Quando il pregiudizio conduce a selezionare le informazioni

Quindi gli attaccamenti emotivi, che tutti abbiamo e che sappiamo che possono renderci ciechi di fronte alla realtà… hanno il potere di influenzarci irrazionalmente…

di David Langness
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Secondo articolo della serie:
Come distinguere l’evidenza dei fatti

Articolo precedente:
Negazionismo: l’irrazionale rifiuto dei fatti

Questo non voglio neppure sentirlo

Foto di Hilde Skjølberg (CC BY-NC-SA 2.0)

In inglese il termine confirmation bias, che in italiano si potrebbe tradurre come pregiudizio confermativo, si riferisce alla tendenza, molto umana, ad accettare tutto quello che sostiene le nostre convinzioni e a rigettare qualsiasi altra informazione.

Questa forma di pregiudizio è caratterizzata dal predominio dei sentimenti sulla razionalità.

La giornalista Elizabeth Kolbert, che ha vinto il premio Pulitzer col libro La sesta estinzione. Una storia innaturale, recentemente, su questo tipo di pregiudizio, ha scritto:

Considerate quello che oggi è noto come pregiudizio confermativo, la tendenza ad accettare le informazioni che sostengono le loro convinzioni e a rifiutare le informazioni che le contraddicono. Tra le molte forme di distorsione del pensiero razionale che sono state identificate, il pregiudizio confermativo è tra quelle più accuratamente studiate essendo stato oggetto di un numerosi studi sperimentali, sufficienti a riempire svariati libri di testo.

Di fronte alle argomentazioni altrui siamo alquanto abili a individuarne le debolezze, ma siamo quasi sempre ciechi di fronte alle nostre.

E… il pregiudizio confermativo… ha una componente fisiologica… la ricerca suggerisce che le persone sperimentino un vero piacere, una scarica di dopamina, tutte le volte che si trovano ad elaborare informazioni che sostengono le loro convinzioni. “Ci sentiamo bene quando possiamo confermare le nostre posizioni, anche se siamo in errore.” (Elizabeth Kolbert, Why Facts Don’t Change Our Minds, The New Yorker, February 27, 2017.)

Naturalmente le persone non sono robot o computer, tutti abbiamo pregiudizi, preconcetti e convinzioni irrazionali. In queste convinzioni possiamo essere ostinati e categorici. Capita che la nostra razionalità entri in conflitto con le nostre emozioni. Ne consegue che spesso interpretiamo e filtriamo le nuove informazioni in modo da confermare ciò che già pensiamo e di cui siamo convinti.

Sul lato opposto di questa equazione, tendiamo a tenere in minor considerazione qualsiasi argomentazione o spiegazione alternativa al nostro punto di vista. Rifiutiamo ciò di cui non siamo già convinti. Il pregiudizio confermativo, quindi, comporta che i nostri strumenti emotivi, il cuore o la pancia, prevalgano sul nostro strumento cognitivo, la nostra mente. Lasciamo che la nostra mente confermi le informazioni che ci piacciono e rifiutiamo quelle che non ci piacciono.

Razionalità compromessa.

È la classica contrapposizione tra oggettivo e soggettivo: ascoltiamo in primo luogo i fatti, o diamo invece retta ai sentimenti? Generalmente, la maggior parte delle persone, per quanto inconsciamente, presta maggiore attenzione ai propri sentimenti più profondi e non ha piacere di essere confusa da fatti che li contraddicano.

Questa tendenza ci può creare in un mare di guai.

Quando raccogliamo informazioni e prendiamo decisioni usando metodi così selettivi, abbandoniamo la razionalità. Quando permettiamo ai nostri preconcetti più profondi, positivi o negativi che siano, di influenzare le nostre decisioni più cruciali, corriamo il rischio di fare scelte scadenti. Quando lasciamo che il pregiudizio confermativo congeli le nostre attuali convinzioni, anziché metterle in discussione, fossilizziamo i nostri atteggiamenti, chiudiamo le nostre menti e, in ultima analisi, viviamo la nostra vita sulla base di immaginazioni e illusioni.

Nessuno vuole una vita basata su illusioni o pensieri distorti. Dunque qual è la soluzione? Il filosofo illuminista Rene Descartes raccomandava di mettere da parte tutte le ipotesi, i valori e le credenze preconcette nel tentativo di determinare ciò che è vero. Gli insegnamenti bahá’í esprimono un concetto simile quando invitano a diventare un vero ricercatore, un ricercatore della verità, provando a trascendere le nostre emozioni quando indaghiamo la verità:

Ma, fratello mio, quando un vero ricercatore si accinga a iniziare la ricerca sul sentiero che conduce alla sapienza dell’antico dei Giorni, deve prima di tutto mondarsi e purificarsi il cuore, che è la sede della rivelazione dei profondi misteri di Dio, dalla polvere ottenebrante di tutta la sapienza acquisita e dalle allusioni delle personificazioni di fantasie sataniche. Deve nettarsi il petto… da ogni lordura, purificarsi l’anima da tutto ciò che appartenga all’acqua e al fango e da ogni attaccamento basso ed effimero. Deve tanto mondarsi il cuore che nessuna traccia d’amore o di odio vi si attardi, perché l’amore non lo conduca ciecamente in errore e l’odio non lo respinga lungi dalla verità. (Bahá’u’lláh, Certezza 131)

Un consiglio che, in un primo momento, potrebbe sembrare strano. Dopo tutto come possiamo purificare i nostri cuori da ogni “traccia d’amore o di odio”? Un cuore purificato da tutti gli attaccamenti emotivi non sembra forse un cuore senza cuore? L’amore non è forse un’emozione positiva, da alimentare in ogni caso? Per seguire questo metodo di ricerca della verità dovremmo forse smettere di amare Dio?

Non necessariamente, “mondarsi e purificarsi il cuore” potrebbe essere pensato in questo modo:È stato suggerito che le parole di Bahá’u’lláh che un vero cercatore debba “tanto mondarsi il cuore che nessuna traccia d’amore o di odio vi si attardi, perché l’amore non lo conduca ciecamente in errore e l’odio non lo respinga lungi dalla verità” sostengano il punto di vista dell’agnosticismo metodologico. Ma crediamo che, a seguito di una riflessione più profonda, sarà riconosciuto che l’amore e l’odio sono attaccamenti o repulsioni emotive che possono influenzare irrazionalmente il ricercatore, non sono aspetti della verità stessa. (The Universal House of Justice, Messages 1963 to 1986, pp. 389-390, traduzione personale)

Quindi gli attaccamenti emotivi, che tutti abbiamo e che sappiamo che possono renderci ciechi di fronte alla realtà, hanno il potere di influenzarci irrazionalmente e di condurci allo stesso tipo di pregiudizio confermativo dal quale, oggi, gli scienziati cognitivi ci mettono in guardia. Nel prossimo saggio di questa serie sulla ricerca della verità cercheremo di capire come, nella nostra personale ricerca, possiamo affrontare questi attaccamenti emotivi.

Articolo successivo:
Orientarsi nell’epoca della post-verità

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2017-05-12T06:30:03+00:0028 aprile 2017|Categorie: Società|Tags: , , |

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