Insomma, posso dire che il mio concetto di religione si concentri sulla dichiarazione di Bahá’u’lláh: “La terra è solo un paese e l’umanità i suoi cittadini”.

di Maya Bohnhoff
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Questo articolo è il seguito di La parola religione è una parolaccia?

Il significato della parola religione

La vera religione è fonte d’amore e di concordia tra gli uomini, è causa di sviluppo di qualità lodevoli. Ma le persone si attengono a contraffazioni e imitazioni, trascurando la realtà unificatrice. Così si privano della radiosità della religione… Ciò che avrebbe dovuto portare vita è diventato motivo di morte. Ciò che avrebbe dovuto essere prova di conoscenza è ora dimostrazione di ignoranza. Ciò che era fattore di sublimità della natura umana ha dimostrato di esserne la degradazione. Quindi a poco a poco il regno dei credenti si è rimpicciolito e ha perso lustro e la sfera dei materialisti si è ampliata ed è avanzata, perché i primi si sono attenuti a imitazioni e contraffazioni, dimenticando e abbandonando la santità e la sacra realtà della religione. (‘Abdu’l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace, p. 179, traduzione personale)

In questo brano ‘Abdu’l-Bahá definisce la religione e inoltre spiega come mai, di fatto, essa non sempre sia stata all’altezza di questa definizione.

Personalmente sono un’artigiana della parola per professione e, per giunta, decisamente fissata con la necessità di usare le parole il più accuratamente possibile. Il fatto stesso che religione (o qualsiasi altra parola importante) significhi, per persone diverse, così tante cose diverse mi reca grande frustrazione. Ma sono flessibile. Preferisco usare la parola religione per intendere semplicemente l’associazione dei cuori degli esseri umani attorno a principi di condotta divini e usare, invece, il termine dogma, o anche dogma religioso, per intendere la credenza dogmatica in alcune dottrine, tuttavia sono disponibile a trovare parole nuove se i miei amici e interlocutori non arrivano a tanto.

Mi domando, quindi, quali siano le parole che possiamo tranquillamente usare?

‘Abdu’l-Bahà suggerisce l’idea di una strada o di un sentiero, un sentiero spirituale che raccomanda di percorrere con i piedi della praticità. Buddha lo chiamava un dharma, un cammino verso la verità. Muhammad ha parlato del concetto di din, un accordo o un patto con il Divino per il quale il credente si impegna in un cammino di trasformazione e nello sforzo quotidiano di acquisire qualità divine come la gentilezza, la misericordia, la giustizia e altre simili. Si potrebbe più semplicemente chiamarla fede, anche se forse ci si allontana un po’ dall’aspetto comunitario per porre l’attenzione, invece, sul rapporto personale con Dio.

Molte persone dicono (a volte con un’inspiegabile aria di superiorità) “Non sono religioso. Sono spirituale.” Ho scoperto, scrivendo questo articolo, che le mie definizioni di spiritualità, fede e religione ruotano attorno a relazioni personali e comunitarie. Per me spiritualità è ciò che accade nel profondo di me stessa (qualunque sia il significato che la stessa idea fisica di interiorità assuma in questo contesto). È una qualità o condizione del mio personale stato interiore. La fede è il mio rapporto con Dio e con la Sua parola. I miei sforzi per coltivare virtù trasformatrici collegano queste due realtà. Religione è il mio rapporto con gli amici bahá’í e, oltre a loro, con tutti gli altri esseri umani. Quello che collega questi tre concetti è la pratica delle virtù trasformatrici che rafforza e approfondisce il mio rapporto con gli altri esseri umani.

Insomma, posso dire che il mio concetto di religione si concentri sulla dichiarazione di Bahá’u’lláh: “La terra è solo un paese e l’umanità i suoi cittadini”. Questo concetto, apparentemente semplice, cela un mondo di complessità.

Ad esempio questa definizione di religione influisce sul rapporto tra religione e scienza (sul quale il mio amico Stephen Friberg scrive molto sul blog del nostro Common Ground Group). Innanzitutto, non c’è niente nell’idea di acquisire virtù o di praticarle nella vita e nella comunità, che violi i principi scientifici o che rifiuti il metodo scientifico. Infatti, il metodo scientifico è, per così dire, sancito, dagli scritti bahá’í:

Il terzo insegnamento o principio di Bahá’u’lláh è che la religione e la scienza sono in completo accordo. Una religione che non sia in accordo con la scienza convalidata è superstizione. La religione deve essere razionale. Se non collima con la ragione, è superstizione e non ha fondamenta. È come un miraggio, che inganna l’uomo inducendolo a pensare che esso sia una massa d’acqua. Dio ha donato all’uomo la ragione, affinché egli percepisca ciò che è vero. Se insistiamo nel dire che un determinato argomento non deve essere vagliato dalla ragione e convalidato secondo i comprovati metodi logici dell’intelletto, a che cosa serve la ragione che Dio ha dato all’uomo? (‘Abdu’l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace, p. 106, traduzione personale)

Ottima domanda, non pensate?

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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