Perché invecchiamo e che cosa significa per la nostra anima?

L’età, lo sappiamo, riguarda gli aspetti fisici del corpo e della mente. Gli insegnamenti bahá’í ci ricordano che la nostra realtà interiore, l’anima, è eterna.

di Fariborz Davoodi
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Giorgione, Le tre età dell'uomo, Palazzo Pitti

Giorgione, Le tre età dell’uomo, Palazzo Pitti

Perché invecchiamo? Questo è uno degli interrogativi più difficili e complessi dell’intera biologia. Infatti, i suoi risvolti per la salute fisica e spirituale delle persone e per il corretto funzionamento della società sono molto importanti.

Sappiamo bene che tutti gli esseri umani invecchiano. È probabile che abbiate sentito parlare della scoperta biochimica dell’enzima telomerasi, che regola la crescita delle cellule dell’uomo e potrebbe svolgere un importante ruolo nell’invecchiamento. Forse conoscete anche l’anormale processo di invecchiamento che caratterizza le persone afflitte da progeria, quando l’intero processo di invecchiamento accelera a tal punto che un bambino di sette anni può avere il corpo di un sessantenne. Tutto questo ci fa capire che l’invecchiamento è un processo complesso di cui si sa ancora ben poco.

Una teoria scientifica sostiene che gli esseri umani abbiano una durata massima di vita e che, indipendentemente dalla cura con cui il corpo fisico viene trattato, la morte biologica arriva inesorabilmente a circa 125 anni di età, anche per una persona in perfetta salute. Strano, molto strano! Naturalmente questo non dovrebbe sorprenderci, poiché questo modello è palese in molti organismi come alberi, piante, batteri e api. Anche il processo di invecchiamento di una singola cellula fa parte di questo continuum.

Forse questa è la ragione per cui gli anziani, più di qualsiasi altro segmento della popolazione, diventano gradualmente consapevoli della loro limitata aspettativa di vita. Questo significa che spesso essi sono maggiormente in sintonia con gli aspetti spirituali della vita e più inclini ad accettare l’esistenza di un aldilà.

Il concetto della vita eterna e del mondo a venire è una componente della psiche umana da millenni. Invecchiando, abbiamo più cose da ricordare sulle quali riflettere, più esperienza da esaminare. Talvolta incominciamo a cercare, come gli insegnamenti bahá’í suggeriscono, “il fiume della vita eterna”:

Tu vedi, o mio Signore, questa misera creatura bussare alla porta della Tua grazia e quest’anima effimera cercare il fiume della vita eterna dalle mani della Tua generosità. In ogni momento Tuo è il comando, o Tu Che sei il Signore di tutti i nomi, e mia è la rassegnazione e la volontaria sottomissione al Tuo volere, o Creatore dei Cieli! (Bahá’u’lláh, Preghiere bahá’í 13)

Forse in questo momento non ci pensate, ma le probabilità sono che, con l’età, possiate sviluppare il desiderio di una vita spirituale ed eterna. Nel frattempo, come possiamo affrontare, qui in questo mondo materiale, la rapida crescita della popolazione anziana? Come rispondono le società e le culture al fatto che le persone vivono più a lungo di quanto abbiano mai vissuto?

L’invecchiamento di una comunità umana comporta conseguenze e complessità economiche, sociali e politiche che variano da luogo a luogo. Guardando le questioni socio-economiche relative all’invecchiamento, è bene sapere che diversi organismi internazionali hanno esaminato questo tema. La prima Assemblea mondiale delle Nazioni Unite sull’invecchiamento ha avuto luogo nel 1982 e la Bahá’í International Community vi ha partecipato come Organizzazione non governativa, servendo nel comitato esecutivo nel 1981-82. La Bahá’í International Community ha offerto agli organizzatori del Forum due raccomandazioni:

(1) che l’invecchiamento deve essere pienamente integrato nella comunità umana, dal momento che la comunità deve essere una famiglia allargata nella quale tutti, di qualsiasi età, sono una parte essenziale e, non solo possono offrire il massimo contributo possibile al benessere dell’insieme, ma sono incoraggiati a farlo; e

(2) che nel considerare i bisogni dell’invecchiamento nel processo di sviluppo, quando si parla dei contributi speciali offerti dalle persone anziane allo sviluppo e della loro condivisione dei benefici risultanti, dobbiamo tener conto della totalità dell’essere umano – la dimensione morale e spirituale, oltre alla natura emotiva, intellettuale e fisica –.

(Bahá’í World, volume 18, p. 397.)

La grande teoria definitiva sull’invecchiamento, ancora da formulare, dovrà probabilmente prendere in considerazione molti fattori determinanti come aspetti genetici, fattori ambientali, influenze ormonali e tassi metabolici. Ma soprattutto molti scienziati e ricercatori ora ritengono che il corpo umano abbia un meccanismo interno che regola la morte pre-programmata dell’organismo, probabilmente trasmessa tramite un grande orologio biologico che stabilisce un limite al nostro soggiorno qui sulla terra. Abbiamo molto da imparare su questo processo, ma sappiamo che si svolge a seguito di un intrinseco controllo e di un programma biologico a livello cellulare precostituito.

Ma l’età, lo sappiamo, riguarda gli aspetti fisici del corpo e della mente. Gli insegnamenti bahá’í ci ricordano che la nostra realtà interiore, l’anima, è eterna:

Tutta la creazione fisica è caduca. I corpi sono composti di atomi. Quando questi atomi incominciano a separarsi, ha inizio la decomposizione e poi sopravviene ciò che chiamiamo morte. Questa composizione di atomi, che costituisce il corpo o l’elemento mortale di qualsiasi essere creato, è temporanea. Quando viene meno la forza di attrazione che tiene insieme questi atomi, il corpo, come tale, cessa di esistere.

Per l’anima è diverso. L’anima non è una combinazione di elementi, non è composta di tanti atomi. Essa è di una sostanza indivisibile e perciò è eterna. L’anima è completamente fuori dell’ordine della creazione fisica, è immortale. (‘Abdu’l-BaháSaggezza 82)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2017-03-24T05:43:49+00:0024 marzo 2017|Categorie: Società|Tags: , |

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