Esorcizzare bigottismo e superstizione

Pare chiaro che l’unica soluzione alle innumerevoli sfide che ci minacciano oggi sia rafforzare le fondamenta spirituali della società, aiutare ogni individuo volonteroso ad iniziare un processo di trasformazione interiore, e assistere ogni comunità ad impegnarsi in un processo collettivo di rinnovamento della responsabilità e della dedizione al bene comune.

di Arthur Lyon Dahl
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Corruzione morale e religione, seconda parte.
Articolo precedente: Il ruolo della religione in una società etica

Esorcizzare bigottismo e superstizione

Vincent van Gogh, Natura morta con Bibbia, Amsterdam, Van Gogh Museum (CC BY 2.0).

Se la religione, come dicono gli insegnamenti bahá’í, è la luce del mondo, allora come mai ha prodotto così tanto oscurantismo?

A questo proposito una dichiarazione della Bahá’í International Community del 2002 evidenzia il potenziale di destabilizzazione insito negli scontri religiosi attivi oggi sul nostro pianeta e conclude che non sarà mai possibile implementare modelli di sviluppo sostenibile senza che le religioni ne siano parte integrante, assumendo un ruolo centrale:

…Non si può negare che il potere della religione sia stato distorto anche per mettere gli esseri umani contro i propri vicini. Gli scritti bahá’í dichiarano che:

La religione deve essere sorgente di amicizia, causa di unità e vicinanza di Dio all’uomo. Se suscita odi e conflitti, è evidente che l’assenza della religione è preferibile e che un uomo senza religione è migliore di colui che ne professa una. (‘Abdu’l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace, p. 181, traduzione personale)

Fino a quando si consenta che gli scontri religiosi destabilizzino il mondo sarà impossibile promuovere un modello globale di sviluppo sostenibile…(Religione e sviluppo al bivio: convergenza o divergenza? Bahá’í International Community, 2002, traduzione personale)

Che ruolo, si chiede la Bahá’í International Community, potrebbero assumere le Nazioni Unite nella stabilizzazione del mondo, se invitassero le religioni mondiali a prendere parte alle sue deliberazioni? La Bahá’í International Community sostiene che i muri tra le istituzioni che governano oggi il mondo e le religioni mondiali vadano abbattuti:

Considerando i livelli record di fanatismo religioso è comprensibile, da parte delle Nazioni Unite, l’esitazione ad invitare le religioni a prendere parte alle sue negoziazioni. Tuttavia le Nazioni Unite non possono più permettersi di ignorare tutto il bene che le religioni hanno fatto e continuano a fare nel mondo, o i contributi salutari e di vasta portata che esse possono dare alla creazione di un ordine globale pacifico, prospero e sostenibile. In realtà le Nazioni Unite non riusciranno a creare un ordine globale di questo tipo fino a quando non attingeranno al potere e alla visione della religione. Per fare ciò è necessario accettare la religione, non come un semplice mezzo per mettere in pratica iniziative di sviluppo, ma come un partner attivo nell’ideazione, progettazione, implementazione e valutazione di politiche e programmi globali. Il muro, giustificato da motivi storici, che separa le Nazioni Unite dalle religioni deve cadere di fronte alle necessità di un mondo che fatica a raggiungere unità e giustizia. (Religione e sviluppo al bivio: convergenza o divergenza? Bahá’í International Community, 2002, traduzione personale)

Ma questo come può avvenire? Solo, concludono gli insegnamenti bahá’í, se e quando le religioni si liberino dei loro mali storici e opprimenti, cioè superstizioni, pregiudizi e pretese di esclusività:

Il vero onere, tuttavia, resta sulle religioni stesse. I seguaci delle religioni e, ancora più importante, i leader religiosi devono mostrare di essere degni partner nella grande missione di costruire una civiltà mondiale sostenibile. Per fare questo è necessario che i leader religiosi lavorino coscienziosamente e instancabilmente per esorcizzare il bigottismo e la superstizione dall’interno delle loro tradizioni di fede. Sarà necessario che essi sostengano la libertà di coscienza per tutte le persone, inclusi i loro seguaci, e che rinuncino a pretese di esclusività e assolutezza.

…fino a quando le religioni mondiali non rinunceranno al fanatismo e non inizieranno a lavorare sinceramene per eliminarlo dall’interno delle loro schiere, pace e prosperità si mostreranno chimere. Nei fatti la responsabilità per le difficoltà dell’umanità è, in buona misura, dei leader religiosi. Sono loro che devono levare le loro voci per porre fine all’odio, all’esclusività, all’oppressione delle coscienze, alle violazioni dei diritti umani, alla negazione dell’uguaglianza, all’opposizione contro la scienza, alla glorificazione del materialismo, alla violenza e al terrorismo che vengono perpetrati in nome della verità religiosa. Inoltre sono i seguaci di tutte le religioni che devono trasformare le proprie vite, sacrificarsi per il benessere degli altri e lavorare al loro servizio, cioè contribuire alla realizzazione di quel regno di pace e giustizia sulla terra da lungo tempo promesso. (Religione e sviluppo al bivio: convergenza o divergenza? Bahá’í International Community, 2002, traduzione personale)

Le grandi religioni mondiali hanno già intrapreso alcuni passi in questa direzione, ad esempio con l’enciclica di Papa Francesco intitolata Laudato sì, sulla cura della casa comune, ma la maggior parte degli esseri umani non è disposta a riconoscerlo, specialmente tra coloro che ormai da lungo tempo negano che la religione abbia alcuna rilevanza nella vita contemporanea.

Nel suo messaggio del 2002 ai leader delle religioni mondiali, la Casa Universale di Giustizia ha messo in guardia contro la corruzione all’interno delle religioni e contro il suo deleterio impatto su tutta l’umanità:

…fra le molte tentazioni che il mondo offre, la prova che ha preoccupato i capi religiosi è l’esercizio del potere in questioni di fede. Nessuno di coloro che hanno dedicato lunghi anni a diligenti meditazioni e studi delle scritture di questa o quella grande religione ha bisogno che gli si ricordi il più volte ribadito assioma che il potere ha la capacità di corrompere e che tanto più corrompe quanto più è grande. Le anonime vittorie interiori in questo senso riportate da numerosi membri del clero di tutti i tempi sono state indubbiamente una delle principali fonti della forza creativa della religione organizzata e figurano fra i suoi massimi pregi. D’altro canto il cedimento alla seduzione del potere e dei vantaggi del mondo da parte di altri capi religiosi ha coltivato un fertile terreno che ha prodotto cinismo, corruzione e disperazione fra tutti coloro che lo riscontrano. Le conseguenze sulla capacità dei capi religiosi di svolgere i loro compiti sociali in questo momento della storia non hanno bisogno di commenti. (Casa Universale di Giustizia, Ai capi religiosi del mondo, Aprile 2002)

I bahá’í credono, spiega la Casa Universale di Giustizia, che un persistente schema di fanatismo religioso, bigottismo e odio può condurci ad un conflitto mondiale:

Con il passar dei giorni aumenta il pericolo che i crescenti fuochi del pregiudizio religioso inneschino un incendio mondiale di cui è impossibile prevedere le conseguenze. I governi civili, da soli, non sono in grado di superare questo pericolo. E non possiamo nemmeno illuderci che gli appelli alla reciproca tolleranza possano da soli sperare di spegnere animosità che pretendono di avere una sanzione divina. La crisi esige dai capi religiosi una rottura con il passato tanto decisiva quanto quelle che hanno permesso alla società di affrontare gli altrettanto velenosi pregiudizi di razza, di genere e di nazionalità. L’unica giustificazione valida per esercitare un’influenza in questioni di coscienza è quella di servire il bene del genere umano. In questo momento così cruciale nella storia della civiltà, le esigenze di questo servizio non potrebbero essere più chiare. «Il benessere, la pace e la sicurezza dell’umanità saranno irraggiungibili», scrive Bahá’u’lláh «a meno che e finché la sua unità non sia saldamente stabilita». (Casa Universale di Giustizia, Ai capi religiosi del mondo, Aprile 2002)

Pare chiaro che l’unica soluzione alle innumerevoli sfide che ci minacciano oggi sia rafforzare le fondamenta spirituali della società, aiutare ogni individuo volonteroso ad iniziare un processo di trasformazione interiore, e assistere ogni comunità ad impegnarsi in un processo collettivo di rinnovamento della responsabilità e della dedizione al bene comune. Solo in questo modo possiamo ricostruire, a partire dai singoli individui, quelle solide fondamenta etiche che la società mondiale necessita così disperatamente per emergere finalmente da questa epoca di transizione, piena di frustrazioni.

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Il ruolo della religione in una società etica

Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2017-01-27T10:22:18+00:0027 gennaio 2017|Categorie: Società|Tags: , , , |

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