Perché le nazioni islamiche devono modernizzarsi

Aveva taciuto fino a quel momento perché il re non si era mai seriamente interessato allo sviluppo e al progresso dell’Iran, ma ora il re sosteneva una politica di riforma e razionalizzazione culturale ed era quindi suo dovere discutere la questione.

di Nader Saiedi
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Sesto articolo della serie: Svelare Il segreto della civiltà divina

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Perché le nazioni islamiche devono modernizzarsi

È difficile rendere appieno in altre lingue il significato del titolo del libro di ‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà divina, a causa del sottile e bel gioco di parole in lingua originale.

Una traduzione letterale suona così: I segreti divini riguardanti le cause della civiltà, ma questa traduzione non è precisa. Il termine persiano Qaybiyya, tradotto “divino”, ha infatti un duplice significato di cui ‘Abdu’l-Bahá si serve magistralmente.

Il primo significato del termine Qaybiyya si riferisce all’anonimato dell’autore dell’opera. Nella letteratura iraniana del XIX secolo molti autori scrivevano opere di critica sociale e politica in forma anonima, senza rivelare la propria identità. L’autore del testo rimaneva invisibile. Per esempio il primo e più famoso libro che auspicò una riforma del governo iraniano fu scritto nel 1858 dall’intellettuale laico iraniano Malkum Khan che lo intitolò Kitabchiy-i-Qaybiyyah, cioè opuscolo anonimo.

Il termine Qaybiyya, che letteralmente significa invisibile, ha anche un secondo significato che si riferisce al regno della realtà divina invisibile. Nel titolo dell’opera di Malkum Khan il termine Qaybiyya si riferisce solo all’anonimato. Ma ‘Abdu’l-Bahá non era un semplice intellettuale. La sua visione era ispirata dalla rivelazione di suo padre, Bahá’u’lláh, profeta e fondatore della Fede bahá’í, e pertanto il suo testo era divinamente ispirato. Possiamo così comprendere il doppio significato del termine Qaybiyya nel titolo del libro. Da un lato ‘Abdu’l-Bahá non rivela la propria identità e dall’altro la rivela enfatizzando la fonte divina della propria ispirazione. La traduzione corrente, Il segreto della civiltà divina, è una buona approssimazione del complesso titolo originale.

Nelle prime pagine ‘Abdu’l-Bahá spiega le ragioni che lo hanno spinto sia a scrivere il libro che a mantenere l’anonimato. Egli si rivolge al re, al popolo, al clero, ai funzionari del governo e agli intellettuali laici iraniani. Con la sua opera egli cerca di indirizzare tutti i segmenti della società iraniana verso una nuova visione di modernità, di riforma istituzionale e di razionalizzazione socioculturale. Egli sostiene di aver scritto questo testo in risposta all’interesse recentemente espresso dal re dell’Iran, Nasiri’d-Din Shah, per la modernizzazione sociale e politica della società iraniana.

‘Abdu’l-Bahá afferma di aver taciuto fino a quel momento perché il re non si era, prima di allora, seriamente interessato allo sviluppo e al progresso dell’Iran. Ora che egli sosteneva una politica di riforma e razionalizzazione culturale, sostiene ‘Abdu’l-Bahá, era suo dovere morale discutere la questione. Egli scrive:

Finora non avevamo mai visto un monarca – che tiene nelle sue mani capaci le redini degli affari e dal cui nobile impegno dipende il benessere di tutti i sudditi – prodigarsi come si addice a un benevolo padre per educare e istruire il suo popolo, per cercare di assicurarne il benessere e la tranquillità di spirito e mostrare una giusta sollecitudine verso i loro interessi: perciò questo Servo e i Suoi pari hanno taciuto. Ma ora è chiaro per chi comprende che lo Scià ha spontaneamente deciso dì instaurare un governo giusto e di assicurare il progresso di tutti i suoi sudditi. Il suo onorevole intento ha di conseguenza ispirato questo trattato. (‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà divina 9)

‘Abdu’l-Bahá così spiega le ragioni per cui il suo libro è anonimo:

Com’è chiaro per chi comprende, chi scrive ha perciò sentito la necessità di redigere, solo per amor di Dio e in omaggio a questo nobile sforzo, un breve trattato su alcune urgenti questioni. Per dimostrare che Suo unico scopo è quello di promuovere il benessere generale, Egli tace il Proprio nome. Convinto che la guida alla rettitudine sia di per sé un atto retto, Egli offre ai figli della Sua patria questi brevi consigli, proferiti solamente per amore di Dio e nello spirito di una fedele amicizia. Il nostro Signore, Che conosce tutte le cose, è testimone che questo Servo cerca solo ciò che è giusto e benefico, perché Egli, pellegrino nel deserto dell’amore di Dio, è giunto in un regno dove la mano del diniego o dell’assenso, della lode o del biasimo non può toccarlo. (‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà divina 6)

Queste parole contengono un sottile accenno al fatto che ‘Abdu’l-Bahá, pur essendo un esiliato, continuava ad interessarsi dei persiani e che le sue parole erano dettate da valori spirituali e non da interessi politici.

Benché nell’edizione persiana il libro di ‘Abdu’l-Bahá non sia suddiviso in capitoli, vi si possono identificare cinque parti principali. Nella sezione introduttiva l’autore confronta la gloria passata dell’Iran con il suo attuale stato di arretratezza e auspica una razionalizzazione e modernizzazione sia istituzionale che culturale che interessi tutti gli ambiti della società iraniana e, per estensione, anche delle altre società islamiche.

Dopo aver evidenziato la necessità di una razionalizzazione socioeconomica egli conclude il primo capitolo elencando le quattro obiezioni prevalenti contro le riforme e la modernizzazione:

Alcuni dicono che sono stravaganze moderne e mode esterofile, del tutto inadatte ai presenti bisogni e ai venerati costumi della Persia. Altri … dicono … che questi metodi moderni sono in uso fra popoli pagani, che sono contrari ai venerati canoni della vera fede… Un gruppo sostiene che tali riforme devono essere ampiamente dibattute che si deve procedere passo passo, essendo inammissibile la fretta. Altri affermano che si devono adottare solo misure ideate da Persiani… In breve, ogni fazione insegue la propria particolare illusione. (‘Abdu’l-Bahá, Il segreto della civiltà divina 10)

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O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2017-12-17T05:41:21+00:0027 ottobre 2017|Categorie: Società|Tags: , |

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