Orientarsi nell’epoca della post-verità

Ognuno di noi, a prescindere dall’età, dal quoziente intellettivo, dallo stato sociale o dal livello di istruzione, ha il dovere di indagare le informazioni che riceve e determinare se siano vere o false.

di David Langness
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Terzo articolo della serie:
Come distinguere l’evidenza dei fatti

Articolo precedente:
Quando il pregiudizio conduce a selezionare le informazioni

Johannes Vermeer, Il geografo (dettaglio), 1669

Johannes Vermeer, Il geografo (dettaglio), 1669

Quando ci troviamo di fronte ad una nuova informazione come possiamo trattarla? Come possiamo decidere se sia vera o falsa?

Distinguere il vero dal falso è uno dei compiti più importanti che ogni essere umano deve affrontare. La capacità di determinare la verità, che deriva dai molteplici aspetti della coscienza umana, contribuisce ad orientare il corso della vita di ciascuno di noi. Le persone più competenti nel determinare la verità sono spesso più felici, più equilibrate e più apprezzate. Vale la pena, dunque, prendere in considerazione quali siano gli strumenti solitamente usati per determinare la verità.

Molti si fidano del proprio istinto e reagiscono velocemente ad una nuova informazione pensando: “Beh, sì, questo mi sembra vero” o “No, non credo che sia vero”. In altre parole, giudicano rapidamente in base al loro istinto, ai loro sentimenti o desideri interiori, tralasciando di considerare molte informazioni o incrociare i fatti connessi.

Quando l’istinto non basta, spesso ci si attiene alle tradizioni, alle consuetudini o alle opinioni più diffuse. “Certo che ci credo perché questo è ciò che credono le persone perbene, i miei famigliari o i miei amici”. Il consenso o la popolarità costituiscono, per molti, un altro criterio di verità: “La maggioranza delle persone crede in questo dunque ci credo anche io”.

Le persone razionali, tuttavia, usano la propria testa per determinare la verità: “Ho esaminato attentamente questa informazione e credo sia vera” oppure “Dopo averci riflettuto sopra e aver fatto qualche verifica mi sono reso conto che non è un’informazione credibile”.

Tra questi modi di considerare una nuova informazione, quale funziona meglio? Ovviamente, esaminare con razionalità i fatti è sempre più efficace che non reagire istintivamente o conformarsi al pensiero di massa. Gli insegnamenti bahá’í invitano tutti a fare uso della propria razionalità e ad esaminare con attenzione i fatti prima di decidere ciò che è vero e ciò che è falso:

Esaminiamo i fatti come stanno, investighiamo la verità e la realtà per giungere a un’opinione e a una conclusione veritiere. (‘Abdu’l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace, p. 408, traduzione personale)

Facciamo un rapido esperimento. L’11 settembre 2001 le torri gemelle del World Trade Center a New York furono distrutte da:

1. i terroristi di al Qaeda che si lanciarono con aerei di linea contri i due edifici
2. il governo americano che si servì di bombe piazzate all’interno degli edifici e di missili mascherati da aerei di linea

Qualunque sia la vostra personale opinione pensate un attimo a quale possa essere l’opinione più diffusa. Che percentuale di persone ritiene vera la prima affermazione e quale percentuale è convinta, invece, che sia vera la seconda? Vi consiglio di appuntarvi le vostre stime e di paragonarle, poi, ai risultati di questa indagine:

Nel 2008, WorldPublicOpinion.org – un progetto congiunto tra diversi centri di ricerca situati in vari paesi e gestiti dal Program on International Policy Attitudes dell’Università del Maryland – ha posto domande sulla responsabilità degli attacchi dell’11 settembre a 16.000 persone in 17 paesi al di fuori degli Stati Uniti. Nonostante il fatto che milioni di persone abbiano visto fotografie e riprese in diretta degli aerei che volavano contro le torri gemelle, alcune teorie complottiste hanno indicato cause differenti.

Ecco i sorprendenti risultati di questa indagine: solo il 46% delle persone intervistate ha dichiarato che la responsabilità è stata di Al-Qaeda, meno della metà. Il 15% ha dichiarato che il vero responsabile è stato il governo degli Stati Uniti mentre il 7% ha incolpato Israele e un altro 7% ha indicato responsabilità diverse. Il 25% degli intervistati ha dichiarato di non sapere chi abbia effettuato gli attacchi. I sondaggi condotti all’interno degli Stati Uniti hanno rivelato percentuali simili.

Le vostre stime sono in linea con i risultati di questa indagine? La maggior parte delle persone, a prescindere dalle proprie convinzioni, al-Qaeda o complotto, spesso sovrastimano la percentuale di persone che sono d’accordo con loro e sottovaluta la percentuale di chi non condivide quel punto di vista. Questo tipo di pregiudizio, chiamato, in ambito scientifico, bias cognitivo, è la diffusa tendenza a pensare che il proprio parere sia più ampiamente condiviso di quanto non lo sia effettivamente.

Alla luce di questo fenomeno ci rendiamo conto che molti tendono a crearsi una propria realtà soggettiva, basata su percezioni che non sempre corrispondono alla realtà dei fatti. Si tratta di un pregiudizio che distorce le lenti attraverso le quali guardiamo il mondo, causando false percezioni, aspettative irrazionali e grosse lacune nella capacità di giudizio. Il bias cognitivo può avere un impatto devastante sulle vite di chi è accecato dai suoi effetti.

Gli insegnamenti bahá’í indicano con chiarezza come il miglior metodo per evitare questo tipo di pregiudizio sia la ricerca indipendente della verità:

Dio ha conferito all’uomo il dono della mente, perché egli soppesi ogni fatto o verità che gli sia presentata e giudichi se è ragionevole. Ciò che si conforma alla ragione può essere accettato, mentre ciò che la ragione e la scienza non possono sanzionare può essere scartato, in quanto è immaginazione e superstizione, è irreale e non è realtà. (‘Abdu’l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace, p. 374, traduzione personale)

Ognuno di noi, a prescindere dall’età, dal quoziente intellettivo, dallo stato sociale o dal livello di istruzione, ha il dovere di indagare le informazioni che riceve e determinare se siano vere o false. Se falliamo in questo nostro dovere, e persistiamo ad attenerci ciecamente alle opinioni diffuse, alle tradizioni e alle usanze del nostro ambiente culturale, corriamo il rischio di accettare e interiorizzare credenze false e fuorvianti.

Articolo successivo:
Una bambina chiede: “Lei crede nella scienza?”

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2017-05-26T07:31:43+00:0012 maggio 2017|Categorie: Società|Tags: , , |

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