, il cui avvento ha compiuto la profezia del Báb, ha rivelato insegnamenti chiari e specifici per la costruzione di un nuovo ordine spirituale e globale. I seguaci del Báb e di Bahá’u’lláh furono brutalmente perseguitati in Iran. Nel 1852-53, migliaia di bábí furono martirizzati per ordine del re Qajar e del clero musulmano.

La diffusa ed eroica espressione di fede da parte dei seguaci del Báb e di Bahá’u’lláh e la fondata critica delle fossilizzate idee tradizionali dell’Iran da parte del nuovo movimento spirituale scossero la struttura politica e ideologica del potere della società iraniana. È in gran parte grazie all’impatto e all’ispirazione di questo movimento che nuove idee sociali e politiche cominciarono ad emergere nella seconda metà del XIX secolo in Iran.

Il Segreto della Civiltà Divina di ‘Abdu’l-Bahá va anche inteso come un contributo a questo ampio dibattito intellettuale, la cui questione dominante era il rapporto fra la modernità e l’Islam e, in generale, tutta l’umanità. Alcuni degli atei che vi presero parte ebbero paura di esprimere le loro idee in modo esplicito e, di conseguenza, di solito le in modo da non opporsi apertamente all’Islam. Ma al di là di questi espedienti, in questo contesto erano presenti due posizioni chiaramente opposte. Per gli intellettuali laici l’arretratezza dell’Iran era dovuta alla cultura e alle credenze islamiche degli iraniani. Essi sostenevano che le culture occidentali potessero favorire la modernizzazione e lo sviluppo perché esse avevano messo da parte le superstizioni, condannato le credenze religiose e dato vita a società laiche. Il modello ideale di questi intellettuali iraniani era la filosofia francese dell’Illuminismo. Essi seguivano con entusiasmo le correnti atee dell’Illuminismo, sostenendo che l’Iran dovesse affrancarsi dalla religione per modernizzarsi.

Al contrario degli intellettuali laici, il clero musulmano conservatore e tradizionalista – gli ulama – respingeva la cultura della modernità e chiedeva un ritorno alla tradizione islamica. Dal loro punto di vista, l’Iran, come altri paesi islamici, era stato una forza economica e politica di primo piano nel mondo. Questa vittoria e questa superiorità culturale e politica dell’Iran erano state una conseguenza della sua sottomissione alla legge e all’autorità islamica. Per molti secoli, sostenevano gli ulama, gli imperi islamici avevano vinto le potenze occidentali infedeli ed erano riusciti a soggiogarle. Le scienze islamiche erano state insegnate in tutto il mondo, accademie occidentali incluse. Pertanto, sempre secondo il loro punto di vista, l’Islam era causa e agente di progresso e civiltà. Sostenevano che l’arretratezza dell’Iran negli ultimi secoli fosse dovuta semplicemente alla deviazione dalla legge e dalla tradizione islamica e all’imitazione della cultura e delle idee occidentali. Per i leader religiosi conservatori tra i precetti dell’Islam e la cultura della modernità c’era una distanza incolmabile.

Per molti anni il clero islamico si aggrappò alle proprie idee tradizionaliste, respingendo la modernità e le sue istituzioni, di solito attraverso denunce di eresia e apostasia, attribuendo qualsiasi idea modernista al movimento bábí e, ovviamente, condannandolo. Anche ai tempi della rivoluzione costituzionale iraniana, nei primi anni del XX secolo, gli ulama conservatori continuarono a denunciare il costituzionalismo perché lo identificavano con le idee progressiste bábí e bahá’í.

Il segreto della civiltà divina mette in discussione queste conclusioni dogmatiche citando direttamente il Corano e sfidando il clero con una nuova visione del modernismo e della democrazia parlamentare:

Giudicate con giustizia: quali di questi moderni sviluppi contravviene, in se stesso o nelle sue applicazioni ai comandamenti divini? Se si riferiscono alla fondazione dei parlamenti, è questa un’ingiunzione del testo del sacro versetto: “e delle loro faccende decidono consultandosi a vicenda”. E inoltre vi sono queste parole rivolte all’Alba di tutto il sapere, la Sorgente della perfezione (Muhammad) malgrado Egli possedesse un sapere universale: “e consigliati con loro sul da farsi”. Alla luce di tutto ciò com’è possibile che l’argomento consultazione sia in conflitto con la Legge religiosa? I grandi vantaggi della consultazione possono essere dimostrati anche con argomentazioni logiche. (‘Abdu’l-BaháIl segreto della civiltà divina 67)

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O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2018-02-02T01:05:21+00:0022 dicembre 2017|Categorie: Società|Tags: , , , |

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