Le ragioni che spingono le nazioni ad aggrapparsi al passato

La vera modernità richiede non solo la razionalizzazione scientifica, tecnologica e strumentale, ma anche la razionalizzazione spirituale, culturale e morale.

di Nader Saiedi
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Settimo articolo della serie: Svelare Il segreto della civiltà divina

Articolo precedente: Perché le nazioni islamiche devono modernizzarsi

Le ragioni che spingono le nazioni ad aggrapparsi al passato

Konstantin Makovskij, Festa per il matrimonio di un boiardo (1883)

Molte società musulmane hanno opposto resistenza alla modernizzazione e per questo, secondo molti analisti, non hanno tenuto il passo con il resto del mondo.

Gli insegnamenti bahá’í offrono un rimedio per questo tipo di arretratezza. Infatti, ‘Abdu’l-Bahá dedica gli ultimi quattro capitoli del suo libro, Il segreto della civiltà divina, all’analisi e alla confutazione delle quattro principali critiche del modernismo.

Il secondo capitolo respinge la tesi secondo la quale la modernità sia in qualche modo contraria allo spirito e alle condizioni della società iraniana e gli iraniani dovrebbero seguire solo le loro tradizioni. ‘Abdu’l-Bahá sostiene che esistono alcuni presupposti universali per la modernità e la razionalizzazione culturale che sono, nella fase attuale dello sviluppo sociale del mondo, necessari per qualsiasi processo di avanzamento e che spiegano i motivi per cui alcune nazioni si aggrappano ostinatamente al passato.

Nel terzo capitolo ‘Abdu’l-Bahá respinge con decisione l’asserzione conservatrice del clero musulmano tradizionalista che equiparava la modernità all’ateismo, all’eresia e al rifiuto dell’Islam. Egli sostiene che l’Islam vero è compatibile con la modernità e che lo spirito dell’Islam richiede adattabilità alle condizioni storiche e innovazione culturale. Questo capitolo, la parte più lunga del libro, si occupa direttamente del significato teorico e politico della questione.

Tuttavia Il segreto della civiltà divina non offre certo una visione idealizzata e acritica dell’Occidente.

Dopo aver confutato la diffidenza del clero nei confronti della modernità, ‘Abdu’l-Bahá contesta l’attrazione degli intellettuali laici verso l’Occidente e condanna il militarismo occidentale, il materialismo e l’abbandono dei valori spirituali. A questo punto egli critica la filosofia illuminista e il suo concetto di modernità e identifica importanti aspetti negativi del modello occidentale.

Il quarto capitolo confuta l’approccio incrementale alla razionalizzazione e sostiene il principio del gradualismo culturale e della saggezza. Infine, l’ultimo capitolo risponde alla quarta obiezione che è una semplice variante della prima.

Questo straordinario libro offre una nuova visione della modernità e dello sviluppo, ben diversa dalle teorie prevalenti sia nell’Iran del X secolo che nella teoria socio-politica del XXI secolo.

Nei successivi articoli di questa serie esamineremo in dettaglio i principali concetti esposti in quest’opera. Ma un assaggio della visione di ‘Abdu’l-Bahá lo si percepisce già dalle prime pagine del libro. Sin dal primo paragrafo si comprende che il concetto di modernità di ‘Abdu’l-Bahá è caratterizzato dall’uso della ragione e della razionalità scientifica nell’esame della vita socioculturale:

Sia lodata e ringraziata la Provvidenza ché, fra tutte le realtà dell’esistenza, ha prescelto la realtà dell’uomo conferendole l’onore dell’intelletto e della saggezza, le più fulgide luci di entrambi i mondi. Per opera di questa grande dote, Egli ha in ogni epoca riverberato sullo specchio della creazione nuove e meravigliose configurazioni. (‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà divina 3)

Per ‘Abdu’l-Bahá il processo di razionalizzazione non deve mirare solo alla razionalizzazione strumentale e scientifica, ma anche a quella morale e pratica. Per lui, la ragione è la combinazione e l’armonia dei due distinti processi di razionalizzazione. È per questo che egli immediatamente collega il suo concetto di ragione con quello di rivelazione e intelletto divino:

Questo supremo emblema di Dio è il primo nell’ordine della creazione, primo per rango, avendo la precedenza su tutte le cose create. Lo attesta la Santa Tradizione “Prima d’ogni altra cosa, Iddio creò la mente”. (‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà divina 3)

Questa definizione della ragione, come la prima creazione di Dio, non è altro che la divina Volontà primeva, che è identica all’essenza dei messaggeri di Dio:

Tutti questi Specchi purissimi, queste Aurore di antica gloria sono Esponenti sulla terra di Colui Che è l’Orbe centrale dell’universo, sua Essenza e suo Fine ultimo. Da Lui scaturiscono la loro sapienza e il loro potere; da Lui deriva la loro sovranità. La bellezza del loro sembiante non è che un riflesso della Sua immagine; la loro rivelazione un segno della Sua gloria immortale. Essi sono Miniere della sapienza divina, Depositari della saggezza celestiale. Tramite loro fluisce una grazia che è infinita e da loro vien rivelata la luce che non può spegnersi… Questi Tabernacoli di santità, questi Specchi Primevi che riflettono la luce d’inestinguibile gloria, non sono altro che espressioni di Colui Che è l’Invisibile degli Invisibili. Mediante la rivelazione di queste gemme di virtù divina si manifestano tutti i nomi e gli attributi di Dio quali sapienza e potere, sovranità e dominio, misericordia e saggezza, gloria, generosità e grazia. (Bahá’u’lláhSpigolature 47)

In altre parole, per ragione, qui si intende non solo la conoscenza scientifica ma anche la rivelazione divina. A questo punto dell’opera, il messaggio di ‘Abdu’l-Bahá emerge con chiarezza: la vera modernità richiede non solo la razionalizzazione scientifica, tecnologica e strumentale, ma anche la razionalizzazione spirituale, culturale e morale.

Articolo successivo: Quattro percorsi verso lo sviluppo

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O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2017-12-17T05:35:01+00:0010 novembre 2017|Categorie: Società|Tags: , , |

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