Come sarebbe se le donne governassero il mondo?

Soltanto quando le donne saranno ben accette in una totale partecipazione in tutti i campi dell’operare umano, si creerà quel clima morale e psicologico in cui potrà emergere la pace internazionale.

di Sheila Flood
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Delegate alla Women's Peace Conference tenutasi all'Aia nel 1915

Delegate alla Women’s Peace Conference tenutasi all’Aia nel 1915

Ai fini del raggiungimento della pace mondiale cosa cambierebbe se ci fossero più donne impegnate, a vari livelli, in posizioni di responsabilità nei governi delle nazioni?

Nel passato ci sono già state donne a capo di governi e, secondo le Nazioni Unite, oggi ce ne sono diciotto su quasi duecento nazioni nel mondo. Tuttavia non sembra che finora questo fatto abbia comportato una grossa differenza nella politica mondiale. Probabilmente il numero di donne in posizioni di leadership è ancora troppo limitato perché si possano già vedere nuovi modelli di azione politica emergere in quel mare di mascolinità.

Dunque come possiamo liberarci del sistema che abbiamo ereditato e costruirne uno più equilibrato, che rappresenti il futuro equo e pacifico che veramente vogliamo?

La storia ci mostra come nel passato siano stati principalmente i più forti e aggressivi a governare. Tuttavia questa prevalenza sta gradualmente iniziando a diminuire per dar corso ad un’epoca più pacifica e più attenta ai diritti umani e alle soluzioni diplomatiche. Questa evoluzione è stata verificata da intellettuali come Steven Pinker e Mary-Wynne Ashford. Entrambi hanno studiato il costante progresso verso un calo generalizzato della violenza, che sta, tra l’altro, comportando meno guerre, nonostante la diffusa impressione che stia succedendo proprio l’opposto.

È interessante notare come gli insegnamenti bahá’í abbiano previsto che questo cambiamento a lungo termine si protrarrà anche nel futuro:

Il mondo in passato è stato governato con la forza e l’uomo ha dominato sulla donna in ragione delle sue qualità più energiche e aggressive sia nel corpo che nella mente. Tuttavia questo equilibrio si sta già spostando; la forza sta perdendo il suo dominio e lucidità mentale, intuizione e le qualità spirituali dell’amore e del servizio, che sono più spiccate nella donna, stanno prendendo piede. Dunque la nuova era sarà un’era meno mascolina e più permeata di ideali femminili o, per essere più esatti, sarà un’era in cui gli elementi mascolini e femminili della civiltà saranno più equamente bilanciati. (‘Abdu’l-Bahá, da un’intervista apparsa su di un quotidiano nel 1912, Star of the West, Volume 2, p. 4, traduzione personale)

Di fronte a questo collegamento tra le donne e la pace in molti commenteranno che le donne non sono intrinsecamente più pacifiche degli uomini. È sicuramente vero che non si debbano avere pregiudizi basati sul genere, sulla razza o sull’etnia. Tuttavia, ragionando sui grandi numeri, ci sono dati statistici sui quali poter riflettere. Occorre superare aspettative e modelli di pensiero così radicati nel nostro modo di ragionare che nemmeno ce ne accorgiamo.

Ricordo che quando ero ragazza, negli anni settanta, venivo incoraggiata ad “entrare nel mondo degli uomini” e “a competere su basi paritetiche”. Allora nessuno metteva in dubbio questa terminologia, nemmeno le femministe. Da allora abbiamo fatto molta strada. Il prossimo passo a me pare piuttosto ovvio: apprezzare e rispettare equamente le differenze di genere. Gli insegnamenti bahá’í dicono che quando le donne saranno orgogliose di possedere qualità tradizionalmente considerate femminili, e gli uomini aspireranno anch’essi ad averle, allora saremo sulla buona strada per un’età dell’oro:

L’emancipazione delle donne e il conseguimento della piena parità fra i sessi, è uno dei requisiti più importanti della pace, ancorché meno riconosciuto. Negare un tale diritto di parità equivale a perpetrare un’ingiustizia nei riguardi di metà della popolazione mondiale e a incoraggiare negli uomini atteggiamenti e abitudini negative che si estendono dalla famiglia al lavoro alla vita politica, fino ai rapporti internazionali. La negazione di quel diritto non la giustifica alcun motivo, né morale, né pratico, né biologico. Soltanto quando le donne saranno ben accette in una totale partecipazione in tutti i campi dell’operare umano, si creerà quel clima morale e psicologico in cui potrà emergere la pace internazionale. (Casa Universale di Giustizia, La promessa della pace mondiale 6)

È rincuorante pensare al cambiamento che c’è stato se pensiamo che un tempo, insegnamenti come questi, erano considerati radicali in tutte le parti del mondo. Sin dal suo inizio, nel 1844 in Iran, l’uguaglianza dei sessi è stato uno degli insegnamenti fondamentali della Fede bahá’í. Ho sempre trovato ispirazione in questa visione di lungo termine che ritengo essere un buon antidoto contro ogni turbamento politico passeggero.

Quasi 25 anni fa, nel 1993, in occasione della Festa della Donna, il Segretario Generale delle Nazioni Unite esprimeva in una sua dichiarazione un concetto che continua ad essere attuale:

La lotta per i diritti delle donne, e l’obbiettivo di creare una nuova Organizzazione delle Nazioni Unite, in grado di promuovere la pace e dei valori che l’alimentano e sostengono, sono uno e lo stesso. Oggi – più che mai – la causa delle donne è la causa di tutta l’umanità. (Boutros Boutros-Ghali Segretario Generale delle Nazioni Unite, dichiarazione in preparazione della Festa della Donna l’8 marzo 1993)

Nonostante il progresso continuo, anche se non sempre costante, il momento di una chiara decisione collettiva a favore della pace mondiale, non è ancora giunto. Per maturare la necessaria volontà di implementare sistemi di governo che si impegnino ad operare secondo logiche non violente e di mutua collaborazione, servono ancora sforzi enormi e cambiamenti di pensiero radicali. A me pare intuitivo che il maggior coinvolgimento delle donne accelererà questa evoluzione culturale ma, per aggiustare gli equilibri, è necessario che questo maggior coinvolgimento si realizzi anche in termini numerici. Presto o tardi ci arriveremo.

Se questo articolo vi è piaciuto potete ricevere tempestivamente informazioni sui prossimi con i seguenti link: la nostra Newsletter, like sulla nostra pagina Facebook, follow su Twitter.

Se ritenete che queste considerazioni possano essere un contributo utile alla riflessione di altre persone condividete l’articolo sui social network usando i pulsanti che trovate qui in fondo.

Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

Print Friendly, PDF & Email
2018-05-17T06:54:17+00:0030 dicembre 2016|Categorie: Società|Tags: , , , , , |

Scrivi un commento

Ricevi aggiornamenti per email

Scrivici

Archivi