Quando si assume una prospettiva globale e si contestualizza il problema per creare unità allora nessuno si sente accusato o in dovere di difendersi per aver sbagliato e tutti possono lavorare assieme per contribuire a trovare una soluzione migliore.

di Trip Barthel
Originale in inglese su bahaiteachings.org

La più grande sfida, per qualsiasi filosofo, è quella di enunciare il problema in una forma che consenta una soluzione. – Bertrand Russel

Ogni anima imperfetta è rivolta verso se stessa e pensa solo al proprio bene. Ma allorché i suoi pensieri si allargano di poco, essa incomincia a pensare al benessere e all’agiatezza della sua famiglia. Se le sue idee si allargano ulteriormente, si preoccupa della felicità dei suoi concittadini; e se si allargano ancora, pensa alla gloria della sua terra e della sua razza. Ma quando le idee e le opinioni giungono all’apice dell’espansione e pervengono allo stadio della perfezione, allora essa si interessa dell’elevazione del genere umano, diverrà amica di tutti gli uomini e mirerà al bene e alla prosperità di tutti i Paesi. Questo è un segno di perfezione. (‘Abdu’l-BaháAntologia 72)

Veniamo al mondo avendo in mente solo il nostro comodo e i nostri interessi, come fanno tutti i bambini quando nascono. Crescendo il bambino acquisisce consapevolezza della propria famiglia. Quando inizia ad andare a scuola, acquisisce quella dei suoi compagni e della comunità. Crescendo ancora acquisisce consapevolezza anche della propria nazione. Il passo finale del processo di maturazione – rendersi conto della condizione dell’intero genere umano – permette finalmente di pensare e lavorare per la pace e la prosperità di tutti.

Il mio lavoro di insegnante e scrittore ha per tema le competenze necessarie agli esseri umani per consultarsi. Cerco di mettere in relazione le persone e creare unità tra di loro. Sono un bahá’í e dunque credo che l’unità e la consultazione siano strumenti per risolvere i problemi e non un nebuloso obiettivo che sarà forse possibile raggiungere solo alla fine di un processo. Credo anche che aiutare gli altri significhi aiutarli a crescere e maturare.

Quando insegno mi capita di affrontare problemi spinosi e, solitamente, per individuare la soluzione migliore, ho bisogno di ampliare la gamma delle opzioni disponibili.

Quindi normalmente consiglio di inquadrare il problema in un contesto più ampio. Il primo passo per risolvere qualsiasi problema consiste nel collocarlo all’interno di un contesto più vasto in modo tale da consentire soluzioni più ampie e più creative. Per la maggior parte delle situazioni, inizialmente, vengono identificate solo soluzioni del tipo sì o no, a somma zero: se hai ragione tu allora ho torto io. Da un punto di vista bahá’í la chiave della soluzione sta nell’ampliare la comprensione del problema, consentendo di poter scegliere tra un numero maggiore di opzioni. Ecco qui un esempio:

Un gruppo di una ventina di vicini di casa disperati mi ha chiesto di aiutarli a risolvere un contenzioso causato da un cane che abbaiava. Per farlo ho iniziato con un breve elenco di domande che avevano lo scopo di ampliare le possibili soluzioni.

Con l’aiuto di una mappa ogni persona di questo gruppo ha mostrato dove viveva e poi ha continuato raccontando da quanto tempo abitava lì e spiegando quali erano le sue speranze e i suoi sogni per il vicinato. Una persona si è alzata e ha detto che lui e sua moglie vivevano lì da cinque anni e non vedevano l’ora di crescere una famiglia. Un’altra coppia ha detto che vivevano lì solo da alcuni mesi, che erano in affitto e che ci sarebbero rimasti fino a quando non avrebbero potuto permettersi di acquistare un alloggio. Un ultimo vicino ha detto di aver appena venduto la casa e che sarebbe partito nel giro di pochi mesi.

Ho iniziato, cioè, con domande che hanno permesso alle persone di entrare in relazione le une con le altre.

Seconda domanda: cosa vorresti raccontare agli altri del tuo cane?

Tutti quanti nella zona avevano un cane e tutti avevano piacere di far sapere agli altri di ciò che amavano del loro cane.

Terza domanda: cosa è considerato normale per un cane nel vostro vicinato?

Qualcuno ha detto che non aveva problemi se i cani del vicinato venivano nel suo prato ma non li voleva nella veranda di fronte alla casa. Qualcun altro ha detto che i cani avrebbero potuto venire ogni tanto nel cortile sul retro mentre un altro ha detto che i cani avrebbero dovuto essere sempre tenuti al guinzaglio e avrebbero dovuto fare silenzio dopo le dieci di sera.

L’ultima domanda però ha contestualizzato la situazione e risolto il problema. Quale domanda?

In questo caso ho deciso di contestualizzare il problema nell’ambito del vicinato invece di focalizzarmi su di un singolo individuo. Ho anche cercato di evidenziare la prospettiva del cane.

Quarta ed ultima domanda: come si può aiutare un cane che non riesce a vivere seguendo le norme del vicinato?

I vicini hanno lavorato assieme e hanno formulato una lista molto creativa di circa venti cose diverse che si sarebbero potute fare per aiutare un cane che non riuscisse a vivere secondo le norme del vicinato. Abbiamo preso questa lista e l’abbiamo ordinata per costo, a partire dalle attività meno costose, come installare una porta per cani (così che il cane sarebbe potuto entrare in casa quando voleva), mettere una radio fuori casa per il cane o far sì che il cane socializzasse con i vicini e gli altri cani. Le scelte più costose comprendevano l’impiego di un dog-sitter, far ricorso ad uno psichiatra per cani e il Valium per cani. Alla fine non abbiamo trovato un accordo ma abbiamo definito un elenco di priorità, accettando che il proprietario del cane cominciasse con l’idea meno costosa per poi proseguire con le altre attività in elenco fino a trovare quella risolutiva.

Volete sapere quale è stato l’aspetto più interessante di questo caso? Non ho mai scoperto chi possedeva il cane che si comportava male. Nessuno gli ha mai puntato il dito contro, nessuno ha mai detto al proprietario: “Tu hai sbagliato!” Al contrario abbiamo lavorato assieme per risolvere il problema, dialogando alla pari sull’elenco dei problemi e sulle soluzioni proposte – soluzioni che, nello spirito della consultazione bahá’í, appartengono nello stesso modo a tutti quanti.

Quando si assume una prospettiva globale e si contestualizza il problema per creare unità allora nessuno si sente accusato o in dovere di difendersi per aver sbagliato e tutti possono lavorare assieme per contribuire a trovare una soluzione migliore.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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