Questo uso generico e indeterminato del pronome “loro” ha conseguenze concrete. Può determinare il comportamento verso altre persone nella loro qualità di individui, di membri di organizzazioni religiose o laiche, o di appartenenti ad una determinata nazione. Può influenzare il modo di reagire di fronte alle difficoltà di altri esseri umani, con empatia, apatia o disprezzo.

di Maya Bohnhoff
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Nona parte della serie: Le parole della fede

Le razze umane

Illustrazione sulle razze umane tratta dal Webster’s New Illustrated Dictionary, edizione del 1911

Considerate, che cosa distingue l’uomo fra tutte le cose create e fa di lui una creatura sui generis? Non è forse il potere della ragione, l’intelligenza? Non deve egli usare queste facoltà nello studio della religione? Io vi dico: pesate accuratamente sulla bilancia della ragione e della scienza tutto ciò che vi è presentato come religione. Se supera l’esame, accettatelo, poiché è la verità. Ma se non lo supera, respingetelo perché non è altro che ignoranza! (‘Abdu’l-BaháSaggezza 157)

Un esempio particolarmente diffamatorio di uso della tecnica del fantoccio di paglia consiste nell’attribuire un certo insieme di idee, credenze e azioni (di solito negative) ad un gruppo di persone genericamente identificato come “loro” e solo vagamente definito.

Ad esempio, nel libro Jews, God and History, Max Dimont sostiene l’idea che il razzismo sia figlio illegittimo dell’illuminismo. Nel corso di un’argomentazione sull’uso politico dell’antisemitismo, Dimont spiega che:

I politici religiosi del medio evo chiedevano la messa al bando degli ebrei… I politici laici dell’età moderna non chiedevano la messa al bando degli ebrei perché non era utile per i loro fini… Il modo di pensare dei primi manipolatori dell’antisemitismo era che fosse meglio lasciare che gli ebrei rimanessero, per poterli poi additare in un qualsiasi momento come capri espiatori. Quello che loro non avevano previso, e probabilmente neppure desiderato, è il fatto che sarebbe emersa una nuova generazione di politici totalitari i quali avrebbero sostenuto la necessità di un sistematico sterminio di tutti gli ebrei. Non avevano previsto che sadici psicopatici si sarebbero appropriati della loro irresponsabile propaganda per darle la forma di una filosofia dell’assassinio.

Tutto ciò vi suona familiare? In giro per il mondo molte voci hanno invocato la messa al bando o lo sterminio di gruppi che erano altri, cioè loro e non noi. Tanti gruppi rispondono a questa definizione e ne hanno subito, in vari momenti della storia, le tragiche conseguenze: tra questi mussulmani, bahá’í, ebrei, buddisti e anche gli stessi cristiani.

Succede talvolta che individui e movimenti facciano un uso sconsiderato di quello che hanno a disposizione per perseguire i loro fini. Nel caso del nazismo si è trattato della grave crisi economica e politica della Germania dopo la prima guerra mondiale, delle teorie pseudo darwiniane di filosofi come Nietzsche e Gobineau e del desiderio umano di poter puntare il dito contro qualcosa o qualcuno e dire: “Questa è la causa di tutti i mali! Loro sono i colpevoli!” Loro.

In una delle sue lettere al quotidiano della nostra piccola città, il mio amico, difensore del cristianesimo, ha dichiarato che “i bábí hanno attentato alla vita dello scià”, generalizzando così un atto commesso da due giovani folli che cercavano di vendicare la fucilazione del loro profeta per imputarlo ad un’intera comunità religiosa. Dichiarazioni sommarie di questo tipo sono estremamente frequenti: “Gli ebrei hanno crocefisso Gesù Cristo”, “I mussulmani vogliono governare il mondo con la legge della shari’a”, “Gli haitiani hanno fatto un patto con il diavolo”, “Gli atei sono immorali”, “Le religioni avvelenano tutto”.

Questo tipo di dichiarazioni evoca immediate reazioni emotive e tuttavia nessuna di esse è vera, se ci pensiamo. Per rendersene conto basta un veloce ragionamento.

Prendiamo in considerazione il presunto patto col diavolo haitiano denunciato da un famoso telepredicatore americano dopo il terremoto che rase al suolo Port au Prince. Questo patto fu presumibilmente stretto alla fine dell’Ottocento quando il paese era in mano francese. Il telepredicatore in questione, durante una trasmissione, ha dichiarato: “Qualcosa successe molto tempo fa in Haiti ma la gente non ne vuole parlare. Erano sotto il dominio francese. Credo si trattasse di Napoleone III, ma non ne sono sicuro. Così loro si riunirono e, giurando, strinsero un patto col diavolo. Dissero: ‘Ti serviremo se ci libererai dai francesi.’ È una storia vera. E così il diavolo rispose: ‘Ok, affare fatto!’”

Anche lasciando da parte la questione di come questo telepredicatore sia venuto a conoscenza di questa storia, cosa significa che loro si sono riuniti? Loro chi? L’intera popolazione? Ogni singolo uomo, donna o bambino di Haiti? In una terra senza internet, email, televisione, telefoni e probabilmente anche priva di un servizio postale decente, come hanno fatto? Chi ha preso contatto con il diavolo? Come sono riusciti a comunicare con lui? Hanno incaricato qualcuno di farlo? Come? Per voto popolare? A scrutinio segreto? E come è successo che un Dio infallibile abbia mandato un terremoto per punirli e abbia finito per colpire una generazione diversa fatta di innocenti che non hanno nulla a che fare con questo presunto patto?

Se ponendo domande riguardo ad un’affermazione come questa succede che le domande non abbiano senso allora è decisamente probabile che anche l’affermazione stessa non abbia senso.

A questo proposito ‘Abdu’l-Bahá chiese:

È giusto che l’uomo, dotato del potere della ragione, aderisca acriticamente a dogmi che non reggono l’esame della ragione? (‘Abdu’l-Bahá, Foundation of World Unity 84, traduzione personale)

Questo uso generico e indeterminato del pronome “loro” ha conseguenze concrete. Può determinare il comportamento verso altre persone nella loro qualità di individui, di membri di organizzazioni religiose o laiche, o di appartenenti ad una determinata nazione. Può influenzare il modo di reagire di fronte alle difficoltà di altri esseri umani, con empatia, apatia o disprezzo.

Dunque la prossima volta che leggete un libro o un articolo che dica cosa “loro” pensino, credano o facciano, fermatevi un attimo, ponetevi delle domande, chiedetevi semplicemente se quelle affermazioni abbiano senso. Chiedetevi se lo scrittore abbia marcato una chiara distinzione tra le credenze e le azioni di alcuni singoli individui e quelle di una istituzione o di un determinato gruppo di esseri umani.

E, soprattutto, chiedetevi se quelle credenze e azioni siano reali o non si tratti piuttosto di informazioni completamente false.

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O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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