La giustizia: ciò che ammaestra il mondo

Quindi il progresso diventa un gioco a somma non zero, in cui la giustizia per un gruppo può significare maggior progresso per tutti.

di Lawrence M. Miller
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Jürgen Ovens, Giustizia (1662)

Jürgen Ovens, Giustizia (1662)

La giustizia opera a livello istituzionale e personale. Nel mio precedente articolo ho trattato il ruolo delle istituzioni nel formare un sistema di commercio giusto che permetta di creare prosperità. In questo articolo mi occupo del tema più locale o personale della giustizia sul luogo di lavoro. Gli insegnamenti bahá’í ci trasmettono un senso dell’importanza della giustizia:

O genti di Dio! Ciò che ammaestra il mondo è la Giustizia, poiché essa è sorretta da due colonne, ricompensa e punizione. Queste due colonne sono la fonte della vita per il mondo. (Bahá’u’lláh, Kitáb-i-Aqdas 81)

Una delle funzioni necessarie di ogni impresa – sviluppare doti e capacità umane – può aiutarci a comprendere il ruolo della giustizia sul posto di lavoro. Tutte le organizzazioni amministrano la giustizia tramite sistemi di ricompensa e punizione e in questo modo esercitano una grandissima influenza sulla formazione del carattere, delle competenze e dei talenti. Un dipendente ricompensato perché supera i colleghi nella competizione sviluppa una natura competitiva e individualista. Un dipendente ricompensato per aver facilitato con successo una squadra sviluppa i talenti dell’ascolto, dell’empatia e dell’apprezzamento delle diverse opinioni. Visto in questa luce, questo sistema organizzativo deve essere progettato non solo per sfruttare le capacità esistenti, ma anche per sviluppare quelle latenti nella personalità umana.

Due persone possono essere nate con gli stessi talenti e capacità naturali. Ma una può essere cresciuta in una famiglia che non aveva accesso ai computer, mentre l’altra è cresciuta con un suo computer in età molto precoce e non ricorda un giorno in cui non sia stata connessa a Internet. Queste due persone, pur nate con le stesse capacità, presto sviluppano capacità diverse a seconda dell’ambiente: il che ha poco a che fare con le loro scelte. Nella nostra cultura attuale una farà meglio a scuola rispetto all’altra e una avrà un reddito molto più alto rispetto all’altra. Questo è giusto? E quale ruolo svolge la società nel problema della giustizia?

Abdu’l-Baha disse che:

La differenza di capacità delle persone è fondamentale. È impossibile che tutti siano simili, che tutti siano eguali, che tutti siano saggi. Bahá’u’lláh ha rivelato principi e leggi che realizzeranno una regolazione delle varie capacità umane. Egli ha detto che tutto ciò che è possibile realizzare nel governo umano sarà portato a compimento mediante questi principi. Quando le leggi che Egli ha istituito entreranno in vigore, non sarà più possibile trovare nella comunità milionari o persone estremamente povere. Questo si otterrà e si disciplinerà aggiustando i differenti livelli delle capacità umane. (‘Abdu’l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace, p. 217, traduzione personale)

Credo che questa affermazione estremamente importante – «Questo si otterrà e si disciplinerà aggiustando i differenti livelli delle capacità umane» – abbia implicazioni enormi per gli affari e la gestione delle risorse umane nel mondo contemporaneo. Quando la nostra società e le nostre imprese avranno creato leggi e processi che consentano di modificare le capacità umane, potremo permettere a ciascuna persona di procurarsi la propria giusta parte di compensazione. Questo, credo, chiarisce la questione esposta nel paragrafo precedente, consentendo a entrambi i bambini l’accesso al computer in tenera età e a entrambi la possibilità di sviluppare le proprie capacità.

Le società moderne capiscono quanto sia importante sviluppare le capacità umane dei propri membri e di conseguenza creano sistemi che favoriscano il progresso verso una società giusta. Se un’organizzazione prevede la parità di accesso alla formazione, al training e all’opportunità di applicare le proprie abilità, essa promuove la giustizia. Se non lo fa, la nega. Questa comprensione è essenziale perché giustizia sia fatta anche per le donne e per le minoranze. La giustizia non dipende solo dai governi. Le scuole e le aziende condividono una pari responsabilità nell’offerta di giuste ed eque opportunità per lo sviluppo umano:

Perché mai dovrebbe l’uomo, che è dotato di senso di giustizia e sensibilità di coscienza, accettare che uno dei membri della famiglia umana sia giudicato e considerato subalterno? Questa distinzione non è né intelligente né seria. Perciò Bahá’u’lláh ha rivelato il principio religioso che alla donna devono essere riconosciuti il privilegio di una pari educazione rispetto all’uomo e il pieno diritto alle di lui prerogative. Cioè, non deve esserci alcuna differenza nell’educazione dei maschi e delle femmine, affinché la donna possa sviluppare la stessa capacità e acquisire la stessa importanza rispetto all’uomo nell’equilibrio sociale ed economico. Allora il mondo conseguirà l’unità e l’armonia. (‘Abdu’l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace, p. 108, traduzione personale)

Molte società suppongono erroneamente che promuovendo le donne o le minoranze e dando loro maggiori opportunità, questo porterà ad una perdita del potere economico o dello status per gli uomini o per la maggioranza delle persone. Questo concetto si basa su ciò che Robert Wright ha definito «ipotesi a somma zero» e «ipotesi a somma non zero». Un’ipotesi a somma zero presuppone l’esistenza di una quantità fissa di ricchezza o di felicità nel mondo. Se tu ottieni più ricchezza o felicità, chiaramente io ne devo perdere una parte. L’ipotesi a somma zero presuppone che tutti noi competiamo per ottenere la nostra quota di questa quantità fissa di denaro o di felicità.

Chiaramente, gli scritti bahá’í non condividono questa visione restrittiva e limitata. I bahá’í accettano invece l’ipotesi a somma non zero: cioè, che la quantità di ricchezza e di felicità complessive siano elastiche; che con principi sani, il buon comportamento e un sistema giusto, la quantità di ricchezza disponibile nel mondo possa aumentare e soddisfare le esigenze di tutti; che i ricchi possono ottenere una felicità maggiore di quella di cui attualmente godono. I fatti dimostrano che le società nelle quali le donne hanno maggiore libertà e maggiori opportunità economiche sono quelle che hanno ottenuto maggiore successo economico. Le società che negano l’opportunità economica alle donne sono quelle che versano nella peggiore povertà. Quindi il progresso diventa un gioco a somma non zero, in cui la giustizia per un gruppo può significare maggior progresso per tutti:

Fra i risultati della manifestazione delle forze spirituali vi sarà che il mondo umano si adatterà a una nuova forma sociale, la giustizia di Dio si manifesterà in ogni transazione umana e la parità degli uomini si affermerà universalmente. I poveri riceveranno grandi doni e i ricchi conseguiranno la felicità eterna. Infatti sebbene attualmente i ricchi vivano nel lusso e negli agi, nondimeno sono privi della felicità eterna, perché essa dipende dal donare e i poveri sono dappertutto in uno stato di estremo bisogno. (‘Abdu’l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace, p. 121, traduzione personale)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

 

 

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2017-03-10T06:33:18+00:0010 marzo 2017|Categorie: Società|Tags: , |

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