Verità, propaganda e dialogo

Ritrattazione: questa tattica viene spesso usata nei film polizieschi. Il procuratore sa che il giudice interverrà contro una certa domanda ma lui la pone comunque perché sa bene che, nonostante l’intervento del giudice, la giuria non può cancellarla dalla propria memoria.

di Maya Bohnhoff
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Quinta parte della serie: Le parole della fede

Verità, propaganda e dialogo

Il secondo Taráz è di accostarsi ai seguaci di tutte le religioni in ispirito di amicizia e fratellanza, di proclamare ciò che fu annunziato da Colui Che parlò sul Sinai e di attenersi in tutto all’imparzialità.
Coloro che sono pervasi di sincerità e fedeltà devono associarsi a tutte le genti e le tribù della terra con gioia ed esultanza, poiché lo stare assieme ha sempre promosso e continuerà a promuovere l’unità e la concordia, che a loro volta contribuiscono al mantenimento dell’ordine del mondo e alla rigenerazione dei popoli. Beati coloro che, liberi da odio e animosità, si aggrappano alla corda della gentilezza e della tenera misericordia. (Bahá’u’lláh, Tavole 31)

Scopo del linguaggio è la comunicazione. Esso può essere usato per educare ed informare o per confondere e disinformare, per gettare ponti o per innalzare muri. In uno dei primi articoli di questa serie ho evidenziato come alcuni scrittori sostengano idee divisive. Per la natura degli insegnamenti di Bahá’u’lláh e la cultura religiosa che essi ispirano, i bahá’í tendono ad usare il linguaggio per gettare ponti tra le persone. Purtroppo non è sempre così e capita che ci siano persone che attaccano le credenze religiose altrui.

Alcuni apologisti religiosi usano il linguaggio per creare barriere, semplicemente perché il loro imperativo culturale è orientato alla separazione e alla distinzione da altre fedi piuttosto che all’unità con loro. Essi dividono l’umanità in “salvati” e “non salvati” e cercano di rendere distinguibili gli uni dagli altri. Devo ammettere, anche se con imbarazzo, che anch’io affermavo: “Io non credo in una religione, io sono cristiana”. Nella mia visione ingenua del tempo la religione era un costrutto umano, solo la fede cristiana veniva da Dio e dunque era l’unica vera fede. Usato in questo modo il linguaggio diventa strumento di esclusione e divisione.

Prendiamo ora in esame alcuni degli strumenti che vengono usati per influenzare l’opinione del pubblico su di un determinato argomento. Il primo che mi viene in mente è la…

Ritrattazione

Questa tattica viene spesso usata nei film polizieschi. Il procuratore sa che il giudice interverrà contro una certa domanda ma lui la pone comunque perché sa bene che, nonostante l’intervento del giudice, la giuria non può cancellarla dalla propria memoria.

Nelle disquisizioni filosofiche o nelle discussioni su temi religiosi, lo scrittore o l’oratore fanno una dichiarazione ma poi, in qualche modo, la ritrattano, ad esempio affermando che non può essere dimostrata o che non ci sono prove a supporto o che la sua era solo un’ipotesi ma che lui ne è convinto. Dunque l’affermazione è stata di fatto ritrattata ma una volta che questa è stata passata al pubblico non può più essere cancellata dalla sua memoria. Questa è una tattica usata spesso nella retorica anti religiosa.

Ad esempio il reverendo luterano JK van Baalen, nel suo libro Chaos of the Cults, del 1938, dichiara che una bahá’í che abbandoni la fede (di solito una donna, in quanto questa è “una setta per donne” secondo l’autore) “ha buone ragioni per nascondersi il più lontano possibile dai capi di questo amorevole culto. Questa ultima affermazione, vista la natura del caso, non può essere supportata da alcuna fonte ma l’autore garantisce che essa risponde a verità”.

Questa è maestria o, se preferite, propaganda. Il lettore difficilmente si ricorderà che il reverendo van Baalen abbia dichiarato di non avere fonti da citare a supporto della sua affermazione, ma ricorderà che gli ex bahá’í hanno non meglio specificate buone ragioni per nascondersi. Un’affermazione assurda ma che ottiene due risultati contemporaneamente: genera una paura infondata e poi usa questa stessa paura per far passare l’affermazione dell’autore che la Fede bahá’í sia una setta.

C’è una buona ragione per la quale il reverendo van Baalen non può provare la sua dichiarazione con le dovute fonti: perché queste la respingerebbero. Si tratta semplicemente di una falsità e, nello stile di tanta propaganda, l’autore gioca sulle emozioni piuttosto che basarsi su fatti verificabili.

Gli insegnamenti bahá’í ci chiedono di fare esattamente l’opposto:

Associatevi con tutti gli uomini, o genti di Bahá, in ispirito amichevole e fraterno. Se siete consci di una certa verità, se possedete un gioiello di cui altri sono privi, rendetene gli altri partecipi con linguaggio di grande gentilezza e cordialità. Se sarà accettata, se arriverà allo scopo, il vostro intento sarà raggiunto; ma se qualcuno dovesse respingerla, abbandonatelo a se stesso e supplicate Dio di guidarlo. Attenti a non comportarvi scortesemente verso di lui. Una lingua benevola è una calamita per i cuori degli uomini e pane per lo spirito, riveste di significato le parole ed è sorgente della luce della saggezza e della comprensione… (Bahá’u’lláh, Spigolature 298)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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2016-12-09T08:01:36+00:0025 novembre 2016|Categorie: Società|Tags: , , , |

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