Commettere errori: in cinque passi dal rimorso alla crescita

…ogni mattina sorga migliore della sera che l’ha preceduta e ogni giorno più ricco del suo ieri – Bahá’u’lláh

di Kathy Roman
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Cinque passi

Foto di Lance Shields (CC BY 2.0)

Avete mai fatto qualcosa per la quale provate rimorso? Capita a tutti. Dopo ci si chiede come evitare di compiere nuovamente lo stesso errore.

Difficile vivere una vita intera senza compiere una miriade di errori ma credo che nessuno, incluso Dio, si aspetti questo da noi. A chi prova rimorso per aver commesso un errore suggerisco questi cinque passi:

Primo: identificate gli errori che vi causano rimorso e affrontateli

Questo può essere un passaggio difficile. I ricordi spiacevoli sarebbe più facile rimuoverli ma fino a quando non li si riconosce non possono essere superati. Mia madre mi ricordava spesso queste parole di Shakespeare: “Sii sincero verso te stesso.” Dunque siate onesti e riflettete sulle nostre motivazioni. Questo tipo di conversazioni, personalmente, preferisco averle con Dio:

La confessione di peccati e colpe davanti a creature umane non è permessa, perché ciò non ha mai comportato, né mai comporterà il perdono di Dio. Inoltre la confessione innanzi a un uomo è motivo di mortificazione e umiliazione e Dio – sia esaltata la Sua gloria non desidera l’umiliazione dei Suoi servi. (Bahá’u’lláh, Tavole 22)

Secondo: prendete coscienza dei vostri sentimenti di rammarico

Recentemente sentivo un nodo allo stomaco a causa di una situazione per la quale provavo rammarico. Mi sono resa conto di aver involontariamente ferito i sentimenti di una persona a cui voglio bene. Guardandomi indietro ora mi rendo conto di quanto sia stata insensibile. Mi sembrava impossibile riuscire a superare il dolore procuratomi dal rammarico. Non ho potuto fare altro che accettare di convivere con questa emozione per tutto il tempo necessario. Ho lasciato che ciò che covava dentro di me risalisse in superficie così che potesse essere riconosciuto e curato:

La prossima volta che ti scoraggi e non riesci a sopportare i tuoi sentimenti, ricorda questo consiglio: cambia il tuo modo di vedere e vai avanti. Invece di incolpare le circostanze esterne o la tua debolezza per il disagio che provi, puoi scegliere di essere presente e rimanere cosciente della tua esperienza senza respingerla, senza afferrarla, senza credere alle storie che tutti noi continuiamo instancabilmente a raccontarci. Questo è un consiglio inestimabile che affronta la vera causa della sofferenza – tua, mia e di tutti gli esseri viventi. (Pema Chodron, Taking the Leap: Freeing Ourselves from Old Habits and Fears 55)

Nel corso della vita avrete forse notato un modello ricorrente: veniamo continuamente sottoposti alle stesse prove fino a quando non impariamo la lezione. Se lasciamo che la consapevolezza penetri profondamente dentro di noi, allora, quando le opportunità si ripresenteranno in futuro, le probabilità di ripetere lo stesso errore saranno minori:

Le prove sono un mezzo col quale la preparazione di un’anima viene misurata e provata sulla base delle sue stesse azioni. Dio conosce in anticipo la sua preparazione e anche la sua impreparazione, ma l’uomo, col suo ego, non crederebbe di essere inadeguato senza che gliene sia data prova. Conseguentemente la sua vulnerabilità al male gli viene dimostrata quando fallisce di fronte alle prove e le prove continuano fino a quando l’anima si rende contro della sua inadeguatezza e poi il rimorso e il rammarico si curano di sradicare la debolezza.

La stessa prova torna con un’intensità maggiore fino a quando si dimostra che quella che era una debolezza è divenuta un punto di forza e il potere di vincere il male è stato accertato. (‘Abdu’l-Bahá, Star of the West, Volume 4, p. 45, traduzione personale)

Terzo: assumetevi le vostre responsabilità

Le conseguenze derivano da tutte le nostre azioni, nel loro complesso, quindi dobbiamo assumercene la responsabilità. Mentre medito, non cerco scuse ma provo a guardarmi con distacco e compassione. Riconosco gli errori e li accetto, non con sensi di colpa o vergogna, ma con amore e considerazione. Quando commettiamo errori abbiamo bisogno della misericordia di Dio ma quando compiamo azioni dannose o sbagliate serve anche la giustizia. Se non provassimo alcun rimorso o disagio, non potremmo imparare alcuna lezione. Se il fuoco non bruciasse, non potremmo mai imparare quanto sia pericoloso toccarlo:

O FIGLIO DELL’ESSERE! Fa’ ogni giorno un esame di coscienza prima che tu sia chiamato a render conto di te stesso, poiché la morte ti raggiungerà inaspettata e sarai chiamato a render conto delle tue azioni. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n. 31)

Quarto: pregate per chiedere perdono

Siamo come i bambini che imparano a camminare. Quando il bambino cade, la madre non lo rimprovera né lo punisce. Lo guarda, felice che stia cercando di imparare, e lo incoraggia ad alzarsi e riprovarci ancora. Gli insegnamenti bahá’í ci dicono che Dio, nella sua misericordia, è paziente e clemente:

Porgete dunque orecchio alle Mie parole e ritornate a Dio e pentitevi, così che Egli per la Sua grazia abbia pietà di voi, vi purifichi dai peccati e perdoni i vostri falli. La grandezza della Sua misericordia sorpassa la furia della Sua collera e la Sua grazia abbraccia tutti coloro che sono stati chiamati all’esistenza e rivestiti del manto della vita, nel passato o nell’avvenire. (Bahá’u’lláh, Spigolature 134)

Tu sei il Longanime, Colui al Quale si deve pentimento, Colui Che perdona anche i più gravi peccati. (‘Abdu’l-Bahá in Preghiere bahá’í 25)

Quinto: perdonatevi e ponete la vostra attenzione sulla “prossima volta”

Fino a quando non ci siamo perdonati è difficile proseguire. Il presente è il momento per andare avanti con decisione e fiducia. Non serve continuare a soffermarsi sugli errori del passato, è preferibile invece concentrarsi su come fare meglio la prossima volta:

…ogni mattina sorga migliore della sera che l’ha preceduta e ogni giorno più ricco del suo ieri.(Bahá’u’lláh, Tavole 126)

Anche la paralisi provocata dalla colpa è da evitare; anzi, la preoccupazione per una particolare mancanza morale può, a volte, renderne più impegnativo il superamento. (Da una lettera scritta per conto della Casa Universale di Giustizia il 19 aprile 2013, traduzione personale)

In conclusione per crescere bisogna essere tolleranti e amorevoli con se stessi. Distinguete l’atto errato e indesiderabile da chi l’ha commesso, non siete voi ad essere malvagi. Dio non si aspetta da noi la perfezione. È compassionevole, misericordioso, clemente e giusto. Possiamo cadere un milione di volte e Dio ancora ci incoraggerà a rialzarci e riprovare.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2017-06-16T06:27:53+00:0016 giugno 2017|Categorie: Spiritualità|Tags: , , , |

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