Finché si parla con umiltà, con un’ampia prospettiva spirituale e in spirito di consultazione, la conversazione può essere utile. Quando si instaura una conversazione aperta e franca di questo tipo, è possibile intraprendere assieme un percorso di trasformazione.

di Greg Hodges
Originale in inglese su bahaiteachings.org

L’arte spirituale della critica costruttiva

Quando incontriamo una qualsiasi difficoltà nella vita siamo comunque tenuti a fare una scelta. Proveremo a risolverla? O cercheremo di tirare avanti accettando di convivere con essa?

Per fare un esempio supponiamo che un amico dica o faccia qualcosa di male. Ci sentiamo feriti da quello che egli ha detto, ma come rispondere? Lo affrontiamo o ci teniamo il nostro dolore dentro, senza dir nulla?

Non esiste una ricetta unica, valida in tutte le occasioni. Non sarà mai possibile risolvere tutti i problemi e non si può certo sopportare qualsiasi difficoltà che incontriamo tacendo e basta. In ogni caso dobbiamo far ricorso alla nostra saggezza per decidere quale strada percorrere.

Queste difficoltà spesso riguardano parole e comportamenti di persone specifiche con le quali abbiamo a che fare. Quando ciò accade, ne parliamo con loro direttamente o ci sentiamo in dovere di accettare le loro azioni anche se le riteniamo sbagliate? Ognuna di queste scelte ha una propria validità morale a seconda dei tempi e delle condizioni.

Non esiste una risposta unica che funzioni sempre. Da una parte ci sentiamo spinti a correggere ogni errore ed ingiustizia con estrema fermezza e urgenza. Dall’altra sentiamo il bisogno di rispondere ad ogni sofferenza o disagio trovando dentro noi stessi la forza per essere più tolleranti al dolore e al disagio. Se ragioniamo con mentalità aperta, però, ci rendiamo conto di come sia più saggio utilizzare metodi diversi per raggiungere la felicità e il benessere, per l’individuo e per la società.

Proseguendo su questo tema credo sia interessante considerare il comandamento bahá’í che vieta la maldicenza:

O FIGLIO DELL’UOMO!
Non palesare i peccati altrui perché anche tu sei un peccatore. Se dovessi trasgredire a questo comandamento, maledetto saresti, ne fo’ Io testimonianza. (Bahá’u’lláh, Parole Celate n.27 dall’arabo)

Leggendo questo brano dagli scritti bahá’í sorge spontanea una domanda. La comunità alla quale apparteniamo come può passare da un atteggiamento colpevolizzante ad uno di incoraggiamento, se non si parla mai delle mancanze dei suoi membri? Possiamo ancora parlare dei nostri difetti personali ma, ovviamente, se qualcuno non pensa che ci sia qualcosa di sbagliato nel proprio comportamento, non ne parlerà mai. Dunque per correggere quel comportamento occorre che qualcun altro gli dica qualcosa.

Gli scritti bahá’í sono piuttosto chiari sul fatto che non si debba parlare dei difetti degli altri quando essi non sono presenti, in particolar modo non si deve criticare il loro carattere. Quindi cosa dovremmo fare?

Essere umili

Essere umili e consapevoli di essere alla presenza di Dio. Quando ci sforziamo costantemente di ricordarlo i nostri sentimenti verso le altre persone saranno impregnati dall’amore per Dio.

Se fra voi sorge qualche discordia, vedete Me davanti agli occhi e, per amore del Mio nome e in pegno del vostro amore per la Mia Causa manifesta e radiosa, non considerate i reciproci difetti. (Bahá’u’lláh, Spigolature 326)

L’umiltà è anche molto importante nel caso in cui qualcuno metta in evidenza i nostri difetti. Nessuno di noi è perfetto e poche persone si aspettano che noi lo siamo. Gli altri più che altro sperano semplicemente che ci sia in noi la volontà di cambiare il nostro comportamento quando appare chiaro che ne abbiamo bisogno.

Meditare sui propri doveri spirituali e sui propri limiti.

Il benessere spirituale coinvolge tante diverse qualità e comportamenti e occorre di tanto in tanto riflettere su ciò che Dio si aspetta da noi. Sappiamo che dobbiamo essere sinceri. Dobbiamo perseguire la giustizia. Dobbiamo essere generosi e gentili. Quando le nostre menti si occupano delle colpe altrui persone è facile perdere di vista questi principi. Dunque è bene impegnarsi coscientemente a mantenere un’ampia prospettiva spirituale. Soprattutto, quando notiamo difetti in altre persone, è meglio, piuttosto, pensare a come superare i nostri:

È mia speranza… che scopriate le vostre imperfezioni e che non pensiate alle imperfezioni altrui. Adoperatevi con tutte le forze per liberarvi dalle imperfezioni. Le anime avventate cercano sempre i difetti altrui. Che cosa può sapere un ipocrita dei difetti altrui, quando è cieco ai propri?… Se non trova le proprie colpe, un uomo non diverrà mai perfetto. Nulla è più utile a un uomo della conoscenza delle proprie manchevolezze. (‘Abdu’l-Bahá, La promulgazione della pace universale 268)

Consultarsi

Quando un bahá’í è in difficoltà a causa dei discorsi o delle azioni di qualcun altro, gli insegnamenti bahá’í consigliano di consultarsi, su questo argomento, con l’Assemblea Spirituale Locale, un corpo eletto in ogni comunità e composto da nove bahá’í. La consultazione resta confidenziale e non provoca pettegolezzi o insinuazioni. Nell’ambito di tale consultazione, l’Assemblea Locale può aiutare le persone ad impegnarsi seriamente ad affrontare il problema e aiutare anche con consigli offerti con il massimo amore e rispetto:

Gli uomini devono consultarsi su tutti i problemi, piccoli o grandi, sì che possano apprendere ciò che è buono. La consultazione permette loro di capire le cose e di scandagliare temi sconosciuti. (‘Abdu’l-Bahá dalla compilazione Consultazione pag. 14)

Infine parlarne di persona

Se qualcuno ci ferisce con le sue parole o le sue azioni non dobbiamo sempre dire tutto ma dobbiamo pur essere in grado di dire qualcosa. Finché si parla con umiltà, con un’ampia prospettiva spirituale e in spirito di consultazione, la conversazione può essere utile. Quando si instaura una conversazione aperta e franca di questo tipo, è possibile intraprendere assieme un percorso di trasformazione.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláh, Parole Celate, Arabo, n.2)

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