Se non posso immaginare gli argomenti che, con quel tipo di idee, quel personaggio porterebbe avanti allora significa che non sono pronta a scrivere, devo prima investigare quel punto di vista e cercare di comprenderlo.

di Maya Bohnhoff
Originale in inglese su bahaiteachings.org

Terza parte della serie: Le parole della fede

Pulpito del duomo di Siena

Nicola Pisano, pulpito del duomo di Siena, 1265/1268 – Foto di JoJan (CC BY-SA 3.0)

Secondo gli insegnamenti divini in questa gloriosa dispensazione non dobbiamo sminuire e chiamare ignorante nessuno dicendogli: «Tu non sai, ma io so». Al contrario, dobbiamo guardare agli altri con rispetto e quando ci sforziamo di spiegare o dimostrare qualcosa, dobbiamo parlare in atteggiamento di ricercatori della verità, dicendo: «Ecco, abbiamo questo davanti a noi. Cerchiamo di stabilire dove e in quale forma sia possibile trovare la verità».(‘Abdu’l-BaháAntologia 37)

bahá’í credono che il rispetto per le idee e il credo degli altri sia fondamentale per sviluppare relazioni umane positive. Se leggiamo un romanzo o guardiamo un film, ci aspettiamo questo tipo di rispetto e ci rendiamo conto di quanto sia determinante per l’efficacia di un’opera narrativa.

Quando si parla di religione, tutte le volte che uno scrittore ha una propria tesi da dimostrare, o un credo particolare da promuovere, è facile che calchi troppo la mano. In ambito letterario questo tipo di letteratura viene detta, spesso con tono poco lusinghiero, moralistica o didascalica, a indicare che queste opere hanno lo scopo, non sempre apertamente dichiarato, di condizionare l’opinione del lettore.

Lo scrittore determinato a dimostrare la correttezza di una certa idea, può dichiararla tale in modo diretto e senza mezzi termini. In saggistica questo suona come una predica e allora lo scrittore può, in alternativa, ricorrere al sarcasmo o alla parodia. Questo ha l’effetto di suscitare emozioni ma non invita il lettore al ragionamento. Inoltre, spesso, le dichiarazioni dirette non hanno dietro argomentazioni che le supportino e quindi risultano dogmatiche e, anche in questo caso, difficilmente il lettore si soffermerà a ragionarci sopra.

In narrativa le opere moralistiche finiscono spesso in qualche tipo di duello verbale. I personaggi non hanno veri e propri dialoghi ma piuttosto si scambiano sermoni e dissertazioni… e, come al solito, vince il “buono”.

Il lato peggiore dei sermoni in narrativa è che, mentre suonano molto bene al coro dei sostenitori, gli altri lettori, quasi sicuramente, chiuderanno il libro non appena si rendono conto che stanno subendo una predica. Questo ovviamente non era quello che si voleva ottenere. Lo scopo del linguaggio è quello di comunicare e alienare la persona a cui la comunicazione è diretta è controproducente. Detto in parole povere: se tu urli il tuo messaggio dal pulpito l’ascoltatore, molto semplicemente, si tapperà le orecchie. Quando si tratta di sostenere il proprio punto di vista più basso è il profilo meglio è.

Un testo, che ho esaminato durante un seminario, già in partenza dichiarava apertamente quello che l’autore sperava di dimostrare scrivendo quel libro. La storia era affetta da molti dei problemi tipici che si presentano quando lo scrittore ha una tesi precisa da dimostrare ma l’aspetto peggiore era la manipolazione dei personaggi. Un brano, ad esempio, descriveva un personaggio femminile completamente nudo nel bel mezzo di un affollatissimo aeroporto, mentre attendeva il proprio volo.

Ne chiesi il motivo all’autore sostenendo che quella situazione era, tra le altre cose, pericolosa, poco igienica e assai scomoda.

Mi rispose che voleva mostrare quanto il protagonista fosse sessualmente complessato e pieno di pregiudizi nei confronti dei seguaci di questo culto che andavano in giro nudi. Il dialogo tra questa signora nuda e il protagonista era più che altro un dibattito assai poco credibile, centrato sui complessi di quest’ultimo.

Suggerii all’autore di vestire il personaggio femminile in modo che potesse muoversi con più agio in mezzo alla gente tanto poi, quando il protagonista avrebbe scoperto che lei era un membro di questo culto, i suoi pregiudizi sarebbero stati comunque messi in discussione in quanto lei aveva sfidato le sue convinzioni su come sono “le persone come quelle”. Non ho più saputo se lo scrittore abbia poi preso in considerazione o meno, il mio suggerimento.

Nei miei romanzi, quando metto a confronto punti di vista differenti, in ambito religioso o filosofico, cerco di rappresentare onestamente il punto di vista delle due parti. Per fare questo cerco di immaginare quello che un personaggio, con un’opinione particolare, direbbe o farebbe se quella situazione fosse reale. Se non posso immaginare gli argomenti che, con quel tipo di idee, quel personaggio porterebbe avanti allora significa che non sono pronta a scrivere, devo prima investigare quel punto di vista e cercare di comprenderlo.

Sia che si tratti di narrativa, o di saggistica, sono molti gli autori di testi su temi religiosi che non seguono questo principio.

Perché no? Perché è più facile colpire un fantoccio di paglia piuttosto che un uomo vero.

Nello stesso modo, qualsiasi conversazione reale, che riguardi temi religiosi, per non essere banale, deve aprirsi al punto di vista altrui. Per capire veramente le proprie convinzioni occorre mettere da parte opinioni e pregiudizi e ascoltare con attenzione. Nella nostra cultura invece, specie quando parliamo di religione, abbiamo l’abitudine di parlarci l’uno sull’altro.

Dunque nel prossimo articolo di questa serie scopriremo il motivo per il quale i fantocci di paglia dovrebbero evitare chi porta con sé fiammiferi.

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Queste sono opinioni puramente personali e non rappresentano l’opinione della comunità bahá’í o di qualunque sua istituzione. Gli scritti bahá’í invitano ogni singolo ad una libera ed indipendente ricerca:

O FIGLIO DELLO SPIRITO!
Ai Miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me, e non trascurarla acciocché Io possa aver fiducia in te. Con il suo aiuto ti sarà possibile discernere coi tuoi occhi e non con gli occhi degli altri, e apprendere per cognizione tua e non con quella del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi. (Bahá’u’lláhParole Celate, Arabo, n.2)

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