Alcuni di loro sono così abili nell’esprimersi ambiguamente che sia coloro che sono pro, sia coloro che sono contro una determinata idea si sentono sostenuti nel loro punto di vista.

di Maya Bohnhoff
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Decima parte della serie: Le parole della fede

Il beneficio dell’ambiguità

Foto di Nishanth Jois (CC BY 2.0)

Mazza, spada e freccia acuta è colui che depone il falso contro il suo prossimo. (Proverbi 25:18, CEI)

Nel mondo della politica l’ambiguità è una virtù, o almeno così credono i politici. I funambolismi verbali lasciano sempre aperta la possibilità di negare tutto. Chiamato ad assumersi la responsabilità per le sue parole, il politico si limiterà a negare quello che aveva dichiarato e a sostenere di essere stato frainteso. Alcuni di loro sono così abili nell’esprimersi ambiguamente che sia coloro che sono pro, sia coloro che sono contro una determinata idea si sentono sostenuti nel loro punto di vista.

Ecco alcuni dei modi in cui l’ambiguità viene utilizzata per manipolare la percezione dell’interlocutore:

Forma passiva: questo è uno strumento spesso impiegato per distanziare uno o più colpevoli dalle loro responsabilità. La frase “sono stati fatti degli errori” è diventato un ritornello che deride questa pratica. Sì, sono stati fatti degli errori, ma in pratica nessuno sembra averli compiuti.

Contenuto senza contenuti: JK van Baalen nel libro Chaos of the Cults, dichiara che: “Non c’è salvezza per gli apostati bahá’í secondo il loro sistema.” Questa dichiarazione è assolutamente priva di significato in un contesto bahá’í ma il lettore non ha modo di saperlo. Il lettore cristiano, che rappresenta il lettore tipico di van Baalen, interpreterà i termini salvezza e apostata secondo la propria comprensione e salterà alla conclusione che i bahá’í credano che coloro che lasciano la loro fede siano dannati, cosa assolutamente falsa.

Fatti senza fatti: parlando o scrivendo di religione, quando si vuole dimostrare la verità del proprio punto di vista, l’ambiguità è molto utile. Attribuire sentimenti, convinzioni, pensieri ed azioni, che non possono essere provati o negati, a individui o gruppi che nella realtà non esistono è un modo ampiamente collaudato per coinvolgere emotivamente il proprio pubblico. Il risultato sono affermazioni di fatti non verificabili, che non possono essere dimostrati ma neppure negati.

Si tratta di una trappola nella quale è facile cadere. Qualche tempo fa ascoltavo una puntata del programma All Things Considered, trasmesso dalla National Public Radio, nel quale la persona intervistata sosteneva che “la scienza non sa cosa fare con il vero cibo”. La scienza non è una persona. Non è neppure un’istituzione. È un processo con quale si esplora l’universo e così affermare che questo processo non sappia qualcosa è totale disinformazione. Nell’esempio che ho fatto si trattava solo di una frase buttata lì per quanto piuttosto buffa. Per una persona il cui primo interesse non sia quello di fornire informazioni corrette ma sia invece intenzionata a dimostrare, ad ogni costo, il proprio punto di vista, un’affermazione come questa, senza reale contenuto, può costituire un potente strumento propagandistico.

Ecco un esempio ampiamente utilizzato: “L’islam vuole governare il mondo applicando la legge della Shariah!” Un gran numero di persone credono che questa affermazione sia un fatto reale mentre non è assolutamente possibile. L’islam, infatti, non è un’entità religiosa unitaria, non è dotata di un’autorità centrale come, ad esempio, la chiesa cattolica. Dunque non possiamo attribuire a questo una volontà. Questo semplice ragionamento è sufficiente a dimostrare l’infondatezza di questo mito. È una dichiarazione pretestuosa. Si parla di qualcosa che non esiste. Non esiste un tribunale universale in grado di applicare la legge della Shariah così come non esiste un Islam unificato che possa voler governare il mondo con questa legge. Nei fatti la Shariah è lasciata all’interpretazione dei singoli leader del pensiero islamico ed è praticata diversamente in diverse parti del mondo.

Nonostante ciò un significativo numero di persone vive nel terrore che i mussulmani, apertamente o in segreto, vogliano governarli secondo la legge della Shariah. Questa è una dimostrazione di come le parole, secondo quanto ha scritto Bahá’u’lláh, possano diventare un veleno mortale:

Questo ricercatore… Non deve mai esaltare se stesso al di sopra degli altri, deve cancellare dalla tavola del cuore ogni traccia d’orgoglio e vanagloria, armarsi di pazienza e di rassegnazione, osservare il silenzio e astenersi da discorsi fatui. Poiché la lingua è un fuoco che cova e l’abuso di parole un veleno mortale. Il fuoco materiale consuma il corpo, ma il fuoco della lingua divora tanto il cuore quanto l’anima. La forza del primo è di breve durata, mentre gli effetti dell’ultimo durano per secoli. (Bahá’u’lláh, Spigolature 274)

Criticare gli altri o le loro convinzioni denota solo ignoranza e maleducazione. Secondo gli insegnamenti bahá’í, nella loro essenza, tutte le religioni condividono gli stessi principi fondamentali:

…la luce del Sole della Realtà illuminerà il mondo intero così che non rimarrà più alcuna contesa o guerra, nessuna battaglia o carneficina. Possano il fanatismo e il bigottismo religioso essere sconosciuti, possa tutta l’umanità sviluppare legami di fratellanza, le anime associarsi in perfetto accordo, le nazioni della terra finalmente alzare lo stendardo della verità e le religioni del mondo entrare nel divino tempio dell’unicità, in quanto le fondamenta delle religioni paradisiache sono un’unica realtà. (‘Abdu’l-Bahá, Foundation of World Unity, pp. 12-13, traduzione personale)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

 

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