Urbanizzazione: la conferenza di Quito e il documento della Bahá’í International Community

Il senso di comunità è un potente agente di progresso della società che si pone a complemento del ruolo dell’individuo e delle istituzioni.

di Adriano Savi

Nuovi modelli di vita comunitaria

New Patterns of Community Life in an Urbanizing World è il titolo del documento presentato dalla
Bahá’í International Community alla conferenza di Quito

Lo scorso ottobre a Quito, in Ecuador, si è tenuta Habitat III, conferenza organizzata dall’ONU per discutere le politiche necessarie a garantire uno sviluppo sostenibile dei centri urbani, che si è conclusa con l’approvazione della New Urban Agenda, ambizioso documento programmatico che guiderà le iniziative in questo ambito negli anni a venire.

Il tema della conferenza è particolarmente rilevante se consideriamo che già oggi più di metà della popolazione mondiale vive in centri urbani e che il processo di urbanizzazione, in questi ultimi anni, sta subendo un’ulteriore accelerazione.

Le notizie sull’evento hanno, in generale, mostrato una grande attenzione verso gli aspetti ecologici ed economici, attenzione giustificata dai numeri, se consideriamo che, secondo l’ONU, circa il 70% dei gas serra, il 70% dei rifiuti e il 70% della ricchezza mondiale vengono prodotti in centri urbani.

Ma quando parliamo di sviluppo sostenibile, cioè di uno sviluppo che garantisca le migliori condizioni di vita per coloro che abitano le città oggi, ma anche per quelli le abiteranno in futuro, ecologia ed economia non sono gli unici fattori che debbano essere presi in considerazione.

La maggiore spinta al processo di urbanizzazione è, per chi lascia le campagne, la prospettiva di una vita più agiata; ma questo è un sogno che non sempre si realizza. Le città sono economicamente più efficienti, come dimostrato dal fatto che esse sono abitate dal 54.5% degli esseri umani e producono il 70% delle ricchezze mondiali, ma queste ricchezze non sono certo equamente distribuite.

In compenso chi si trasferisce in città si ritrova a vivere in un contesto sociale spesso duramente frammentato e ad affrontare condizioni di profonda solitudine e alienazione.

Secondo quanto scritto dalla Bahá’í International Community (BIC) in New Patterns of Community Life in an Urbanizing World, documento presentato alla conferenza di Quito, queste sono conseguenze negative che, per essere superate, necessitano di un profondo ripensamento degli attuali modelli abitativi, un ripensamento che prenda in considerazione tutti i molteplici aspetti della vita degli esseri umani, che faccia tesoro delle esperienze passate e delle più moderne conoscenze scientifiche e che sia guidato da una visione positiva del futuro. Sul tema delle conoscenze scientifiche leggiamo:

Le attuali conoscenze in campo psicologico, ad esempio, dimostrano chiaramente che gli esseri umani prosperano in comunità caratterizzate da fiducia e interconnessione. La felicità umana – che influisce sulla produttività, la salute fisica e l’acutezza mentale – è all’apice quando le relazioni interpersonali sono profonde. Le amicizie strette e il senso di mutuo supporto tra vicini, che sono state tradizionalmente associate con le comunità rurali, sono elementi della vita che dovrebbero essere rafforzati e non dimenticati. (Bahá’í International CommunityNew Patterns of Community Life in an Urbanizing World 2)

Chiaramente il miglioramento delle condizioni di vita negli insediamenti umani non può che essere un lungo percorso di apprendimento che ci impegnerà per diverse generazioni, ma il punto è che non si tratta solo di una questione di risorse finanziarie. Alla radice di questo tema si trovano piuttosto la nostra concezione del mondo, il modo in cui lo viviamo e gli obiettivi che ci poniamo.

In questa ottica il documento della BIC si sofferma su alcuni elementi che, nell’esperienza delle comunità bahá’í in tutto il mondo, si sono rivelati critici per lo sviluppo di insediamenti umani sani e prosperi e che la BIC ha voluto offrire come contributo al dibattito che si è svolto a Quito.

I. Tra questi l’elemento chiave mi sembra sia proprio il concetto di comunità. Oggi le città sono enormi insiemi di individui socialmente isolati che vivono intrattenendo scarse relazioni umane. Questo è quanto di più distante ci possa essere da un ambiente sano per la vita degli esseri umani. Un contesto sociale dove ci sia un forte senso di comunità, al contrario, è caratterizzato da rapporti amichevoli, fiducia reciproca, obiettivi condivisi e attenzione al benessere emotivo e morale.

La cooperazione e la reciprocità sono il bisogno supremo dell’umanità. Più forti i legami di amicizia e di solidarietà fra gli uomini, maggiore la forza di costruttività e di realizzazione in tutti i piani delle attività umane. Senza collaborazione e reciprocità il singolo membro della società umana rimane egocentrico, privo di scopi altruistici, limitato e solitario nel suo sviluppo come gli organismi animali e vegetali dei regni inferiori. Le creature inferiori non hanno bisogno di collaborazione e reciprocità. Un albero può vivere solitario, ma ciò è impossibile per l’uomo senza che egli regredisca. Perciò ogni atteggiamento e ogni attività di cooperazione della vita umana sono lodevoli… (‘Abdu’l-Bahá, The Promulgation of Universal Peace, p. 338, traduzione personale)

Il senso di comunità è un potente agente di progresso della società che si pone a complemento del ruolo dell’individuo e delle istituzioni, ma perché le sue potenzialità possano svilupparsi occorre che esso venga promosso, anche attraverso nuove forme di relazione e di associazione. Occorre sperimentare seguendo un ciclo di tentativi ed errori che generi un solido processo di apprendimento.

Una volta che il processo di apprendimento è stato avviato, proprio grazie all’esperienza maturata da coloro che sono coinvolti, si sviluppano nuove capacità che, a loro volta, facilitano ulteriori progressi. Tra le capacità che si sviluppano, infatti, ci sono quella di creare consenso tra segmenti anche molto diversi della popolazione, di promuovere l’impegno su priorità condivise, di rafforzare la visione di un futuro comune e di intraprendere passi concreti per realizzarlo. Tutte queste capacità si sviluppano grazie al processo e, allo stesso tempo lo rafforzano, seguendo un ciclo virtuoso.

II. Un secondo elemento critico è l’integrazione dei segmenti emarginati della popolazione. La situazione attuale, caratterizzata da ingenti flussi migratori e dalla preoccupante diffusione di ideologie estremiste, ha reso chiaro per tutti il rischio di relegare intere popolazioni in stato di emarginazione e indigenza.

Per evitare questo rischio non è sufficiente arrivare ad un’integrazione di facciata. Servono azioni concrete che siano frutto di un processo decisionale che si avvalga dei talenti e delle capacità di una sezione il più ampia possibile della popolazione. Il contributo di chi rischia di essere escluso non deve essere solo valorizzato ma anche attivamente ricercato e preso in considerazione.

III. Un terzo elemento critico è proprio la necessità di adottare processi decisionali qualitativamente diversi da quelli impiegati fino ad ora. In particolare l’esperienza della comunità bahá’í suggerisce che i risultati più efficaci si ottengono quando il processo decisionale si trasforma in un impegno comune ad esplorare la realtà che sta alla base dell’oggetto della decisione, cioè in una ricerca collettiva di verità e comprensione comune, dove ognuno…

…esprima, in assoluta libertà, la propria opinione ed esponga il proprio argomento. Se qualcuno solleva obiezioni, nessuno deve sentirsi minimamente offeso, perché fin quando il tema non sia stato esaurientemente discusso, la via giusta non potrà essere rivelata. La luminosa scintilla della verità si sprigiona soltanto dallo scontro delle differenti opinioni. (‘Abdu’l-BaháAntologia 89)

In un contesto del genere le idee e i suggerimenti non appartengono a nessun individuo o entità. Piuttosto le proposte appartengono all’intero gruppo che si fa carico di decidere ed è il gruppo stesso che le adotta, le modifica o le scarta in modi che conducano alla conoscenza e al progresso.

In alcuni casi questo tipo di consultazione può essere intrapresa da un gruppo paritetico con lo scopo di raggiungere una decisione condivisa. In altri può essere il modo migliore per generare considerazioni e informazioni che approfondiscano la comprensione comune, sebbene la decisione finale resti in carico a coloro ai quali è stata conferita l’autorità formale.

In un caso o nell’altro l’impegno è quello che tutte le voci siano ascoltate e che la partecipazione sia massimizzata. La conseguenza di questo impegno è che i legami che uniscono i partecipanti si rafforzano.

Questo sistema di consultazione, inoltre, incoraggia tutti coloro che vi partecipano a impegnarsi per l’effettiva implementazione di ciò che viene deciso.

IV. Nell’esperienza della comunità bahá’í, nelle località in cui la popolazione ha raggiunto una profonda coesione sociale, si è visto che l’elemento chiave è stato il senso di uno scopo comune. Una visione condivisa del futuro aiuta ad armonizzare i diversi contributi in un unico movimento coerente verso mete condivise.

Quando il senso di uno scopo comune mette radici in un ampio insieme di individui e si arriva ad una più chiara comprensione di come azioni diverse possano rafforzarsi a vicenda, allora un numero crescente di persone sono in grado di trovare lo specifico contributo che esse sono in grado di dare. Si innesca quindi un processo grazie al quale segmenti sempre più ampi della popolazione si assumono la responsabilità attiva del proprio sviluppo materiale, sociale e spirituale. (Bahá’í International CommunityNew Patterns of Community Life in an Urbanizing World 7)

V. Un altro elemento chiave sono i valori, sia quelli individuali che quelli culturali. Quando ci sono valori condivisi questi suscitano impegno su temi comuni e creano legami al di là delle differenze di razza, nazionalità, lingua o altre caratteristiche, promuovendo solidarietà fra segmenti diversi della popolazione.

Al contrario quei valori che sostengono la superiorità di un gruppo su di un altro non possono che generare antagonismo e frammentazione sociale. Per fare un esempio attuale l’integrazione degli immigrati nelle comunità che li ospitano spesso fallisce non per mancanza di competenze o di risorse, ma perché i nuovi arrivati vengono visti come “altri” e trattati come tali. Perché un processo di integrazione possa avere successo in un contesto come quello attuale, multiculturale e in continua evoluzione, sono necessarie priorità condivise e una volontà comune.

VI. L’educazione è un altro strumento essenziale per creare centri abitati sani e prosperi. I giovani, indipendentemente dalla razza o dalla disponibilità di mezzi materiali, sono desiderosi di tradurre nella pratica i loro ideali e di apportare un contributo significativo allo sviluppo del genere umano.

Occorre, però, valutare attentamente quali siano gli atteggiamenti, le qualità e le capacità che l’educazione debba promuovere nelle future generazioni. L’esperienza della comunità bahá’í ha mostrato che, se si desidera che un maggior numero di persone dia il proprio contributo al miglioramento della società, allora l’educazione deve aiutare i giovani a riflettere seriamente sullo scopo delle loro vite e a scegliere con attenzione quali siano gli obiettivi per i quali valga la pena di impiegare i propri talenti.

In sintesi l’educazione deve: aiutare i giovani a identificare le forze che formano la società, metterli in grado di dare a questa un contributo costruttivo, promuovere la leadership etica, l’azione ispirata a principi elevati e il coraggio morale.

L’educazione della morale e della buona condotta è molto più importante dell’erudizione libresca. Un bambino puro, gradevole, di buon carattere e costumato anche – se è ignorante – è preferibile a un bambino rude, sporco, cattivo, eppure profondamente versato in tutte le scienze e le arti. La ragione è che il bambino che si comporta bene, anche se è ignorante, fa del bene agli altri, mentre il bambino cattivo e scostumato è corrotto e dannoso per gli altri, anche se è erudito. Ma se il bambino è addestrato in modo da essere sia colto sia buono, il risultato è luce su luce. (‘Abdu’l-BaháAntologia, p. 132, sez. 110)

VII. Quelli proposti dalla BIC sono principi ispiratori e non soluzioni immediate. Risolvere i problemi posti dal sempre più rapido processo di urbanizzazione per creare centri abitati sani e prosperi è un’impresa che richiederà molti anni e che verrà portata avanti in un gran numero di contesti locali.

Quando si opera a livello locale, però, il rischio è quello di trovarsi facilmente di fronte a un vicolo cieco dal quale difficilmente si esce se non si può usufruire delle esperienze maturate nel resto del mondo. Dunque sono necessarie strutture che consentano un flusso continuo di informazioni sia orizzontale, tra le varie località, sia verticale, tra i singoli centri abitati e le istituzioni, sia nazionali che internazionali.

Queste strutture devono dare la possibilità a chi lavora sul campo, a livello locale, di contribuire al processo di apprendimento globale e, allo stesso tempo, di trarne supporto.

È in questo modo di operare – cioè sviluppando le capacità di tutte le popolazioni mondiali di contribuire al bene comune e traendone, allo stesso tempo, vantaggio – che la Bahá’í International Community vede il più grande potenziale per raggiungere gli ambiziosi impegni proposti nella New Urban Agenda. (Bahá’í International CommunityNew Patterns of Community Life in an Urbanizing World 8)

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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